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La Ferrovia Roma-Fiuggi-Frosinone

IL DECLINO E LA FINE DEL SERVIZIO EXTRAURBANO

     
  L'ammodernamento del parco rotabile  
     
  Nel 1954 iniziano i lavori di abbassamento del piano del ferro a Ponte Casilino ma non esistono previsioni attendibili sul proseguimento dal sottovia Prenestino alla stazione Termini, che si prevede di interrare in una galleria lunga 1,7 Km. Nello stesso anno riprende l'esercizio del treno rapido estivo Roma-Fiuggi. Le sorti della ferrovia sembrano buone anche se la gran parte dei due servizi, urbano ed extraurbano, continua ad affidarsi a materiale rotabile antiquato. L'ammodernamento del tracciato è subordinato a scelte urbanistiche che tardano a concretizzarsi, e per affrontare il problema della concorrenza delle autolinee private la STEFER non può far altro che puntare sulla qualità del servizio.

Sulla tratta urbana le motrici 200 del 1915 (predisposte dalle origini per il comando multiplo) sono state accoppiate due a due con una rimorchiata gruppo 080 intercalata; I cinque treni bidirezionali sono impiegati sulla relazione per Grotte Celoni ed evitano la perdita di tempo del salto della motrice da un lato all'altro del convoglio.

Dopo la prova non del tutto buona dei treni extraurbani bloccati - i cui difetti sono risolti nel giro di un paio d'anni - sul servizio extraurbano viene introdotta una storica innovazione. La Roma-Fiuggi-Alatri è la prima ferrovia in concessione italiana a mettere in circolazione dei moderni elettrotreni a potenza distribuita, che sono anche i primi a scartamento ridotto. Il progetto è delle Officine Stanga di Padova. I treni sono a tre casse unite dalla giostra Urbinati; coi quattro carrelli tutti motori presentano la caratteristica della totale aderenza, un requisito non da poco su una linea oltremodo accidentata e irta di curve di raggio anche oltremodo ristretto. Il nuovo materiale migliora notevolmente la qualità del servizio, riduce la percorrenza Roma-Fiuggi da 3 a 2,15 ore e aumenta la velocità commerciale da 25 a 34,5 Km/h ma la possibilità di scendere sotto le due ore di percorrenza rimane legata agli interventi sul tracciato.

Alle ovvie soggezioni dovute all'unico binario e alle numerose interferenze con la circolazione stradale i treni - a seconda della categoria - effettuano dalle 14 alle 18 fermate obbligatorie, a una distanza media di 4,3 Km per gli accelerati e di 5,6 Km per i diretti.

 
     
 


I primi due elettrotreni ripresi durante le corse di prova.
 
Il treno rapido alla stazione di Fiuggi. Una composizione extraurbana a Genazzano (rimorchiate Breda e Tabanelli)
Treni urbani a Centocelle (composizione di doppia motrice 200) piazza dei Mirti e Roma Laziali

 
     
  A incidere sul futuro della linea (e più in generale sull'intero sistema dei trasporti) è il dibattito in corso sul nuovo piano regolatore. La Commissione Tecnica Esecutiva promossa dal comune elabora nel 1953 un piano per la metropolitana che, nel caso della Roma-Fiuggi, torna a prendere in considerazione la variante da via Assisi a Torre Spaccata, un piano alternativo a quello che prevede l'interramento in galleria da ponte Casilino a piazza dei Cinquecento. Tra le due alternative si pone, nel frattempo, l'inizio dei lavori di sistemazione del piazzale di Porta Maggiore, dove al treno è riservata una delle tre luci del ricostruito sottovia Prenestino; il percorso del tutto separato viene ritenuto propedeutico alla costruzione della rampa che deve consentire alla linea di sottopassare Porta maggiore e via Giolitti. Tale sistemazione viene da più parti presa a pretesto per rinunciare alla spesa di costruzione della galleria terminale. La piena protezione della ferrovia da largo Alessi porta alla proposta di migliorare la regolamentazione degli incroci col traffico e le tranvie urbane in attesa del nuovo codice della strada e di installare una separazione in via Giolitti.

Nell'attesa delle decisioni della superiore autorità la STEFER prosegue nel programma di rinnovamento del parco rotabile. Approfittando dei contributi erogati per le Olimpiadi del 1960 vara un piano di ricostruzione di gran parte del materiale in treni bloccati urbani a due e tre elementi e pone l'ordine per altri sette elettrotreni extraurbani. La previsione di esercitare i due servizi con materiale ex novo o profondamente ristrutturato entro il 1960 non viene rispettata e solo nel 1962 la inea può dire addio al materiale più antiquato, escluso dalle ricostruzioni. Sull'extraurbano l'impiego esclusivo di materiale di recente costruzione porta ad una profonda ristrutturazione dell'orario che riduce a 2,15 ore il tempo di percorrenza Roma-Fiuggi.

 
     
 


Immagini ufficiali dei nuovi elettrotreni del 1962

I nuovi treni urbani nel 1959 (a sinistra) e nel 1960

Bloccati extraurbani ripresi a Palestrina, Cave e Porta Maggiore

 
     
  Un fuoco di paglia  
     
  A partire dal 1964 l'attenzione delle istituzioni si rivolge in via quasi esclusiva alla metro A. Il copione è lo stesso del periodo 1938-1941, quando la ferrovia E.42 spazzò via ogni altro progetto di ammodernamento del sistema ferroviario. L'illusione di completarla entro il 1970 e di aggiungere ulteriori linee entro il decennio successivo (un periodo che servirà invece a portare faticosamente a compimento il cantiere appena avviato) riduce l'attenzione alla Roma-Fiuggi-Alatri all'ordinaria manutenzione, e spesso nemmeno quella.

Lo stato di totale abbandono, con gli impianti che datano in gran parte alle origini della linea (si usano ancora rotaie del ridicolo peso di 27 kg/m), e l'impossibilità sempre più concreta di poter effettivamente ricostruire il tracciato, danno l'avvio a una nuova, e stavolta fatale, decadenza del servizio. Gli incidenti, mai mancati fin dalle origini della linea, si susseguono col passare degli anni e con l'aggravarsi dell'incuria, con sempre maggiore frequenza. A prescindere dalle responsabilità, ad essere messo sotto accusa è ovviamente il treno, contro cui sono sempre meno rari gli atti di vandalismo. Se, obiettivamente parlando, il servizio ferroviario è ormai insufficiente ed inutile per vetustà e la sua presenza lungo le strade dei centri abitati è ormai anacronistica e sempre più pericolosa (si pensi all'attraversamento di Cave e Fiuggi), si deve anche riconoscere che le proteste hanno poco o nulla a che fare col servizio. I boss delle autolinee private concorrenti sono infatti e notoriamente grandi elettori di famosi e importanti uomini politici, che hanno tutto l'interesse a svilire l'azienda pubblica e i suoi servizi.

 
     
 


Il treno nei centri abitati di Fiuggi e Cave
       
Il percorso sul Monte Scalambra tra Piglio e Acuto e a Genazzano

 
     
  Col passare del tempo gli attraversamenti a raso del binario si moltiplicano senza controllo e spesso sono costruiti abusivamente in terra battuta, senza accorgimenti che possano avitare i conflitti. Gli investimenti e gli incidenti iniziano a susseguirsi con una successione sempre più preoccupante, anche perché i passaggi a livello ufficiali non hanno impianti di segnalazione e tutto è affidato alla prudenza dei macchinisti, che li devono attraversare a passo d'uomo.

Dal 1970, quasi che col nuovo decennio il destino abbia deciso di accanirsi in modo particolare contro la nostra ferrovia, gli incidenti si moltiplicano. Ne diamo qui un elenco parziale, ricavato da notizie apparse sulla stampa:

  • 9 marzo 1970: l'elettromotrice 812 si scontra con un autocarro al passaggio a livello di Acuto;
  • 12 settembre 1970: una composizione imprecisata svia all'uscita della stazione di Palestrina, in direzione Roma, per un cedimento del binario;
  • 4 dicembre 1970: una piccola frana tra Piglio e Acuto interrompe il servizio per l'intera giornata;
  • 29 novembre 1971: un fulmine incendia e distrugge l'elettromotrice 803;
  • 10 marzo 1972: l'elettromotrice 813 si scontra con un automobile ad un attraversamento a raso costruito abusivamente;
  • 11 febbraio 1974: l'elettromotrice 801 si scontra ad Acuto con il locomotore 2 e ne esce con una semicassa distrutta;
  • 29 dicembre 1974: un treno bloccato si scontra con un furgone in corso Nuova Italia, a Fiuggi;
  • 3 settembre 1975: un treno bloccato si scontra con un automobile mentre attraversa la via Casilina da Zagarolo bivio verso Zagarolo città;
  • febbraio 1976: un pedone è urtato da un treno a Cave, poco prima della stazione;
  • 1976: l'elettromotrice 802 si scontra con un autocarro al passaggio a livello di Acuto, probabilmente per lo stesso motivo dell'incidente del 1970, e ne esce con una semicassa distrutta (la semicassa rimasta integra è unita a quella rimasta integra dell'801, che può quindi tornare a circolare);
  • giugno 1978: il dissesto del binario impone il limite di velocità di 20 km/h sulla tratta Serrone-Acuto e 25 km/h sulla Fiuggi-Alatri;
  • 22 gennaio 1978: una frana nei pressi di Cave divide la linea nei due tronchi Roma-Palestrina e Genazzano-Alatri, con la tratta interrotta sostituita da un autoservizio. Dopo circa sei mesi, durante i quali da molte parti si leva la richiesta di evitare ogni lavoro di ripristino e chiudere tutto, un lungo lavoro di riassestamento del corpo stradale consente la riattivazione della tratta il 22 giugno;
  • 6 settembre 1978: un fulmine abbatte un tratto di linea aerea presso Serrone nel momento in cui, nello stesso punto, sta transitando l'elettromotrice 811, che rimane danneggiata;
  • primavera 1979: dopo l'ennesimo incidente, questa volta con un automobile, il sindaco di Cave comunica all'ACOTRAL (subentrata alla STEFER dal 1976), che il Consiglio comunale ha espresso la volontà di far interdire il passaggio del treno all'interno della città;
  • agosto 1979: incidente tra un treno e un automobile al passaggio a livello di Gallicano, poco oltre la stazione di Colonna;
  • ottobre 1979: l'Ente Fiuggi chiede al comune termale l'interdizione del treno dalla città.

Sulla tratta urbana la mancanza di adeguate protezioni lungo il tracciato e di segnalazioni ai passaggi a livello provoca conflitti a non finire, che hanno come conseguenza - oltre a ripetuti del servizio - atti di violenza e vandalismo contro materiali e dipendenti dell'azienda. 

 
     
 

    
 

 
 

 
Sulla via Casilina senza protezioni

 
     
  La STEFER, pressata da più parti, fa sapere che non ha alcuna intenzione di chiudere la linea ed anzi nel 1975, dopo che un ispezione ministeriale ha imposto il limite di velocità massimo a 45 km/h (ciò che aumenta il tempo di percorrenza Roma-Fiuggi a 4,05 ore), provvede al rinnovo dell'armamento su gran parte del tracciato. Dal gennaio del 1976 ottiene l'autorizzazione a riportare il limite a 70 Km/h sulle tratte ricostruite. Nello stesso anno, però, la velocità massima è limitata a 35 km/h sulla tratta Fiuggi-Alatri. Quest'ultima parte della linea, a suo tempo riattivata solo per garantire un collegamento temporaneamente non assicurato dagli autobus e in assoluto la meno frequentata, già da molti anni è esercitata con un servizio a spola, cioè utilizzando una sola motrice che fa avanti e indietro con Fiuggi senza necessità di particolari accorgimenti. Rimasta esclusa da ogni lavoro per evidente inutilità, limitata a 25 Km7h per il dissesto del binario, l'ACOTRAL (subentrata alla STEFER dal 6 novembre 1976) ne sospende l'esercizio dal 1° luglio 1978.

Sul futuro del residuo servizio extraurbano il Ministero dei trasporti propone nel 1979 la soppressione della tratta Genazzano-Alatri e la ristrutturazione della Roma-Genazzano, alla quale è attribuita dallo stesso ministero una funzione di asse portante nella mobilità della futura area metropolitana di Roma. La regione Lazio, dal canto suo, insiste per la completa ristrutturazione dell'intera tratta Roma-Fiuggi, per un investimento complessivo di 75 miliardi di lire, chiedendo la definitiva soppressione della sola Fiuggi-Alatri già sospesa. L'ACOTRAL, in accordo e col sostegno economico della regione, prosegue il lavoro di ristrutturazione avviato nel 1975, procedendo a un quasi totale ricambio dell'armamento e all'ammodernamento di parte della palificazione, ma tra il 1979 e il 1980 la linea è praticamente interrotta tra Pantano Borghese e Genazzano per continui cedimenti del binario, frane e smottamenti, che portano a fermi del servizio anche prolungati.

Nel 1980, nel pieno dell'entusiasmo per l'attivazione della metropolitana A e il radioso futuro che si pensa di dare a questa modalità di esercizio, l'ACOTRAL fa sapere che per la Roma-Fiuggi "si prevede la trasformazione dell'intera tratta di penetrazione urbana in metropolitana di media capacità, con caratteristiche compatibili con quelle della tratta extraurbana (...). Per la tratta extraurbana l'obiettivo è quello di conseguire l'elevazione della velocità commerciale, con modifiche del tracciato, l'eliminazione degli attraversamenti a raso e vere e proprie varianti in alcuni punti (...) in questo quadro verrà soppressa la diramazione Centocelle-piazza dei Mirti, il cui traffico sarà assorbito dalle corse ATAC". Tra gli interventi previsti si segnalano il progetto di un nuovo deposito nella zona di Torrenova, il rinnovo dell'armamento tra Genazzano e Acuto, un completo risanamento della massicciata nella tratta extraurbana e il potenziamento del deposito di Genazzano. L'ACOTRAL, inoltre, delibera l'acquisto di sei nuovi elettrotreni per il servizio extraurbano (che giungeranno a servizio ormai chiuso) e dodici treni a tre elementi, tipo metropolitana leggera, per la tratta urbana, acquisto che non sarà in seguito perfezionato.

Tutti questi interventi dovrebbero essere avviati o completati entro il 1982. Il 17 marzo 1982 viene sospeso il servizio tra Genazzano e Fiuggi, ufficialmente per interventi di manutenzione sul tracciato. Nel dicembre dello stesso anno un'ennesima frana tra Genazzano e Cave limita il servizio ferroviario a quest'ultima città.

Mentre  si lavora alla riattivazione del servizio almeno fino a Genazzano, una commissione ministeriale effettua una seconda ispezione della linea, imponendo rallentamenti variabili tra i 50 e 15 km/h e il superamento degli attraversamenti a raso, anche abusivi, a 6 km/h, ovvero a passo d'uomo. In questa situazione il percorso al momento in esercizio fino a Cave allunga il tempo di percorrenza oltre le due ore. Nonostante qualche intervento in extremis, appare chiaro ormai che la linea è irrecuperabile, a meno che non si proceda a una sua completa ed onerosa ricostruzione su nuovo tracciato, con caratteristiche molto diverse. Trasportando meno di 600 persone al giorno, con una situazione economica allo sfascio più completo (35 miliardi di lire all'anno di spese d'esercizio contro meno di 100 milioni di ricavo) e numerose pressioni che ne invocano la chiusura, la scelta di cessare in via definitiva il servizio extraurbano è obbligata.

Dal 28 dicembre 1983 la linea è ufficialmente limitata a San Cesareo, ma per l'inagibilità del binario il servizio termina a Pantano Borghese. La tratta da quest'ultima località a San Cesareo è ufficialmente sospesa dal 17 marzo 1984. La situazione viene regolarizzata nel 1986. L'anno successivo (decreto ministeriale del 2 novembre 1987) l'intera tratta Pantano-Borghese-Alatri è definitivamente soppressa.

 
     
 


Ultimi tempi del servizio extraurbano: tra Zagarolo e Palestrina, a Serrone, in vista della tratta sul monte Scalambra, a Fiuggi centro

Ultimo giorno di servizio tra Cantocelle e piazza dei Mirti (14 febbraio 1982)

 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento: martedì 12 marzo 2024