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La storia del trasporto pubblico di Roma raccontata con passione e per passione. Sito fondato da Vittorio Formigari, online dal 1999

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Ricordi e nostalgia

A ROMA UN'ESTATE

     
 

di Giovanni Napolitano

 
     
 

AGOSTO 1974

 
     
 

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AGOSTO A OSTIA

Gli inizi di agosto coincisero con l'attentato neofascista al treno Italicus, partito da Roma e diretto a Monaco di Baviera il 3 agosto. Io ero partito in treno tre giorni dopo l’altro attentato di Brescia e questo non solo mi procurava preoccupazione ma anche una certa incredulità rispetto alla facilità con cui stavano avvenendo questi attentati

In quei primi di agosto si era resa necessaria una nuova organizzazione della mia famiglia e di quella di mio zio. Zia Lina si trasferì a Ostia nella casa di Piazza Agrippa per la degenza dopo l’operazione alla retina. Mia madre continuò a gestire il banco di fiori a Via Veneto. Mio zio continuò ad andare al mercato dei fiori di Via Trionfale la mattina presto, a stare a Via Veneto nel pomeriggio e prendersi un riposo la domenica pomeriggio. Mio padre con mio fratello continuarono a fare la spola tra Ostia e Via Veneto. Io continuai a fare consegne a tutto spiano la mattina e ad avere il pomeriggio libero per le mie passeggiate.

Si affacciò a Ostia la figura di una sorella di Zia Lina che si chiamava Marcella e che aveva al seguito una famiglia di tanti bizzarri personaggi. Marcella avrebbe assistito sua sorella dopo l’operazione liberando mia madre dalle incombenze dell’operazione di luglio. Marcella, che io chiamavo zia, era un personaggio estremamente colto, nata nello stesso anno di mio padre nel 1917, maritata a un signore pensionato del Mattatoio di Testaccio (L’Ammazzatora) con due figli Stefania ed Ernesto quasi coetanei di mio cugino Virgilio. In quel mese di agosto del 1974 avremmo assistito a una serie di commedie degne del genio di Eduardo De Filippo con i personaggi che esordivano nel terrazzo di Piazza Agrippa uno alla volta, avanti e indietro, il tutto in uno spettacolo teatrale gratuito.

 

ECCO A VOI I PROIETTI

Personaggi e interpreti: Marcella Proietti: mamma di Stefania ed Ernesto, di sinistra, romanista, moglie di un pensionato del mattatoio di Testaccio.

Ignazio Proietti: marito di Marcella grande lavoratore andato in pensione da poco dopo quarant’anni a Testaccio (laziale)

Ernesto Proietti: marito di Luciana sosia pazzesca della brunetta dei Ricchi e Poveri.

Ernesto e Luciana: genitori di Flavio di 7 anni e di Franca e Fiorella gemelle di 4 anni. Tutti laziali.

Stefania Proietti: figlia di Marcella e di Ignazio e madre di Elisa, separata da un signore di cui, pur spremendomi, non ricordo assolutamente il nome.

Questi personaggi in quell’ estate del ’74 frequentarono il terrazzo di Piazza Agrippa tra tintarelle, pranzi luculliani e grandi dormite sul dondolo. Una famiglia di laziali abitanti tutti nel rione Testaccio doveva essere una grande eccezione. Testaccio è un rione caratteristico del centro di Roma che aveva accolto nel suo Stadio con identico nome le prime partite della Roma nata nel 1927

 

TESTACCIO E LA ROMA

Zia Marcella mi raccontò una storia che spiega il motivo per cui lei fosse romanista in una famiglia biancazzurra.

Nel 1935 la Roma giocava al campo Testaccio ma il giovedì il campione Bernardini e Marcella passeggiavano per le strade del rione in tutta libertà. Il campione non poteva dedicarsi molto alla fidanzata in quanto la domenica doveva giocare. La Roma era una grande squadra che era nata da pochi anni ma era nata grande (Venditti docet). Bernardini non andò mai ai mondiali del ’34 e del ’38 contrariamente a suo fratello Ferraris IV. Pozzo disse che Bernardini fosse troppo bravo per essere capito dai suoi compagni.

Ebbene mia zia Marcella disse che la cosa fosse assolutamente vera. Pozzo vinse due mondiali ma perse la bellezza dei “piedi buoni”.

Fuffo Bernardini aveva giocato anche nella Lazio ma lo aveva fatto quando la Roma non esisteva ancora. In quegli anni la Roma arrivava sempre nei primi posti del campionato italiano arrivando sempre vicino allo scudetto.

Bernardini una volta lasciato il calcio giocato da allenatore vinse il campionato italiano con la Fiorentina (1956) e con il Bologna (1964). È evidente che chi vince uno scudetto con squadre che non siano Juve, Milan o Inter non può essere considerato solo fortunato.

In quell’ estate del ‘ 74 Bernardini fu chiamato ad allenare la nazionale italiana per un rilancio dopo il disastro in Germania. A Zia Marcella brillavano gli occhi e venivano sollecitati i ricordi e me li trasmise con i suoi racconti.

 

IL MATTATOIO E IGNAZIO

Il marito di Marcella Ignazio aveva lavorato per una vita intera al mattatoio di Testaccio. Il centro carni era stato trasferito qualche anno prima in zona Quarticciolo dove era nato uno dei più grandi centri di lavorazione carni in Europa.

Ignazio, che chiamavo zio, arrivò un pomeriggio nella terrazza di Ostia con un bustone che sembrava essere molto pesante.

“Ahò so’ stato stammatina al più grande macello d’Europa e vi ho portato ‘a Pajata “.

Scoprii quel giorno che esisteva una ricetta tipicamente romana chiamata “rigatoni cò la pajata” e un modo assolutamente unico per procurarsi la materia prima.

La “pagliata” consisteva nell’intestino di vitellino opportunamente ripulito di ciò che potesse essere inserito dentro.

La “pagliata” di Zio Ignazio consisteva nel primo rigurgito del vitellino da latte appena nato dalla mamma. Era un qualcosa di orrendo che un qualsiasi vegano o vegetariano e non solo considererebbe criminale. In sostanza nell’intestino era presente il primo latte del primo allattamento. Confesso che ne mangiai un pochino e devo dirvi che si trattava di un piatto spettacolare cucinato da Zia Marcella che aveva, giustamente, la fama di essere una grande cuoca.
   
  Data la sua grande importanza il mattatoio di Testaccio è sempre stato collegato da una linea tranviaria. Gli atti del Consiglio Comunale di Roma e i giornali dell'epoca parlano perfino di una diramazione della linea ferroviaria che ancora oggi esiste tra le stazioni Ostiense e Trastevere.

Il primo collegamento è stato istituito dalla Società Romana Tramways Omnibus, l'esercente esclusivo della rete dal 1886 al 1911. Nel 1903 fu costruita una breve diramazione dalla linea di via Marmorata per via Galvani, con un anello terminale nella piazza O. Giustiniani. La linea è un breve servizio navetta inzialmente distinto da una tabella con la dicitura del servizio speciale e nel 1908 è denominato 19. E' esercitata nei giorni e orari di apertura del mattatoio ma in data non accertata effettua servizio solo feriale da piazza Venezia.

Dal 1 gennaio 1920 l'esercizio passa passa all'azienda municipale (allora ATM, oggi ATAC). Con la riforma del 1930 viene sostituita da un tronco della non ancora attivata circolare rossa, denominato N26. Dal 22 aprile 1931, attivata la circolare, inizia il servizio della linea 26 da piazza Monte Savello, ridenominata 24 nel 1951.

[Nota del web-editor: Secondo gli atti ufficiali dell'azienda la diramazione di via Galvani è stata chiusa il 12 dicembre del 1951 ma nel 1958 gli impianti erano ancora percorribili. A testimoniarlo è una scena del film "I soliti ignoti", l'investimento di Cosimo che scappa dopo uno scippo, girata proprio a largo Giustiniani, nella quale si vede bene l'anello di ritorno. Le rotaie dell'anello di piazza Giustiniani sono rimaste in sito per molti anni. Erano ancora visibili nel 1976 (riprese nel film "Il trucido e lo sbirro") ma appaiono del tutto rimosse nel 1983, quando sul posto furono effettuate alcune riprese del film "Amarsi un po'"].

         
Gli impianti di testaccio ripresi nel film "Il mondo le condanna" nel 1952. Una vettura di Roma truccata con un ambientazione fiorentina.
Una vettura PCC nuova di fabbrica utilizzata su una tratta tranviaria non utilizzata ma ancora percorribile. Si vede la curva dell'anello

 
Binari ancora visibili nel 1976.

Per molti anni, oltre alle linee di via Marmorata, il mattatoio è stato collegato dalla linea 27, la ex celere I Casaletto-Termini, soppressa nel 1998 per essere sostituita dal 719 Rimessa Magliana-p.le dei Partigiani. Attualmente la struttura, che occupa una parte importante in iniziative culturali di ogni genere, è collegata dal 170 da Termini all’Eur, dal citato 719, dal 775 da Ostiense alla Portuense e il 781 da piazza Venezia alla Magliana.

 

ERNESTO E LE LUCI

Il figlio di Zia Marcella, Ernesto, lavorava nel campo cinematografico evidentemente con competenze elettricistiche in quanto un pomeriggio sorpresi mio padre e lui a discutere di cavi elettrici, prese, lampade e lampadine per l’illuminazione del terrazzo.

Mio padre aveva capito che quella casa era stata un affare non molto riuscito in quanto pagato una cifra spropositata rispetto ai lavori da fare.

Il pomeriggio successivo sulla 128 ci ritrovammo io, mio padre ed Ernesto a dirigersi verso il ferramenta di Ostia che, pur essendo molto fornito, non aveva alcuni relais che Ernesto aveva reclamato come necessari per l’impianto elettrico della casa.

Decidemmo di dirigerci verso il centro della capitale, zona Stazione Termini, dove c’era un ferramenta di primo livello dove mio padre ci aveva trascorso una vita alla ricerca di ricambi e utensili vari.

Era una spedizione veramente strana in compagnia di un “mezzo” parente nipote di Zia Lina e quindi cugino di mio cugino. In quell’ occasione percorremmo la Via del Mare che era la strada più breve per arrivare in centro.

Tra Lido di Ostia e Acilia, circa 10 chilometri, c’erano tre strade che correvano parallele via Ostiense, Viale dei Romagnoli e per l’appunto Via del Mare. Nel lato destro, andando verso il centro, correva anche la ferrovia Roma Lido con i convogli che si vedevano nitidamente dalla strada. Mi chiedevo perché non si potesse creare una strada come la Colombo con più corsie ne avrebbe guadagnato, pensavo, la sicurezza.
   
  Non esisteva un collegamento diretto di trasporto su gomma da Roma città a Ostia. C’era lo 04 in partenza dalla Stazione Lido centro per Acilia e il Villaggio Giuliano transitando lungo Viale dei Romagnoli. Dalla Stazione di Acilia c’era inoltre il collegamento con il vicino Villaggio Giuliano da parte della linea 03.

Dalla stazione di Acilia c’era un bus gestito dalla STEFER (altra anomalia che facevo fatica a comprendere) che collegava la Roma Lido con Casal Bernocchi, e lo 04 Barrato che la univa con il Villaggio San Francesco. La linea era nata un paio di anni prima con la denominazione L4 Barrato. Il Villaggio San Francesco era entrato nella notorietà grazie al film di Fellini “Le notti di Cabiria”, un agglomerato di casette lungo Viale dei Romagnoli oggi cresciuto in maniera considerevole.


Il capolinea degli autobus alla stazione di Acilia

Considerando che dello 08 si è gia detto possiamo aggiungere che, insieme all’aumento delle linee nella zona, rimangono attive con aumento delle zone toccate lo 03 , lo 04, lo 04 barrato e lo 08.

Dopo Acilia le strade parallele rimanevano la SS8 Via del Mare e la SS8bis Via Ostiense fino all’arrivo del ponte sotto Viale Marconi da dove rimaneva la sola Via Ostiense fino a Porta San Paolo.

Gli acquisti furono importanti e, soprattutto, fu reperito tutto il necessario per l’impianto elettrico della casa di Ostia. Mi feci lasciare a Termini in quanto il giorno dopo avrei dovuto riaffrontare le consegne dei primi giorni di agosto in una città ancora non del tutto svuotata dalle ferie.

 

QUARTIERE TRIESTE E NOMENTANO

Il giorno dopo arrivarono delle consegne per la zona del Quartiere Trieste, Nomentano e Monte Sacro.

In verità la prima consegna fu a Piazza delle Muse ai Monti Parioli dove effettivamente le consegne erano frequenti ma poi mi diressi verso Via Panama a ridosso della bellissima Villa Ada e al quartiere Trieste dove il traffico nel mese di agosto era fortemente limitato. Ancora una consegna in Piazza Bologna e poi in Viale delle Provincie.

In quel periodo, con quella calma, la mancanza di traffico e di pedoni spingeva alla contemplazione assoluta. Mi trovavo nel quartiere dove 14 anni prima ero nato. Il Policlinico Italia ancora fa sfoggio nei pressi di Via Livorno e chissà perché il mio fratello maggiore morto appena nato e il mio fratello minore che vive e lotta insieme a tutti noi siamo nati lì e proprio lì.

Forse perché la prima casa di Roma era ancora in Via Puglie nel Rione Ludovisi? (non troppo lontano). Forse perché i miei parenti non avevano grande considerazione nelle strutture pubbliche?

Non ho mai approfondito la questione con i miei e non ho risolto ancora il problema. La mia passione per i mezzi pubblici mi ha portato a chiedermi quale fosse il primo mezzo pubblico incontrato appena fui portato fuori dalla clinica: doveva essere la linea “E” (poi 61) che passava lì davanti.

 

IL CANALE NAVIGABILE, IL PONTE LEVATOIO E FIUMICINO

Mio zio Pietro nel mese di agosto raggiungeva Ostia solo il sabato sera o la domenica mattina e trascorreva la giornata al mare o in bicicletta o (una volta) a passeggio con me a Fiumicino dopo aver lavorato sodo per tutta la settimana. Dormiva al Flaminio, andava al mercato e poi si dirigeva al banco dove mia madre aveva già aperto. Nella prima domenica di agosto, alla chiusura, io e mio zio ci dirigemmo insieme alla volta di Ostia mentre mia madre si diresse con mio fratello a casa al Flaminio. Mio zio sulla metro si abbandonò a una serie di racconti sulle sue passeggiate in bicicletta nei dintorni di Roma principalmente negli anni ’30. “Na vorta so’ ito su pe’ Marcellina” (la traduzione è: quella volta ho imboccato la salita che conduce all’abitato di Marcellina). Erano racconti affascinanti del periodo eroico della bicicletta ancora prima del dualismo fra Bartali e Coppi.

Arrivati a Ostia e dopo aver mangiato in fretta decidemmo di fare una mini gita a Fiumicino. Prendemmo lo 05 e alla Stazione del Lido lo 02. Era forse la seconda o terza volta che raggiungevo la frazione di Roma, ci ero passato in motorino e, forse, in macchina qualche tempo prima. Mi colpì il ponte levatoio sul canale navigabile che dal Tevere arriva al porto della cittadina. Lo 02 faceva capolinea in Via Torre Clementina accanto alla banchina dove erano presenti dei rivenditori improvvisati di pesce. Facemmo una passeggiata sulla banchina mentre dicevo a mio zio che papà avrebbe sicuramente riconosciuto il pesce fresco. Avanti e indietro sulla banchina finché riprendemmo lo 02 per il ritorno. Anche qui mio zio non parlò e il viaggio durava una ventina di minuti. Chissà a cosa pensava.

 

LE LAMPARE, LE GEMELLE, IL FRATELLINO ED ELISA

Mia zia Lina non amava andare in spiaggia anche perché forse pensava che la cosa avrebbe ritardato il suo recupero visivo. Ma insieme alla sorella Marcella amava accompagnare i nipotini Franca, Fiorella e Flavio e, quando c’era, anche mio fratello Fabio, allo stabilimento dove era stato affittato un casotto per tutta la stagione. Il casotto consentiva di cambiarsi e di prepararsi per prendere il sole sulla battigia. Le gemelle avevano a quattro anni un vocabolario estremamente variegato. Ogni 10 parole che le gemelle pronunciavano 6 erano parolacce. “Tacci Tua, Tacci Tua, Tacci tua e scemo”. Pronunciavano la sequenza all’unisono e incredibilmente in sequenza perfetta. Era questo il loro cavallo di battaglia. Zia Marcella aveva accusato Zio Ignazio di aver insegnato alle gemelle il grosso delle parolacce (credo che avesse ragione).

Flavio, rispetto alle gemelle, scandiva in maniera perfetta le parolacce (Tacci tua diventava Mortacci tua).

Alle lampare si affittavano per una gita al largo dei pattini (da non confondersi con pedalò) che dovevano essere trainati con remi.

Una volta, un pomeriggio, capitò che affittassimo mio padre e io un pattino. Arrivò la figlia di Stefania e nipote di Marcella che si chiamava Elisa che fu invitata a salire sul pattino. Era la più grande tra le nipoti di Ignazio e Marcella.

Credo che io, grazie anche agli insegnamenti di mio padre nell’arte della pagaia, abbia fatto un effetto incredibile nei confronti della nipote del cugino di mio cugino. Uscii con le pagaie andando verso l’esterno della spiaggetta vogando in avanti. Una volta uscito in mare aperto feci una giravolta con le pagaie a 180 gradi iniziando a vogare in direzione contraria a quello che vedevo, vogando in senso professionale.

Dall’ altezza delle Lampare arrivammo, vogando verso sud, all’altezza dello stabilimento Lido più o meno al centro di Ostia. Ricordo che si sentiva anche a grande distanza il successo di Drupi “Così piccola e fragile” che ci accompagnò avanti e indietro sulla gita sul pattino.

Il rientro alle Lampare avvenne dopo circa due ore di navigazione. Arrivato all’altezza dello stabilimento feci una manovra degna del più grande fra i vogatori di Ostia. Avanzai con le pagaie arrivando sulla spiaggia dello stabilimento in perfetta sicurezza. Sembrava che avessi portato in banchina una nave da crociera nel porto di Brindisi. Mio padre era molto soddisfatto della manovra che avevo fatto. Elisa mi guardò e scappò verso l’ombrellone che i suoi nonni avevano nello stabilimento.

 

IL DONDOLO E LE VESPE

Un giorno Luciana moglie di Ernesto gridò: le vespe, le vespe. Effettivamente un numero impressionante di insetti dotati di pungiglioni si stavano alzando dalla parte bassa del dondolo per dirigersi verso il centro del terrazzo. Era più o meno l’ora di pranzo e io ero arrivato da poco proveniente da Roma e mi resi conto che il pranzo con le solite 8 o 10 persone sul terrazzo sarebbe saltato. A quel pranzo avrebbero dovuto partecipare Zia Lina, Zia Marcella, Luciana i suoi tre pargoli, Zio Ignazio, Il marito separato di Stefania e il sottoscritto. Mancavano quindi mio padre che era a Roma ed Ernesto che era al lavoro. Giuro che se alla fine del racconto ricordassi il nome di quel signore papà di Elisa e marito di Stefania provvederò ad aggiornare la post-fazione. Per comodità d’ora in poi provvederò a chiamarlo “il genitore”. Si decise di utilizzare la presenza del “genitore” e della sua auto per andare in cerca di un qualche prodotto che potesse far fronte all’emergenza sopravvenuta. Il nido era rimasto nascosto forse perché le vespe si alzavano in volo la mattina presto e si ritiravano nel tardo pomeriggio avendo cura di non farsi notare. “Il genitore” si diresse coraggiosamente verso il dondolo e constatò che il nido fosse preoccupantemente grande. All’ unanimità si decise che io dovessi accompagnare il “genitore” ad acquistare un qualche prodotto che avrebbe eliminato il nido. Zio Ignazio conosceva l’indirizzo di un vivaio che si trovava in zona Ostia Levante. Salimmo sulla Mercedes nera del genitore di Elisa che mi confidò: “Dobbiamo far presto perché più tardi arriva mi’ moje e non mi va di incontrarla “. Fu allora che mi resi conto che i due non si incontravano mai nel terrazzo di casa Agrippa: quando l’uno sapeva che ci fosse l’altra, opportunamente, non si presentava e viceversa.

Insomma, mi sembrò di capire che il genitore di Elisa utilizzava quello spazio in Ostia per incontrare la figlia.

Arrivammo al vivaio e spiegato agli addetti la questione acquistammo tre prodotti spray che avrebbero risolto sicuramente il problema. Al ritorno saliti al quinto piano scoprimmo che c’era anche Stefania con Elisa. La cosa, incredibilmente, non sembrò turbare il “genitore” che si appostò al centro del terrazzo mentre tutti gli altri erano rintanati in casa. Decisi che lo avrei sostenuto e mi appostai a debita distanza dal dondolo ovvero dal nido.

“Dobbiamo aspettare le ore serali e poi dobbiamo spruzzare il prodotto verso il nido.”

Mi disse che, secondo le istruzioni, nelle ore serali gli insetti non avrebbero avuto scampo in quanto indebolite dalla mancanza del caldo.

Passate un paio d’ore si presentò la scena seguente visibile dai terrazzi di tutta la piazza. Tre pistoleri armati (genitore, Zio Ignazio e Me) tre spray al centro del terrazzo, un pubblico composto da mamme nonne e frugoli dietro di loro e un dondolo all’estremo con le vespe di fronte ai tre dello spray.

La raffica di spray partì all’unisono e immediatamente si videro un numero spropositato di insetti che fuoriuscirono dal nido e si infransero al suolo. Erano decine e devo dire che provai un po' di tristezza per quello che avevamo fatto.

Da dietro le tremende gemelle gridarono all’ unisono “tacci vostra, tacci vostra, tacci vostra, sceme!” facendo conoscere al mondo di essere padrone del concetto di singolare e plurale.

“il genitore” che, come Ernesto, lavorava nel cinema mi confidò che aveva appena assistito alla riedizione della scena del triello nel “Buono, il brutto e il cattivo” solo che i tre pistoleri si erano coalizzati contro le vespe cattive.

Quella sera stessa si unì alla cena anche zio Pietro che era venuto in quanto il giorno dopo (domenica) avrebbe preso la bici per un’escursione nei dintorni.

 

IL MONTE DEL GALLO

Il giorno dopo, alle 7 di mattina, presi lo 05 al capolinea e dopo circa 12 minuti arrivai a Lido Centro dove alle 7 e 20 presi un convoglio della metro diretto a Termini. All’epoca alcune stazioni venivano saltate il che consentiva di compiere il tragitto tra Lido Centro e Termini in circa 35/40 minuti. Dopo aver preso il 39 al capolinea alle 8 e 10 ero a Via Veneto.

  Dopo cinquant’anni i tempi di percorrenza sullo stesso percorso sono addirittura più dilatati. Nonostante ci siano delle proposte per ripristinare il percorso diretto tra Termini e il Lido nulla si muove. Sono state avanzate proposte di unificare la linea B1, che da Jonio si incrocia con la linea B alla stazione di Bologna, con la linea per il Lido in modo da avere nuovamente una ferrovia diretta tra la città e il proprio lido ma non ci sono novità in proposito.

Quel giorno feci un’unica consegna in Via Monte del Gallo una zona di Roma vicinissima a San Pietro. È una zona signorile con vista sul Gianicolo e sulla sottostante ferrovia.

  Nel 1953 nacque la linea celere “P” da Piazza Risorgimento a Monte del Gallo , una linea estremamente breve che però risolveva il problema della salita di Monte del Gallo alquanto dura. Nel 1965 divenne linea 34 con capolinea a Piazza Risorgimento e con gli anni prolungata a Piazza Cavour. Ancora oggi esiste e mantiene un percorso molto breve tra Via Paola, Monte del Gallo e ritorno, viene esercitata con i mezzi più piccoli di ATAC da 9 posti visto le difficoltà di transito in zona.


La celere P in via Porta Angelica e la ordinaria 34 in piazza Cavour

Quel pomeriggio, dopo aver chiuso il banco, tutta la famiglia (madre, padre, figlio e figlio) si diresse verso Ostia in una delle occasioni in cui ci si ritrovava insieme sulla 128. Il traffico sulla Via del Mare all’ora di pranzo di domenica non era un granché e quindi arrivammo in Piazza Agrippa in tempi ragionevoli. La sera a cena c’era un numero da record di partecipanti tanto che alcuni tra i più eroici decisero di dormire sul dondolo o, comunque, sul terrazzo ormai senza vespe.

 

UN GIRO IN BICICLETTA E L'ENTROTERRA

La Mattina dopo la 128 di papà aveva tra i passeggeri il sottoscritto, mia madre e mio zio Pietro che ricominciavano la propria settimana di lavoro. Mio fratello era rimasto a Ostia insieme ai pargoli ed Elisa tanto è vero che il terrazzo di Piazza Agrippa si apprestava a essere una succursale di un centro estivo di babies.

Durante il viaggio per Roma chiesi a mio zio di poter prendere, qualche volta, la bicicletta per andare in giro nei dintorni di Ostia. La risposta fu affermativa e a questo punto i veicoli che mi consentivano di andare a fare passeggiate per Roma aumentarono di un’unità. Dopo i piedi, gli autobus, il motorino ci fu l’aggiunta della bicicletta. Ne avrei approfittato quello stesso lunedì pomeriggio.

La mattina feci consegne solo in zona Via Veneto e Termini e mini-addobbi per il pranzo all’Hotel Ambasciatori.

Alle 13.00 ero già in viaggio per Ostia e alle 14.30 avevo portato la bicicletta da corsa di mio zio al piano terra con una manovra che prevedeva l’uso in sicurezza dell’ascensore.

Da tenere presente che la circoscrizione di Ostia è tutta fortemente pianeggiante e quindi questo favoriva la mia passeggiata non avendo un fisico da scalatore (ero alto e pesante).

Mi diressi sul lungomare fino a Piazzale Cristoforo Colombo e poi sterzai per il Viale di Castel Porziano che si inoltrava in una delle più belle pinete italiane con un verde strabiliante e molto fitto. Dopo il Piazzale del Cinghiale si entrava nel quartiere dell’Infernetto immerso nel verde con tanti bei villini. Si attraversava la Via Cristoforo Colombo e si entrava in Casal Palocco (lo abbiamo già conosciuto) e poi si arriva al Villaggio Giuliano ed eravamo arrivati ad Acilia. Da Acilia per vie traverse a Casal Bernocchi e Vitinia.

Mi ero spinto per una quindicina di chilometri verso Roma che per un quindicenne (a luglio avevo compiuto gli anni) non era poco. Al ritorno sfruttai le mie conoscenze della Via Romagnoli, che era la via più breve per ritornare a Ostia. Probabilmente rischiai la vita in quanto il rispetto per i ciclisti allora (come oggi) non esisteva.

  Per andare da Ostia all’ Infernetto si prendeva lo 06 che passava per le vie interne di Ostia Levante e poi, nel periodo estivo, deviava sul lungomare. La frequenza non era altissima ma era rinforzata dalla linea 07, che era la vera linea estiva di Ostia Levante. Con il tempo la linea 07, come 07 barrato ha avuto prolungamenti verso la spiaggia libera di Castel Porziano e poi , addirittura, al Villaggio Tognazzi e Torvaianica.

Esiste una linea 070 che da Colombo arriva all’Eur Fermi colmando, almeno dalla parte della Colombo, un collegamento diretto tra il Lido e la città.

A Vitinia c’era la linea 09 nata nel 1964 come linea V, una linea molto breve all’interno di uno degli agglomerati che avrebbe dovuto, insieme ad altri insediamenti, unire Roma al mare.


La linea 09 a Vitinia

Come è noto lo sviluppo di Roma verso il mare avvenne così come lo sviluppo di Roma verso oriente (lo SDO). In realtà come scrive Insolera lo sviluppo di Roma è statu attuato a “macchia d’olio” senza tener conto della programmazione dei vari piani regolatori.

 

SANTA CORNELIA

Una mattina di quell’incredibile mese di agosto mi ritrovai a fare una consegna a Roma Nord, anzi a Roma Nord che più Nord non si può. Dovevo portare un mazzo di fiori in Via Santa Cornelia, presso una villa che si trovava in una zona (come si diceva allora) non ancora urbanizzata, nel senso che mancavano strade, collegamenti stradali, servizi di trasporto pubblico e via dicendo. Ero arrivato in una zona in cui l’Atac non era ancora arrivata.

  Occorre dire che oltre la STEFER, maggiore competitor di ATAC, esisteva a Roma anche la Società Romana Ferrovie Nord,, detta popolarmente Roma Nord, che aveva gestito la ferrovia che da Piazzale Flaminio arriva a Viterbo come società privata fino al 1970, passando poi alla proprietà della STEFER.

La Roma Nord gestiva alcuni autoservizi urbani che sempre da Piazzale Flaminio arrivavano in zona Labaro, Prima Porta, La Giustiniana e Cimitero Prima porta.

Gli autobus passavano in Via Flaminia, dinanzi la scuola Guido Alessi, senza fermarsi (anche se era prevista la fermata) per arrivare dinanzi al capolinea della ferrovia Roma Nord a Piazzale Flaminio. Io vedevo qualche bus Fiat 410 con una tabella con la scritta “Montebello”, “La Giustiniana” .

   
Autobus della Roma Nord: al centro e a destra  esemplari unici a Roma: un Fiat 409 e un Fiat 410 nel parco ATAC

Così come ho espresso la mia contrarietà nella gestione dei collegamenti STEFER non posso esimermi da considerare disastrosa la gestione della Roma Nord, che almeno, a ridosso del centro trasportavano poche persone.

Avevo capito che esisteva un collegamento per il cimitero di Prima Porta (Montebello) e per la borgata in Via della Giustiniana, da non confondersi con quella presente sulla Via Cassia. C’erano sicuramente dei servizi locali a Labaro e Prima Porta gestiti dalla Roma Nord che sicuramente avevano un’utenza limitata.

Anticipo che rispetto agli avvenimenti del 1974, quando il controllo della Roma Nord era passato alla STEFER, la maggior parte della crisi del trasporto pubblico sarebbe stata risolta entro il 1976.

 

VITA ALLO STABILIMENTO

L’ organizzatore della vita allo stabilimento delle Lampare era sicuramente Zio Ignazio. Accompagnava le gemelle con amorevole trasporto fino alla battigia, le assisteva nel loro bagnetto vicino la riva pronto a intervenire in caso di pericolo. Il fratello maggiore (si fa per dire) non perdeva occasione per provocare problemi al nonno in quanto si spingeva ben oltre le onde marine fino a spingersi al punto in cui non si toccava. Zia Marcella giungeva qualche mezz’ora dopo e aggrediva in maniera plateale il proprio coniuge per non aver protetto il bagno del pargolo Flavio.

Poi arrivavano Stefania e la figlia Elisa che mostrava di essere un corpo estraneo al resto della famiglia nel senso che si estraniava rimanendo ferma con le mani che avvolgevano le proprie gambe pensierosa. La ragazzina aveva 12 anni ma forse era confermato il fatto che le ragazze avevano una marcia in più rispetto alla maturazione dei maschi.

In rappresentanza della mia famiglia e di quella di Zio Pietro arrivavano mio fratello e Zia Lina (come detto non molto amante della spiaggia) che rimaneva in zona ombra con degli occhiali da sole neri che non capivo come facessero a farle vedere il panorama. Mio fratello che tredicenne mostrava di avere un futuro da Latin Lover spesso invitava Elisa a uno scambio di lanci al racchettone. La mattinata passava tra le immancabili voglie dei piccoli (nonna vojo er gelato, nonno vojo er ghiacciolo) e poi si faceva ritorno alla casa per il pranzo.

Nel pomeriggio la carovana ripeteva il trasferimento sulla spiaggia con l’unica variante del “genitore” che accompagnava la figlia Elisa (senza Stefania). Spesso anche mio fratello rimaneva a casa dove mio padre era spesso impegnato a continuare i lavori.

  Sul lungomare dinanzi “Le Lampare” passava lo 01 che dalla stazione Lido raggiungeva l’Idroscalo e con corse deviate Piazza Gasparri (molto frequenti). La piazza era il centro di un quartiere che con il tempo si sarebbe fatto conoscere per questioni non proprio esempio di legalità.


Lo 01 a piazza Gasparri

 

LE LINEE AUTOBUS DI OSTIA E DINTORNI

  Nel 1933, nelle more di un grandioso piano per l'istituzione del quartiere marittimo di Roma, l'ATAG subentra alla SEFI (la società che gestisce la ferrovia Roma-Ostia) e alla SITA con una rete autobus che collega tutta la zona. Le linee - contraddistinte dalla lettera L di Lido e con le tabelle scritte in colore azzurro - fanno capo o transitano per la stazione Marina di Ostia, il primo capolinea ferroviario compreso tra le vie Ostiense, Lucio Lepidio e Vincenzo Vannutelli.

La linea “LF” (Lido-Fiumicino) che dalla stazione andava a Fiumicino (di questa tratta si parla anche in altro capitolo)

La linea “LI” (Lido-Idroscalo) che dalla stazione andava all’Idroscalo e una “LI barrato” che si fermava dopo breve percorso sul lungomare.

La linea “LO” (locale) da Piazza della Marina a Lungomare L. Catulo

La linea “LP” (Lido-Pineta) dalla stazione a Castel Fusano

Tale rete si estese per tutti gli anni ’30,’40 e parte dei ’50. con naturale difficoltà durante il periodo bellico e con opportuni adattamenti al tracciato ferroviario prolungato fino a Cristoforo Colombo.

    
Autobus Lido-Fiumicino e Lido-Pineta nel periodo della guerra

Nel ’43 la gestione della rete passò dall’ ATAG alla Società Autoservizi Marzano che la tenne fino al 1964. Si sta parlando di una parte della città di Roma che negli anni ha avuto una espansione in termini di abitanti e abitazioni che continua anche se in maniera più contenuta ai giorni nostri. I numeri di linee e le frequenze aumentarono in maniere esponenziale negli anni e decenni successivi.

Nel 1956, pressata dai disservizi del privato, l'ATAC è costretta a riattivare parte delle linee della prima rete del 1933, tutte dalla nuova Stazione del Lido verso l’Idroscalo, Fiumicino e Castel Fusano. LI, LF E LP sono ridenominate L1, L2 e L6 sempre con le tabelle scritte in azzurro, ma l'esercizio viene ben presto sospeso per un ricorso legale del concessionario.

   
Autobus Marzano a Ostia. Una L2 del servizio provvisorio

Nella prima metà degli anni ‘60, dopo il definitivo ritorno della rete locale all'ATAC, si aggiunsero le linee L3 dalla Stazione di Acilia al Villaggio Giuliano, L4 da Lido Centro al Villaggio Giuliano, L5 interna alle due zone del quartiere ponente e levante e L7 dal Lido Centro a Piazzale Amerigo Vespucci.

[Nota del web-editor: la linea 07 era esercitata sul tratto terminale della Roma-Lido a causa di una delle tante regole legate alle concessioni d'inizio secolo: tra Lido Centro e Cristoforo Colombo sulla Roma-Ostia si poteva soltanto scendere e lo 07 copriva il tratto urbano che non poteva essere esercitato da una ferrovia in concessione all'industria privata (diventata pubblica tra il 1933 e il 1941 ma formalmente extraurbana.

Se la cosa può apparire strana si può ricordare che a Fiumicino, sull'autolinea Roma-Fiumicino paese, si poteva solo salire se l'autobus era diretto a Roma, solo scendere se proveniente dalla capitale, essendo riservato il servizio urbano alla linea ATAC 02]

Nacque anche una linea particolare circolare in Ostia a servizio degli studenti del Lido, chiamata “Giro scuole”.

Agli inizi degli anni ’70 nacquero l’L7 barrato (poi 07 barrato, 07 e 07 Mare) una linea che ancora oggi collega la stazione Cristoforo Colombo con le spiagge di Castel di Porziano, e in seguito Campo Ascolano.

 
Stazione Lido Centro con autobus dell'Atac; lo 07 barrato, la linea estiva del mare

Tra il 1971 e il 1972 nacquero l’L4 barrato e l’L8.

Finalmente nel 1972 il nuovo criterio di denominazione delle linee raggiunse anche quelle di Ostia. Si mise lo 0 al posto della L mentre il “Giro scuole” divenne 010. Nacque anche lo 05 barrato che copriva i nuovi insediamenti nord di Ostia ponente e Ostia Levante. Nel 1975 furono istituite le corse con deviazione ad AXA dello 08 che si alternavano con quelle ordinarie che transitavano per Via Macchia Saponara.

Dalla fine degli anni ’70 l’Atac iniziò a potenziare i collegamenti di Fiumicino.

Nacque la linea 012 dalla Stazione del Lido alla zona Faro di Fiumicino. Tale linea ebbe una durata relativamente breve in quanto si fuse con lo 02.

Per i mesi estivi c’era lo 018, con il quale dalla stazione di Fiumicino si poteva arrivare al lungomare e poi al Faro

Nel 1981 nacque lo 020 da Fiumicino alla Stazione di Maccarese con corse deviate a Fregene. Tre anni dopo ci fu lo 021 che da Maccarese arrivava a Passo Oscuro.

Nel 1983 nacque lo 013 che collegava Acilia con Casal Bernocchi. Era una linea ex STEFER, passata all'ATAC e denominata 771 nel 1976, quando la regione Lazio e il comune di Roma risolsero una delle questioni che più mi avevano assillato negli ultimi anni: perché delle linee urbane erano gestite come fossero extraurbane e viceversa? Si parlerà in maniera approfondita in apposito capitolo.

Gli anni ’90 furono un buon periodo per lo sviluppo della rete urbana di Roma e della tredicesima circoscrizione. Nel 1991 nacque lo 012 che interessava la zona nord di Acilia. Nel 1993 nacque da una costola dello 06 la linea 062 per il lungomare che oggi continua a esistere collegando nel periodo estivo le spiagge di Ostia Levante con quelle di Ponente fino al Porto di Roma. Nacque anche da altra costola la linea 061 per Torvaianica e che oggi non esiste più grazie alla semplificazione della numerazione, essendo stata sostituita dalla linea 07 (ex 07 barrato) che oggi va da Cristoforo Colombo a Campo Ascolano. Nel’94 ci fu lo 016 in zona Acilia sud.

  
Linee di Ostia: 04, 05, 013

Nel 1991 gli abitanti di Fiumicino decisero tramite un referendum di diventare comune autonomo. Gli amministratori locali pensarono di provvedere in proprio ai servizi di trasporto. Nel 1996 l'ATAC disattiva definitivamente le linee 02, 020 e 021. La linea 023, che dalla rimessa ATAC Magliana collegava la stazione di Maccarese, viene limitata a Malagrotta.

Il collegamento con Ostia passò all’Acotral, che in seguito istituì le corse per l’Aeroporto di Fiumicino. Il passaggio di queste tratte alla Regione liberò risorse per la nascita dello 011 in zona Ostia Antica. Il 1996 risolse un’altra anomalia grazie alla nascita del 709 che da Eur Fermi raggiungeva Casal Palocco. il 709 subentrava al collegamento gestito dall’Acotral.

Nacque anche il collegamento ATAC oggi denominato 070 (ex corse deviate della linea 709), che dall’Eur Fermi giunge in Piazzale Cristoforo Colombo a Ostia.

Nel 1999 le linee prolungate all’Idroscalo e Casal Palocco dello 05 divennero rispettivamente 015 e 014.

Ancora gli anni 2000 videro la nascita di ulteriori collegamenti: 016 da Monti San Paolo a Casal Palocco,  018 da Ostia Antica a Fosso del Dragoncello, 065 da Acilia all’Infernetto, 063 Acilia sud

Nel 2022 si risolse una mancanza e cioè un collegamento tra Eur e Acilia tramite la Via Ostiense. Nacque la linea 712 da zona Eur Fermi ad Acilia lungo la Via Ostiense riunendo le stazioni di Tor di Valle e Vitinia della metro per Ostia.

In realtà esisteva una linea gestita dall’ATAC che definirei fantasma. La sua esistenza nella prima metà degli anni ’70 appare negli elenchi di linee della Guida Monaci e negli stradari della Lozzi ma non ho trovato testimonianza in studiosi della trasportistica romana, anche eminenti. Il collegamento partiva da Piazza Monte Savello e transitava per la Via Ostiense, Via di Acilia, Infernetto fino ad arrivare alla Tenuta di Castel Porziano lato sud, dove era ed è presente una cancellata che impedisce l’accesso. Di questa linea non si ha più notizia dalla riforma dei trasporti del 1976.


L'unica foto conosciuta della linea Roma-Castelporziano

Per chiudere il capitolo dobbiamo ricordare la soppressione (nel 2022) di una linea che durante il periodo estivo andava da Acilia a Campo Ascolano (zona Torvaianica ovest) e cioè lo 068. Era stata istituita nel 2017 ma non ebbe un grande successo.

 

LONDRA AL FLAMINIO

Una mattina di quell’inizio del mese di agosto del 1974 andai a fare una consegna al Flaminio, praticamente a due passi da casa. L’indirizzo corrispondeva a una stradina privata che aveva un ingresso da Viale del Vignola e uno da Via Flaminia. Era una stradina che conoscevo bene perché spesso la percorrevo da piccolo con mia madre per andare alla chiesa di Santa Croce in Via Guido Reni, non per la messa ma per andare a vedere un film nella vicina arena. Anche con Zia Lina spesso ci passavo per andare in maniera più rapida nei negozi che si affacciavano su Via Flaminia. Allora questa stradina pur avendo da entrambi gli ingressi un cancello aveva le porticine sempre aperte per cui si tollerava il passaggio dei pedoni locali senza particolare difficoltà.

Eravamo nella “Piccola Londra” cioè un modo di dire che non mi risulta che fosse diffuso allora. Chissà chi ha chiamato per primo la stradina in questo modo. Certamente il nome ha contribuito alla notorietà della stradina ma ha anche fatto in modo che oggi chi volesse transitarvi troverà i cancelli sempre chiusi evidentemente per tutelare la tranquillità dei residenti. Spesso negli anni ho riconosciuto questa stradina in film, fiction, spot pubblicitari passati in tv e Al cinema. Ricordo una fiction in cui il protagonista accompagna in motorino una sua amica dal Castello Sforzesco di Milano fino a casa sua nella Piccola Londra spacciata, quindi, per essere nel capoluogo lombardo.

Occorre dire che al quartiere Flaminio non mancano zone particolari gradevoli per passeggiarvi (purtroppo non sempre fruibili). Se nella Piccola Londra abbiamo la tipica visione di un angolo della capitale britannica grazie ai villini bassi, alle scalette dinanzi le porte d’ingresso e i giardinetti intorno, nelle vicinanze abbiamo un’altra stradina che ha un nome: Via Bernardo Celentano , via simile alla piccola Londra e caratterizzata dalla presenza dell’hotel Villa Glori.

A poca distanza su Viale del Vignola abbiamo a destra Villa Flaminia purtroppo in area privata, che nel periodo narrato era la sede del Collegio S. Giuseppe. A sinistra del viale abbiamo Villa Riccio in area condominiale, comunque, con i cancelletti aperti e quindi percorribile.

In quell’ agosto del ’74, dopo aver consegnato le rose e aver ricevuto una mancia (il Flaminio non ha mai tradito), mi presi la libertà di tornare in Via Veneto passando per i Parioli attraverso Piazza Euclide dove continua ad esserci una stazione sotterranea della ferrovia Roma Civita Castellana Viterbo.

  La ferrovia era nata nel 1933 al posto di una tranvia che in origine partiva dal da Piazza della Libertà, attivata fino a Civita Castellana nel 1906 e fino a Viterbo nel 1912. Nacque come ferrovia a binario unico e per molti anni continuò ad essere esercitata con tempi di percorrenza estremamente elevati. La ferrovia, la cui gestione faceva capo alla Edison attraverso la controllata Società Romana Ferrovie Nord, non ebbe migliorie significative fino al 1958, quando l'apertura della stazione di Piazza Euclide (14 gennaio 1958) portò al raddoppio da piazzale Flaminio a Prima Porta.

L’ingresso della stazione è situato sotto un grande edificio in via Filippo Civinini, preesistente ai lavori. Secondo parte della stampa dell'epoca la Roma Nord, col beneplacito del ministero dei trasporti, voleva attuare una rete metropolitana alternativa ai progetti ufficiali della STEFER e del Comune attraverso successivi tronchi che dalla nuova stazione avrebbero collegato La Batteria Nomentana, Monte Mario e Termini.

In previsione di una trasformazione in metropolitana (linea F), giunsero con gli anni delle migliorie come l’intero doppio binario fino a Montebello e l’ingresso a raso sui convogli tranne nella stazione di partenza di Piazzale Flaminio. Ai giorni nostri la ferrovia, ancora in attesa di definitiva trasformazione in metro, è sottoposta da tempo a una serie di migliorie come la nuova stazione Flaminio e il raddoppio fino a Morlupo.


L'ingresso della stazione di piazza Euclide

IL COMPLEANNO DI ZIO PIETRO

Mio zio Pietro compiva gli anni l’otto di agosto (cioè tre settimane dopo circa il mio compleanno quando avevo compiuto 15 anni) e ogni anno invitava i propri cari al ristorante. Zio Pietro a Ostia conosceva un ristorante al centro in Piazza Giuliano della Rovere. Era un ristorante a base di pesce dove i proprietari Vincenzo e Ruggero avevano un’amicizia di lunga data con mio zio.

Quell’ anno le persone invitate furono parecchie in quanto oltre alla mia famiglia e a quella di zio Pietro c’erano anche i componenti della famiglia di Marcella e Ignazio. Quindici persone in totale, praticamente tutti i frequentatori del terrazzo di Piazza Agrippa tranne “il genitore”.

La piazza si trovava sul percorso delle linee 06 e 07, e quindi dalla veranda del ristorante si potevano vedere i passaggi dei bus che avevano in media la frequenza di 15 minuti.

Quell‘ anno il compleanno cadeva di giovedì e quindi mio zio aveva chiesto aiuto per tenere aperta l’attività di Via Veneto nel pomeriggio a un suo amico del mercato di fiori che spesso lo aiutava in alcune incombenze particolari come nella preparazione di funerali o addobbi per cerimonie varie. Per questo già da mezzogiorno la 128 di mio padre poté partire a pieno carico da Via Veneto a bordo zio Pietro. mamma, mio fratello e me. Tutti gli altri ci aspettavano vicini al ristorante per cui alle tredici già si era tutti in tavola in veranda con vista sulla piazza (io ovviamente mi ero piazzato in maniera tale da vedere il passaggio dei mezzi pubblici pronto con taccuino e penna per l’annotazione delle matricole).

Ci mettemmo a tavola alle tredici e ci rialzammo dopo quattr’ore. Posso fornire con certezza i tempi dopo più di cinquant’anni non per una fenomenale memoria ma perché ho sottomano taccuino con le note dei bus passati in quel lasso di tempo. Ci furono esattamente 16 passaggi che per una media di 15 minuti fanno esattamente quattr’ore (in verità avevo segnato anche l’ora dei singoli passaggi). Nessuno si accorse di quello che facevo con il mio taccuino o comunque nessuno se ne preoccupò. Solo una delle gemelle venne a chiedermi cosa stessi facendo: “scrivo le targhe delle macchine” risposi …. Chissà perché.

Le portate furono quattro o cinque (più la torta) e ci fu un discreto scorrere di vino bianco. In questi casi con il passare del tempo i discorsi si fanno sempre più numerosi e sempre più nostalgici. Zio Pietro parlò più di tutti con un 50 per cento almeno di discorsi sulla bicicletta e il restante sui fiori. Zio Ignazio si abbandonò a ricordi di quando lavorava al mattatoio. Zia Lina ricordò i suoi trascorsi di modella presso un atelier di Via Veneto. Zia Marcella parlò della scuola (ci teneva a far sapere di aver frequentato il classico). Ernesto parlò di tutte le dive che aveva conosciuto (parlò solo di attrici). Luciana più che raccontare commentò tutti i racconti degli altri. Stefania purtroppo ci intristì tutti con le sue vicende sentimentali. Mia madre tenne decisamente banco con i ricordi di quando era piccola ai castelli. Mio padre parlò poco e tutti i minori di 18 anni me compreso si abbandonarono alle loro attività preferite: le gemelle e Flavio a giocare e dire parolacce, Elisa a pensare e contemplare e scambiare qualche parola con la mamma, io a guardare sulla piazza e mio fratello a stare zitto tentando di colpire Elisa con la nascita di una figura nuova: “Il maledetto tredicenne silenzioso”.

Ci fu anche il momento dei regali che furono mono tema nel senso che furono tutte inerenti con la passione della bicicletta (magliette, guanti, pantaloncini) tranne un cappello che mio zio non sembrò gradire visto che non gliel’ho mai visto indosso.

A un certo punto Ernesto si assentò e dopo dieci minuti si presentò con una bellissima bicicletta, anzi con la bicicletta di mio zio come nuova e fiammante visto che era stata restaurata e di originale sembrava esserci solo il telaio (che non era poco). Era una Bianchi professionale che nuova sarebbe costata quanto una Fiat 500 e che restaurata (pare con pezzi originali) non molto meno. Doveva essere un’idea di Zia Lina evidentemente con un contributo di tutti i parenti.

Mio zio non disse una parola, si alzò la toccò la squadrò e si mise in sella per provarla. Mezz’ora dopo la tavolata si sciolse e io mio padre e mia madre ritornammo a Roma, mio zio tornò a casa (Piazza Agrippa) in bicicletta e gli altri, compreso mio fratello, si avviarono sulle auto di Ernesto e Stefania sempre verso il terrazzo.

 

IL VILLAGGIO OLIMPICO

Il giorno dopo il pranzo al ristorante si aprivano i seguenti scenari:

Zio Pietro prendeva lo 05 alle cinque e trenta del mattino e alle cinque e 45 il treno per porta San Paolo e poi alle sei e venti circa il 23 fino al Mercato dei fiori al Trionfale dove arrivava alle sei e quarantacinque. Alle 7.30 si recava alla fermata dell’8 e alle otto e dieci era al banco.

A Ostia 11 persone facevano su e giù con “Le Lampare”.

Da Viale del Vignola alle sette partivamo papà, mamma e io e alle sette e venti aprivamo il banco di fiori. Quella mattina, molto presto arrivò un’ordinazione di fiori per il Villaggio Olimpico. Decidemmo di fare la consegna con la 128 in quanto insieme ai fiori c’era anche un cesto di frutta (non era infrequente regalare frutta insieme ai fiori). L’indirizzo era in Via Svezia un luogo che mi rimandava alla scuola Guido Alessi. In Via Svezia abitava la prima maestra che ebbi in prima e in seconda elementare. Oltre la famiglia sono importanti per la crescita di un ragazzino anche gli insegnamenti della scuola. Credo di essere stato fortunato in quanto questa maestra che si chiamava “Fiore” ha inciso in maniera decisiva nella mia maturazione culturale.

In quell’agosto ci trovavamo in quartiere di Roma spopolato dalle ferie quando queste duravano per un mese intero. Ebbene quel giorno mio padre prese una decisione incredibile. Mi avrebbe fatto guidare la 128! In realtà fin dalla tenera età di 12 anni avevo guidato la 500 a Brindisi. Non in braccio ma accanto al guidatore, nel senso che mio padre una volta imboccata la Strada della Torretta lasciava il volante a me seduto accanto fino a casa in Piazza Mommsen al rione Paradiso.

Ad agosto del ’74 la città era vuota nel vero senso della parola. Le ferie dei romani e degli italiani allora duravano per settimane intere lasciando vuote le città con le scritte come “riapriamo il primo settembre” oppure “In ferie dal primo al trentuno agosto”. Eravamo in Viale della diciassettesima olimpiade una via estremamente larga nel cuore del Villaggio Olimpico. A quindici anni ero alto di gran lunga oltre il metro e ottanta per cui non era un problema l’arrivare ai pedali.

Partii con una sicurezza incredibile e misi la seconda al momento giusto, poi arrivati quasi alla fine del viale misi la freccia a sinistra per ripercorrere in senso inverso la strada. Quando stavamo per arrivare quasi all’altezza del Coni in Viale Tiziano mio padre lanciò un grido (in silenzio) dicendo “La polizia, la polizia”. Effettivamente aveva intravisto una volante dall’altro lato della strada in senso contrario. Accostai immediatamente mettendo correttamente la freccia a destra (eravamo solo noi e la volante a 50 metri di distanza) e quindi non successe nulla. Mio padre ha sempre avuto un profondo rispetto delle regole ma evidentemente la prematura predisposizione del figlio per la guida aveva preso il sopravvento.

  Il Villaggio Olimpico nacque per ospitare gli atleti della Olimpiade del 1960 in un’area che ospitava lo Stadio della Rondinella come campo di calcio e cinodromo (poi trasferito a Ponte Marconi) nonché l’Ippodromo di Villa Glori (esattamente nell’area dove oggi sorge l’Auditorium). Il Villaggio Olimpico ha sempre avuto un legame importante con il quartiere Flaminio anche se appartenente secondo la toponomastica al quartiere PARIOLI. L'idea venne proposta dall'INCIS (Istituto nazionale per le case degli impiegati statali). Invece di costruire strutture provvisorie, col doppio costo della costruzione e della demolizione, si decise di ospitare le squadre olimpiche in moderne palazzine che in seguito, terminate le Olimpiadi, lo stesso INCIS avrebbe assegnato agli impiegati dello stato tramite regolari concorsi.

La sua costruzione consentì di sgomberare il cosiddetto Campo Parioli, una baraccopoli di sinistrati rimasta li dal tempo della guerra.

Il Villaggio Olimpico ha sempre avuto un legame importante con il quartiere Flaminio anche se appartiene, secondo la toponomastica, al quartiere Parioli. Nel ’74 al Villaggio Olimpico facevano capolinea le linee 3 e 53 e in Viale Pietro de Coubertain transitava il 39. Attualmente in zona oltre al 910 e il 168 (Farnesina-st. Tiburtina, ex collegamento speciale per il ministero degli esteri) continuano a transitare il 53 e il 982 con capolinea in Viale della diciassettesima Olimpiade.

Il 982 venne istituito nel 1962 come linea celere “N” e con percorso estremamente breve tra Piazza Pasquale Paoli e Via Piccolomini. Dalla metà degli anni ’60, come tutte le altre linee celeri, la lettera dell’alfabeto divenne un numero e nella fattispecie 42. Con gli anni la linea si è sviluppata verso Prati e il Villaggio Olimpico a Nord e verso Monteverde Vecchio a sud. E’ una linea estremamente particolare, lunga e con frequenza inadeguata.

       
Le linee 53 e 982

 

ALTRO GIRO IN BICICLETTA VERSO FIUMICINO E FREGENE

Era la prima volta che prendevo la bicicletta di Zio Pietro dopo il restauro. Decisi di dirigermi verso l’Isola Sacra percorrendo da Piazza Agrippa prima le nuove strade di Ostia come Viale Vasco De Gama e poi Via delle Baleniere la strada commerciale di Ostia.

Presi la Via Ostiense in quanto la Via del Mare era una strada (in teoria) percorribile solo da autovetture, poi all’altezza di Ostia Antica presi la strada per Fiumicino, quindi superato il Tevere imboccai la strada parallela di Via Della Scafa.

In pratica seguivo il percorso dello 02 nella zona di Isola Sacra. Arrivai al punto in cui si attraversava il canale navigabile di Fiumicino e quindi si passa sopra il ponte levatoio.

Dal ponte mi diressi verso nord nel Viale Coccia di morto una strada che corre parallela all’area dell’Aeroporto di Fiumicino. La strada costeggia l’abitato di Focene e poi svolta a destra verso le zone rurali di Maccarese. Le strade che percorrevo in bicicletta costeggiavano casolari su terreni interamente pianeggianti. Arrivato all’incrocio con Viale della Pineta di Fregene svoltai a sinistra verso l’abitato di Fregene fino al piccolo lungomare della località.

  Fino al 1996 gli abitanti di Fregene e Maccarese erano parte integrante del Comune di Roma ma nonostante questo non esisteva un collegamento diretto tra le due località e il centro di Roma gestito dall’ Atac. Nonostante l'attuale comune di Fiumicino fosse la XIV circoscrizione di Roma il servizio diretto è stato per decenni esercitato da linee extraurbane affidate a privati. Le ultime società sono  state la S.A.R.O. (Società Autolinee Roma Ovest, controllata dalla Aeroporti di Roma) che gestiva le linee per l'Aeroporto dalla stazione Termini e Fiumicino paese da piazza Belli, e la S.A.R. (Società Autolinee Roma) per Fregene, Focene, Maccarese, in partenza da via Carlo Felice.

Dopo un periodo transitorio affidato alla STEFER (1973-1976) tutte le linee sono gestite dall'Acotral e dal 1980 (apertura della metro A) viene attivato il grande capolinea di via Lepanto, da dove partono le linee per il litorale nord, capolinea che dal 2000 viene spostato a Cornelia col prolungamento della metro A a Battistini.

 
Autobus della Società Autolinee Roma Ovest

 

LA RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI A ROMA NEL 1976

Al momento della narrazione dei fatti (1974) non potevo sapere che meno di due anni dopo ci sarebbe stata una rivoluzione nelle aziende che gestivano il trasporto a Roma e nel Lazio.

  SI è già detto che l’ATAC aveva riassunto il controllo delle linee di Ostia nel ’64 e che l’ATAC aveva incorporato una serie di linee che operavano in zona Roma Est, gestite dall’ ATAR (Azienda Trasporti Automobilistici Roma).

La Società Romana Ferrovie Nord (rilevata dalla STEFER nel 1970) gestiva tre linee che da Piazzale Flaminio andavano a Labaro, Via della Giustiniana e a Montebello, e tre linee locali con partenza dalle stazioni della Roma Nord.

Nel 1973 ricordo una linea che partiva da Piazza Risorgimento e arrivava a Valle Aurelia, gestita dalla società “Bezziccheri & Fattori”, poi rilevata dall’ATAC e denominata 51. Era esercitata con minibus. E' esistita inoltre una linea che da Fidene conduceva a piazza Vescovìo, gestita dalla Società Autolinee Periferia Est. Un'altra linea era gestita dalla SIRA (Societa Italiana Risanamento Agricolo), da corso Sempione alla zona del grande quartiere che ha preso il nome dagli ingegneri Pier Carlo e Achille Talenti, suoi promotori.


La linea per Valle Aurelia nel primo dopoguerra, esercitata con un autocarro Opel blitz modificato da via Leone IV

Tutte queste imprese operavano in base a una concessione che impediva al servizio pubblico di sovrapporsi. Questo era evidente all'interno di Centocelle, dove oltre ai tram ATAC e ai treni della STEFER, già attivi quando inizia la concessione dell'ATAR, fino al 1968 non sono esistiti servizi automobilistici delle imprese pubbliche.

La STEFER gestiva le linee Appio (A1, A2, A3), Casilino (C1, C1 rosso, C2, C3, C4, C5, C6, C7) e Tuscolano (T1, T2, T3, T3 rosso, T4), le due linee tranviarie Termini Cinecittà, Termini Capannelle, la ferrovia Roma-Fiuggi col servizio urbano, la Metropolitana per Laurentina, la ferrovia per Ostia.

Ma c’è da dire che anche ATAC gestiva delle linee extraurbane. Da Via Gaeta nei pressi di Termini partiva il collegamento verso Tivoli attraverso Via Tiburtina (autolinea assunta dal 1931 in sostituzione di una tranvia a vapore). Nel 1964, col fallimento della Società per la Ferrovia Mandela-Subiaco, assume le concessioni per l'autolinea Roma-Tivoli che percorreva le vie Prenestina, Polense e Maremmana, il servizio urbano di Tivoli ed altre linee per Carsoli, Arsoli e Vallepietra. Gran parte di questa rete fu poi affidata alla autoservizi Zeppieri.

Nell’ aprile del 1976 ci fu il passaggio epocale delle linee urbane della STEFER all’ ATAC e delle linee extraurbane dall’ATAC alla STEFER secondo lo schema seguente:

Le linee da C1 a C7 divennero ATAC 151 (soppressa dopo pochi mesi), 152, 153, 154, 155, 156, 157 e 158 (questa ultima al posto di una linea senza numero dalla Staz. Di Torrenova a Via di Carcaricola).

Le linee da A1 ad A3 divennero 161 e 162. La linea A3, di tipologia extraurbana con percorso fino a Ciampino, rimase alla STEFER e passò all'Acotral.

Le linee da T1 a T4 divennero da 511 a 515 inoltre una linea T5 nata da poco divenne 551 dalla Via stazione di Ciampino a Piazza di Cinecittà.

Il collegamento da Acilia a Casal Bernocchi divenne 771 (da non confondersi col 771 attuale).

I collegamenti speciali per Capannelle e Tor di Valle ebbero la seguente denominazione:

Da Piazza Fiume e Piazzale Flaminio a Capannelle 060 e 061

Da Piazza Fiume, Piazzale Flaminio, Piazza Risorgimento e Piazzale Valfiorita a Tor di Valle 071 ,072, 073, 074.


Autolinee urbane della STEFER

 
Autobus e linee ex STEFER


Le linee ex STEFER ed ex Roma Nord; due immagini della linea 105, sostitutiva delle linee di via Casilina

Le 6 linee della Società Romana Ferrovie Nord per Labaro, Via della Giustiniana e Montebello divennero 202, 203 ,204, le linee locali 302, 303 ,304.

Dalle precedenti gestioni passarono all’ATAC 165 mezzi in cattive condizioni meccaniche (ex STEFER) e una quindicina di mezzi in stato ancora peggiore (ex Roma-Nord). Soprattutto questi ultimi io li vedevo spesso in transito su Via Flaminia verso Piazzale Flaminio e spesso ci salivo sopra quando le linee 202 .203 ,204 erano diventate fruibili mentre aspettavo il bus su Via Flaminia. Mi colpiva la frammentazione dei modelli della ex-SFRN, che evidentemente aveva acquisito di seconda o terza mano gran parte dei mezzi. Mi colpiva la presenza di un solo Fiat 409 carrozzato Pistoiesi reimmatricolato dall’ATAC con numero 9065. A Brindisi su 20 bus ben 6 erano dei Fiat 409 e rappresentavano il massimo dei bus con guida a marce automatiche.

[Nota del web-editor: la SRFN aveva un piccolo gruppo di Lancia 703 comprati nuovi di fabbrica, in buone condizioni, che furono venduti all'AMTAB di Bari prima del passaggio delle consegne]

Le linee extraurbane per Tivoli e San Vittorino e il servizio urbano di Tivoli passarono in via provvisoria alla STEFER fino al 6 novembre, quando inizia l'attività dell'Acotral.

Ebbi notizia di questi provvedimenti tramite “Il Messaggero” mentre frequentavo il Primo Liceo (terzo anno del classico) a Brindisi

 

CASALETTO, MONTEVERDE, PAPA' E LA PIANTINA DELL'APPARTAMENTO

Eravamo in pieno agosto ma nonostante il calo agostano dei clienti non mancavano i fiori da portare in giro per Roma.

Si era sparsa la voce che mio padre fosse una persona dalle mani d’oro in quanto a lavoretti di casa. Mio cugino Virgilio e famiglia erano in quell’ agosto in ferie in Toscana (per questo non aveva partecipato alla festa di compleanno del padre). Mio padre aveva avuto l’incarico (anzi la preghiera) di verificare un problema idraulico nella casa di Monteverde Nuovo e per questo aveva avuto da Zia Lina le chiavi dell’abitazione in questione.

Una volta, approfittando della consegna di un notevole mazzo di rose in Via del Casaletto, ci recammo verso quella bellissima strada parallela della più ampia Viale dei Colli Portuensi. La strada va da Villa Doria Pamphili a Via Portuense e nel 1974 era servita da minibus del 144 che da Via Giacinto Carini a Monteverde Vecchio arrivava a Via Portuense.

  Per questa zona possiamo partire da prima della riforma tranviaria del 1930. Due anni prima, nel 1928, fu istituita una linea denominata 208, da Viale Glorioso fino a Via del Casaletto all’incrocio con Via di Monteverde. Il capolinea fu quasi subito arretrato a Porta San Pancrazio e poi dopo il 1930 la linea prese il numero 231. Nel 1951, dopo la soppressione durante la guerra, divenne 144, e come tale fu esercitata fino al 1997.

In tale anno venne unificata con la linea 41, ex celere G (Gianicolo o Gianicolense), che da via Giacinto Carini percorreva la passeggiata del Gianicolo fino a via Paola. Da questa unione nacque la linea unica 870, che da Via Paola attraverso il Gianicolo, Monteverde Vecchio e Via del Casaletto arriva a via del Trullo.

  
Le linee 144 e 41

[Nota del web-editor: quello del 144 alla Parrocchietta è stato uno degli ultimi capilinea romani con manovra a retromarcia per mancanza di spazio. Per questa ragione, assieme al 228 a via delle Vigne, continuò ad essere esercitato per molti anni con il fattorino a bordo, che aveva la mansione di sorvegliare la manovra].

Trovammo senza problemi posto su Viale dei Colli Portuensi, complice il periodo estivo. Entrammo nell’elegante condominio che sfoggiava palazzine da sogno. Il botteghino del portiere era stranamente sguarnito e questo mi lasciò in profonda prostrazione in quanto pensai che se fossi arrivato con un mazzo di fiori non avrei saputo a chi rivolgermi. Arrivammo alla scala dove c’era l’appartamento di mio cugino e saliti al primo piano entrammo nel bellissimo appartamento.

Mio padre si diresse verso la cucina dove c’era il problema idraulico da controllare (credo che fosse un problema ai rubinetti del lavabo) mentre io mi dirigevo nel salone estremamente grande dell’appartamento. Il mio compito era quello di prendere le misure dal salone in quanto mio cugino avrebbe dovuto rinnovare i mobili della sala. Ogni volta che mi si chiedeva di prendere le misure di una qualsiasi area mi veniva in mente quello che avevo imparato qualche anno prima quando frequentavo la terza elementare alla Guido Alessi dove c’era un maestro che si chiamava “Cappelloni” e che aveva insegnato ai suoi alunni i segreti del mestiere di Geometra.

Mi piaceva prendere le misure di una qualsiasi superficie e poi riportare in scala su carta la piantina. Non solo presi le misure del salone ma lo feci per tutta la casa appuntando nel mio mitico taccuino tutte le misure possibili e immaginabili comprese le misure degli elettrodomestici presenti dei mobili in stanza da letto comprese le misure dei cuscini nonché le misure dei sanitari del bagno e della cucina senza aver trascurato le misure del terrazzo di cui la casa disponeva.

La sera stessa in Viale del Vignola, munito di matite fogli squadre e grande tavolino del tinello riportai in scala 1:100 l’intero appartamento.

 

I GIOCHI A OSTIA

Un pomeriggio da Ostia tre figure di ragazzi partirono dal quinto piano di una palazzina di Via Delle Triremi e attraverso l’ascensore scesero coraggiosamente al pianterreno. Il dilemma che si posero era se prendere lo 05 per il centro di Ostia o andare a piedi lungo Corso Duca di Genova verso la sala giochi situata nei pressi del Park di Viale Cardinal Ginnasi. Decisero di farsela a piedi anche perché lungo il tragitto c’era un rivenditore di libri e fumetti usati che aveva sempre riscosso in noi un certo successo.

Elisa, Fabio e Vanni (in ordine rigorosamente alfabetico) si rimisero in viaggio a piedi verso Piazzale della Posta e Viale della Marina dove era presente una sala giochi estremamente fornita. Il grosso dei giochi era costituito da flipper e giochi elettronici antesignani dei video giochi degli anni ’80.

Non mancavano i giochi tradizionali come biliardino e tavolino per Ping-pong nonché il preferito dai tre ragazzi che si chiamava “Air Hockey” ma non lo sapevano. Il gioco consisteva nello sfidarsi armati di maniglia su tavolo ad aria compressa e scambio di disco uno di fronte all’altro con l’obiettivo di fare goal cioè di spedire il disco nella fessura posta sotto il giocatore. Eravamo tutti e tre abbastanza bravi e si sentivano i colpi uno dopo l’altro delle maniglie contro il disco che a velocità supersonica andava da una parte all’altra. Elisa sembrava avere una marcia in più e quindi vinse le sfide incrociate che ci furono. Non mancarono le sfide al flipper e qui non ce n’era per nessuno.

Vanni trionfò anche grazie agli allenamenti effettuati presso il Bar Ausonia di Brindisi dove spesso il papà lo portava a giocare al flipper interno che aveva gli special facili.

Nel Ping-pong la vittoria arrise a Fabio che aveva dalla sua un rovescio con la racchetta degna di un grande campione. Esisteva anche il Ping-pong videogioco che non riscosse tra noi un grande successo.

Ci recammo poi al vicino Park dove era presente una piccola pista di Kart che fu monopolizzata da noi tre per almeno un’ora. Qui non ci fu storia. Ero l’unico che avesse guidato una vera automobile e quindi vinsi la gara (quattro giri) che oppose noi tre e un altro ragazzino. Erano le otto e quindi dovevamo tornare a casa in quanto si sarebbe cenato alle otto e trenta in punto. Prendemmo lo 05 alla fermata vicina. Nel breve tragitto tutto in rettilineo si passava più o meno a metà strada dinanzi il deposito ATAC presso cui venivano ricoverati i mezzi delle linee del Lido e dintorni.

  Il deposito di Corso Duca di Genova era su un’area abbastanza contenuta tanto è vero che all’interno ci sarebbero potuti stare non più di 23/25 autobus di cui 4/5 piccoli. Nel 1974 a Ostia erano presenti un numero limitato di autobus dell’ATAC in quanto le linee presenti non avevano una frequenza paragonabile con quelle del centro di Roma. Le cifre che seguono non sono tratte da una fonte precisa ma sono il risultato di avvistamenti, osservazioni e appostamenti del sottoscritto.

Non sono cifre verificate al 100%100 ma son vicinissime alla realtà. Nel conteggio non si tiene conto delle corse scolastiche o speciali come lo 010 giro scuole.

Lo 01 aveva 2/3 vetture con una frequenza media di 20/30 minuti considerando i due percorsi per Idroscalo e Piazza Gasparri.

Lo 02 aveva 2 vetture, frequenza di circa 30 minuti.

Lo 03 aveva 1 o 2 vetture, frequenza di circa 30 minuti.

Lo 04 aveva 2 vetture, frequenza di circa 30 minuti.

Lo 04 Barrato aveva 1 minibus, frequenza 30/40 minuti.

Lo 05 aveva 2 vetture frequenza di circa 30 minuti.

Lo 05 Barrato aveva 2 autobus, frequenza di circa 30 minuti.

Lo 06 aveva 2 autobus, frequenza di 30/40 minuti.

Lo 07 aveva 2 autobus, frequenza di circa 30 minuti.

Lo 07 Barrato aveva 1 o 2 autobus, frequenza di 20/30 minuti.

Lo 08 aveva 2 minibus, frequenza di circa 30 minuti.

Lo 09 aveva 1 minibus, frequenza di circa 20/30 minuti.

 
La linea 02 Ostia-Fiumicino e il suo servizio limitato stazione di Fiumicino-Porto

Come si vede siamo al limite del numero di autobus che potevano essere ospitate nel deposito. Gli autobus in sovrannumero erano ospitati in uno spazio all’inizio di Via Ostiense, vicino la Stazione Vecchia. Lo spazio esiste ancora ed è oggi adibito al ricovero dei mezzi COTRAL con partenza dal Lido.

Il numero degli autobus utilizzati, avevo notato, era molto simile alla rete urbana degli autobus di Brindisi, che aveva una popolazione di circa 90.000 abitanti, leggermente più contenuta di quella del Lido comprendendo anche l’entroterra. Anche le frequenze erano molto simili.

A Brindisi c’erano una decina linee urbane con frequenze di 20/30 minuti, il parco veicoli comprendeva 20 autobus che presto sarebbero diventati 25.

Va rilevato che gli autobus utilizzati al Lido non erano certo quelli più moderni del parco. I veicoli più datati venivano regolarmente utilizzati nelle periferie (Ostia compresa) mentre il centro era servito dai veicoli più nuovi.

Nel 1974 a Ostia circolavano veicoli del 1962 (credo che fossero dei Lancia 703 con cambio manuale) nonché dei minibus un po’ più recenti (Fiat 414) risalenti alla fine degli anni ’60.

 

LA LAZIO, L'INTER E L'OLIMPICO

Arrivati a un certo punto del racconto non posso esimermi dal ricordare che nell’ estate del ’74 i tifosi di fede biancazzurra erano reduci dalle gioie più grandi della loro esistenza: la Lazio aveva vinto il suo primo scudetto. Devo dire che nel terrazzo di Piazza Agrippa i festeggiamenti e i balli derivanti dall’avvenimento erano abbastanza contenuti. Nonostante il numero di laziali superasse di gran lunga la maggioranza non esisteva un clima di tensione.

C’erano delle persone che non si capiva di quale squadra fossero. Di Zia Marcella si è detto (Roma), di tutto il resto dei Proietti si è detto (Lazio), del sottoscritto si è detto (Roma), di mio fratello si è detto (Inter). Non si è detto di mia madre (credo che avesse un’ecumenica simpatia per Roma e Lazio) né di Zio Pietro (Roma 75 per cento Lazio 25 per cento), né di Zia Lina (né Roma né Lazio).

Ma soprattutto non si era detto di mio padre che quando veniva interrogato sull’appartenenza calcistica rispondeva: “Sono del Brindisi, della Scafatese e dell’Italia”.

Quartiere Flaminio 24 settembre 1972.

Tre persone scendono dal secondo piano di Viale del Vignola 39 e si avviano verso Piazza Melozzo da Forlì poi Piazza Gentile da Fabriano, Lungotevere, Ponte Duca D’Aosta, stadio. Sono il papà Sisino e i figli Fabio e Vanni. Hanno tre biglietti per la prima del campionato 1972/73 Lazio Inter all’Olimpico di Roma. I biglietti sono per l’ingresso in Curva Nord la curva dove si radunano i tifosi della Lazio. Ancora oggi mi chiedo perché!

Perché mio padre decise di vedere quella partita?

Perché noi (nessuno apparentemente laziale) andammo nella curva dei laziali?

Come fece mio padre a capire che quella partita avrebbe fatto vedere all’Italia intera una grande Lazio che proveniva dalla serie B?

Durante la partita mio fratello nonostante i suoi undici anni capì che in curva nord non era saggio farsi notare tifoso dell’Inter. Mio padre non tifò (apparentemente). Io mi resi conto che quella Lazio era una buona squadra che avrebbe dato dei problemi alla Roma.

La partita finì 0 a 0 ma sancì la mia grande ammirazione per il mister Tommaso Maestrelli che doveva tenere a bada giocatori fumantini come Chinaglia, Wilson, Oddi ecc. ecc.

Quell’anno la Lazio finì terza mentre noi arrivammo …… a un passo dalla B.

Mi fa impressione ancora oggi pensare che la prima volta che andai all’Olimpico non era per una partita della Roma e non era in curva sud.
   
  Nel 1960 in occasione della diciassettesima olimpiade a Roma furono istituiti una serie di collegamenti speciali per i luoghi in cui si svolgevano le manifestazioni.

Furono istituite le linee raccolte nella tabella allegata.

linea percorso note
E1 p. Fiume-Velodromo Dal 25-VII, per manifestazioni al palazzo dello sport
o al velodromo di v.le della Tecnica.
E2 p. Verbano-Velodromo
E3 Montesacro-Velodromo
E4 v. Aurelia-Velodromo
H1 staz. Ostiense-Monte Antenne Dal 25-VII, per i campeggi dei turisti.
H2 v. Gaeta-Villa Adriana
H3 v. Aurelia-Colosseo
R rosso v. pric. Clotilde-Fiera di Roma Dal 28-V al 16-VI, capolinea alla fiera in
v. Accademia Pontaniana
S rosso p. Bologna-Fiera di Roma
U rosso v.le Rossini-Fiera di Roma
S1 c.so Sempione-Stadio Olimpico Dal 19-VII.
S2 staz. Tiburtina-Stadio Olimpico
S3 staz. Termini-Stadio Olimpico
S4 staz. Ferr. Laziali-Stadio Olimpico
S5 p.ta S. Giovanni-Stadio Olimpico
S6 staz. Ostiense-Stadio Olimpico
S7 v.le America-Stadio Olimpico
S8 v. Aurelia-Stadio Olimpico

Passate le Olimpiadi e gli anni nel 1969 vennero istituiti dei collegamenti speciali per lo stadio Olimpico: 836 per piazza Sempione, 865 per la stazione Tiburtina, 839 per la stazione Termini, 871 per la stazione capolinea della Roma-Fiuggi e 887 per Porta San Giovanni.

Del 67 (ex celere D) si è già detto. Dal 1980, dopo l’apertura della linea A della Metropolitana, nacque il 121 da Lungotevere Thaon di Revel a Termini.

Nel 1990, con la nascita del tram 225, il 121 fu soppresso.

Attualmente non esistono collegamenti speciali in occasione di partite all’Olimpico. Sono le linee transitanti nelle vicinanze dello stadio, opportunamente potenziate, a garantire il deflusso dei tifosi dall’Olimpico.

[Nota del web-editor: i numeri delle linee speciali del 1969 sono stati assegnati anteponendo la cifra 8 al numero delle linee ordinarie di cui ricalcano l'itinerario. La 836 è quindi un servizio speciale limitato della 36, che prosegue da corso Sempione fino a piazza Vimercati; la 887 della linea 87, che da piazza San Giovanni nel 1969 prosegue per piazza Cesare Baronio.
Circa i potenziamenti delle linee ordinarie per il deflusso dallo stadio ATAC, ben conoscendo l'euforia dei tifosi, era solita assegnarci, quando possibile, vetture prossime o quasi alla fine della vita operativa.].

 
Autobus adibiti al deflusso dei tifosi dallo stadio Olimpico, scorttati da polizia di stato e municipale. La linea 121

 

BALDUINA E MEDAGLIE D'ORO

Non avevo mai fatto una statistica su quale fosse la zona o il quartiere dove effettuavo più consegne. In linea di massima possiamo dire che in testa ci fossero la zona Fleming – Corso Francia – Vigna Clara, i Parioli – Monti Parioli – Piazzale delle Muse e la zona Balduina – Medaglie d’oro.

In pieno agosto feci una consegna in Via Ugo De Carolis, una via importante della Balduina insieme al Viale Medaglie d’Oro, che da Prati sale verso Monte Mario.

  In quell’ agosto del ’74 le linee che transitavano alla Balduina erano il 45 e il 45 barrato che entravano nel cuore del quartiere con partenza da Piazza Cavour e con arrivo In Via Bitossi, nella parte più alta del quartiere (45) e in Via Papiniano, nella parte più a Ovest (45 barrato). In Viale Medaglie d’oro transitavano le linee 47 e 47 barrato provenienti da Piazza Augusto Imperatore. Ultime linee filoviarie di Roma dal 1969 al 1972, collegavano l’istituto Santa Maria della pietà (47) e Piazza N.S. di Guadalupe (47 barrato).

In viale Medaglie d'Oro transitava anche la linea 99 proveniente da Termini con capolinea in Piazzale Medaglie d’oro.

     
Le linee 47 (ancora filoviaria) e 99

Il 45 nacque nel 1959 per coprire le zone di nuova edificazione della Balduina con capolinea in Piazza della Balduina, poi prolungato in Via Bitossi. Il 45 barrato nel 1962 verso Via Papiniano. Nel 1980 le due linee furono unificate nel 990 che, prima di arrivare in Via Bitossi, faceva una sortita in Via Papiniano per coprire il vecchio percorso del 45 barrato. Dal 2000 il capolinea fu spostato in Via Pieve di Cadore e poi trasferito alla Stazione Monte Mario nel 2014.


La linea 990

Dal 2019 la zona di Via Papiniano è tornata (giustamente) a essere esercitata da una linea dedicata, il 990L, con partenza dalla Stazione Cipro della metropolitana.

Per trovare i progenitori del 47, 47 barrato e 99 possiamo risalire a prima della riforma tranviaria del 1930 e precisamene al 1922, quando nacque la linea tranviaria 23 che partiva da Piazza Barberini e raggiungeva Monte Mario alla sede del dazio. Questa linea sostituiva un precedente collegamento autobus esercitato dalla ditta "Nanni & Guerri".

Nel 1925 nacque la linea tranviaria 39 che da Piazza Venezia arrivava al Manicomio provinciale. A tal proposito Zia Lina mi aveva raccontato che all’epoca era diffuso il modo di dire “ma và a pijà er 39” per definire matto qualcuno. Nel 1927 le due linee furono sostituite dalla linea unica SO da Piazza Risorgimento al Manicomio.

Con la riforma tranviaria del 1930 è istituita la linea 35 da piazza Cavour al Manicomio, rinforzata dal 35 barrato fino al Parco di Monte Mario (attuale piazza Medaglie d'Oro). E inoltre esistita una linea 35 crociato, da piazza Cavour a via Andrea Doria, esercitata come rinforzo nei giorni e orari di particolare necessità.onte Mario dall’altro.

[Nota del web-editor: le varianti della barra e della croce sui numeri di esercizio non hanno avuto sempre lo stesso significato. In origine barrato e crociato indicavano due rinforzi alla linea base, all'incirca metà percorso la barrata, un terzo la crociata. Con gli anni le barrate hanno quasi sempre indicato un rinforzo limitato, le crociate più spesso un servizio che ad un certo punto si dirigeva verso altra direzione. Il sito TramRoma ne parla in questa pagina].

Le due linee tranviarie 35 e 35 barrato furono ridenominate 27 e 27 barrato nel 1951, anno in cui il numero 35 viene assegnato alla linea filoviaria 105. Con la trasformazione in filobus (1955) assumono le nuove denominazioni 47 e 47 barrato. mantenuto anche con la trasformazione in autobus del 1972 e fino alla riforma della rete del 1980.

Nacque anche come rinforzo il 47 rosso, con piccola differenza di percorso con il 47 in zona Prati. In una successiva sistemazione venne inquadrato come linea sussidiaria del 47 rosso e contraddistinta con la stessa barra di colore azzurro che appariva sulle lettere rosse delle linee celeri.

Il 35 crociato, inattivo fin dal 1942, fu definitivamente soppresso dal 1 giugno 1945.

La linea autobus 99 fu il risultato della trasformazione della linea tranviaria 26 quando (7 luglio 1955) l'intero sistema tranviario di Monte Mario fu soppresso.

[Nota del web-editor: la chiusura del sistema tranviario di viale Medaglie d'Oro e via Trionfale fu attuato con fretta, al punto che le linee 47 e 47 barrato furono inizialmente esercitate con autobus per il mancato completamento del bifilare. La fretta, viene ventilato sui giornali dell'epoca e dalla ben nota inchiesta "Capitale corrotta, nazione infetta", è dovuta a una indagine della magistratura sulla costruzione del centro residenziale Belsito, per il quale la potente Società Generale Immobiliare ha chiesto e ottenuto lo spostamento di un binario in largo Medaglie d'Oro senza le necessarie autorizzazioni].

 
A sinistra: in via Trionfale, angolo via Acquedotto del Peschiera, la linea 47 esercitata con autobus; è già presente il bifilare e sono ancora visibili i binari del tram
A destra il primo giorno del filobus sulle linee di Monte Mario (28 agosto 1957).

Riassumendo: tra il 1957 e il 1972 (anno in cui furono convertiti in autobus) furono esercitate le linee 47, 47 rosso e 47 rosso barrato blu. Dal ’72 le linee furono ridotte a due e cioè il 47 e il 47 barrato.

Nel 1979, in vista dell'attivazione della metro A, il 47 venne limitato al percorso Piazza Risorgimento-La Giustiniana con la nuova denominazione 907. e l'assorbimento della linea 147, contestualmente soppressa. Il 47 barrato viene limitato al percorso via A. Conti-piazza A. Imperatore e ridenominato 913.

La linea 99 fu infine sostituita dalla nuova linea 999, esercitata inizialmente sul percorso largo Medaglie d'Oro, dal 15 febbraio 1980, primo giorno di servizio della metropolitana.

Nel 2014 ci fu un ridimensionamento delle linee che transitano per Viale Medaglie d’Oro. Il 907 fu deviato dalla Giustiniana verso zona Cornelia, il 991 e il 999 vennero soppresse e rimase il solo 913 potenziato con frequenze più alte, e che ancora oggi costituisce l’unica linea a transitare su Medaglie d’oro con Itinerario da Piazza Cavour alla Stazione Monte Mario.

 

EUR E CASTELPORZIANO

Un giorno di quell’agosto del ’74 decisi di verificare dal vivo una questione che mi aveva assillato da tempo. Dovendomi recare nel pomeriggio verso Ostia Lido anziché prendere la linea per Lido presi quella per Esposizione e scesi alla stazione di Marconi (oggi Eur Palasport). C’era una linea che, pur essendo considerata ordinaria, aveva dei passaggi decisamente limitati. Era la linea 693 che da Piazzale Guglielmo Marconi arrivava alla Tenuta Presidenziale di Castel Porziano transitando per la Colombo la Pontina ed entrando nella tenuta attraverso il cosiddetto Malpasso, nei pressi Castel Romano. Non avevo mai visto dal vivo questa linea e neanche allora riuscii a vederla considerando che durante la giornata aveva solo 3 o 4 partenze verso Castel Porziano.

  Abbiamo notizia di una linea R (lettera rossa) in servizio nel 1966 da Piazzale Marconi a Castel Porziano, ridenominata 693 nel 1973. Tale linea era probabilmente al servizio dei dipendenti della Tenuta, anche se non ho conferme in merito. Tale linea fu soppressa qualche tempo dopo la mia inutile sortita all’EUR nel tentativo di incrociarla.

Le vicende dell’EUR (Esposizione universale Roma) sono abbastanza note. Ricordiamo che il quartiere avrebbe dovuto ospitare l’Esposizione universale del 1942 ma non se ne fece nulla per lo scoppio della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra si decise di continuare l’edificazione che, bene o male, avrebbe rappresentato in seguito un’alternativa allo sviluppo del terziario nel centro di Roma.

I primi mezzi pubblici dell'l’EUR nel dopo guerra furono la Metropolitana B, il 93 e il 123.

In quel 1974 le linee che arrivavano all’EUR da centro erano:

il 93 da Termini, con capolinea che seguiva l'anello viale Europa, viale dell'Arte, viale America (capolinea), via Boston. Pensata come linea filoviaria Termini-Esposizione per la grande celebrazione del ventennale del fascismo (1941) fu istituita nel 1951, esercitata con autobus ma con l'idea di trasformarla in filovia.

Il 97 da piazza Sonnino (anello via Cardinale Marmaggi, via della Luce, via G. Santini), linea istituita nel 1959 per collegare il Velodromo olimpico con capolinea in Viale della Tecnica, affiancata dall'intensificazione 97 barrato che terminava in Piazzale Asia, davanti al palazzo delle poste.

Dall'EUR partivano numerosi collegamenti periferici, quasi tutti abbinati al 93, in parte esercitati con microbus.

La linea 193 nacque nel 1961 tra Piazzale Dohuet e Colle di mezzo. Dal 1980 viene ridenominata 762 ampliando il percorso tra il capolinea dell’Agricoltura e i quartieri Giuliano Dalmata e Fonte Meravigliosa.

La linea 293 è stata istituita nel 1965 come collegamento locale da viale America a via del Serafico. Nel 1969 è stata prolungata al quartiere Magliana nuova, ormai in gran parte edificato, ma per la mancanza del viadotto della Magliana gli autobus dovevano seguire tra il ponte della Magliana e la stazione della metropolitana il difficile percorso Via del Cappellaccio, Via Ostiense, Via Cesare Frugoni, Viale di Val Fiorita. Dal 1983 viene instradata sull'attuale viadotto, dal quale una vettura precipita il 12 settembre 1984 provocando 6 morti e numerosi feriti. Viene ridenominata 764 senza modifiche con la riforma della rete locale del 1992. Nel 1997, nell'ambito delle modifiche per la linea 8, viene sostituita dal 780 dalla Magliana alla metropolitana. Da allora collega piazzale dell'Agricoltura con viale Londra.

[Nota del web-editor: il capolinea del 293 alla Magliana era in via Caprese, una strada che per molti anni ha atteso di essere asfaltata. Nei giorni di pioggia gli autobus sostavano nel fango. Il capolinea prevedeva un anello per via Ernesto Nathan. Negli ultimi anni il capolinea fu spostato su via della Magliana per consentire un anello di ritorno più agevole sul percorso via dei Grottoni, via della Magliana Nuova, via di Villa Bonelli, con due fermate oltremodo gradite dai residenti].

La linea 393 nacque come R barrato (lettera rossa, barra azzurra) nel 1968 tra Viale America e Tor de Cenci e viene ridenominata 393 un anno dopo. Negli anni '80 il suo itinerario viene adattato gradualmente al quartiere in espansione. Tra il 1987 e il 1989 viene dapprima ridenominata 702 e in seguito 704: da viale Europa arriva dapprima a collegare la zona di Castel di Decima ed oggi percorre la via Ardeatina per inoltrarsi nei centri scarsamente abitati di via Porta Medaglia e via Torre S. Anastasia.

La linea 493 nacque nel 1969 per collegare il quartiere di Spinaceto e si è adeguata con gli anni al continuo svilupparsi della zona. E' stata ridenominata 705 con la riforma della rete locale dell'EUR nel 1992, limitata al nodo di scambio della stazione EUR Fermi.

La linea 593 nacque nel 1971 tra Via Ciro il Grande e il Quartiere Giuliano Dalmata. Nel 1983 viene ridenominata 763 ampliando il percorso tra piazzale dell'l’Agricoltura, la Cecchignola, il Fosso e la città militare della Cecchignola.

          
Le linee 193, 293, 393, 593 e 693

Nel 1974 una sola linea era abbinata al 97. Si tratta della 197, istituita nel 1965 fra il Palazzo della Civiltà e del Lavoro e il quartiere INCIS di Decima, all'epoca in pieno sviluppo. Con la riforma della rete locale del 1992, nel frattempo sottoposta a varie modifiche, è stata ridenominata 777, che dal piazzale dell'Agricoltura continua a collegare Decima e prosegue verso il Torrino e Mostacciano.

Sul finire del ’74 nacquero le corse prolungate verso Via Gastaldi e nel 1978 assunsero la numerazione 708 con successivi prolungamenti. Attualmente il 708 parte dal capolinea di Piazzale dell’Agricoltura e raggiunge Spinaceto, Casal Brunori e Mezzocammino.

La linea 97 nacque nel 1959 per collegare il Velodromo dell’EUR con il centro storico zona Trastevere tramite il Viale di Trastevere e Viale Marconi. Nel 1992 fu ridenominata 717 con capolinea al p.le P. L. Nervi. nel 1998 venne soppressa per il riordino seguito alla linea tranviaria 8, sostituita nel passaggio in Viale Marconi dal 170.

   
La linea 97

Dal capolinea dell’Agricoltura, diventato un grande nodo di scambio, oggi partono anche il 779 per Casale Castellaccio e Laurentino ’38, istituito nel 1982 come 080 deviato e diventato 082 nel 1984. 080D e 082 partivano da piazzale G. Douhet, quindi dall’interno della zona 7 della numerazione ATAC con evidente deroga al criterio. Nel 1992 assunse l’attuale numerazione allungando il capolinea a all’Agricoltura.

Da piazzale dell'Agricoltura partono oggi il 767 per Roma 70, istituito nel 1985 e 788 linea istituita nel 2015 con percorso abbastanza lungo e tortuoso per l’area Papillo, Fonte Laurentina e Via Brunetti. Dal 2023 parte il 724 Fonte Ostiense e Laurentino.

Nel 2019 nacquero le linee 72, 73 e 74 che percorrevano il neonato corridoio della mobilità che ospitava il bifilare al servizio delle tre linee. Il 73 sostituiva la linea 707 che dal 1976 percorreva la Laurentina fino a Via Talamini. Oggi il 73 parte dall’ Agricoltura e arriva in Via Guasta in zona Trigoria ed è in attesa di essere riconvertita in filobus. Il 72 sostituiva la linea il 722 nato nel 2012 per il Campus Biomedico.

Anche il 72 è in attesa diventare filobus e oggi collega Il capolinea Laurentina con Via Guasta. Il 74, unico filobus attualmente in servizio insieme al 90 e (raramente) al 60, sostituiva il 797 nato nel 2002. Oggi la linea arriva dal capolinea Laurentina a Fonte Laurentina. Dal capolinea Laurentina oggi partono parecchie linee il centro e le zone a sud dell’EUR.

Il 30 express, istituito nel 2000 collega Laurentina con la Colombo, il centro Storico, Prati, fino a Piazzale Clodio.

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Il 31, istituito nel 1965 sul percorso della via Olimpica da P. le Clodio a Piazza San Giovanni di Dio, in seguito prolungato alla stazione Trastevere, dal 2000 fu prolungato attraverso i Colli Portuensi e Viale Newton, fino a raggiungere il capolinea Laurentina.

Il 702 collega parte da Laurentina e raggiunge il Divino Amore e Torre sant’Anastasia. Dal 1996 è l’erede del 318, istituito nel 1970 dalla Piramide al Divino Amore.

Il 720 dal 2017 collega il capolinea con l’Aeroporto di Ciampino con itinerario in gran parte nella campagna romana.

Il 723 va verso Fonte Laurentina e Laurentino 38. La linea nacque nel 2015.

Il 765 nacque nel 1978 per collegare Laurentina con il Quarto Miglio sull’ Appia e poi dall’ 84 fu prolungata ai Colli Albani. Oggi il Capolinea è all’Arco di Travertino.

 
La linea 765

Oltre al Piazzale dell’Agricoltura e a Laurentina l'EUR ha un terzo grande capolinea a EUR Fermi, stazione della metro come Laurentina. Dello 070 si è già detto in altro capitolo, tuttavia, non possiamo ignorare un collegamento Acotral che dal 1978 andava da Eur Fermi all’ Infernetto/Castel Porziano, passando per la Colombo, costituendo l’ennesima anomalia di una linea urbana esercitata come extraurbana. Come detto dal 2004 tale anomalia fu risolta con lo 070.

Il 700 (istituito nel 1978) oggi va da Eur Fermi all’Ospedale Regina Elena.

Il 706, nato nel 1986, collega il capolinea con Spinaceto e Tor de cenci.

Del 712 si è già detto.

Il 772 dal 1993 va da Eur Fermi a Fonte Ostiense, Fonte Meravigliosa e Via Ballarin.

Terzo grande capolinea è quello di EUR Fermi, dove per molti anni hanno fatto capolinea gli extraurbani oggi attestati a Laurentina.

Il 771 va verso ovest superando il Tevere fino al Trullo, Fosso della Magliana e Castello della Magliana . Il 771  attuale è l'ex 196, istituito nel 1973 da piazza Madonna di Pompei al Castello della Magliana, che ha recuperato il numero lasciato libero dall'omonima linea ex STEFER, ridenominata 013 nel 1983.

Il 778 del 1998 va da Viale America al Torrino.

Il 789 è una linea nata nel 2015 per collegare l’EUR con la Cecchignola, il Parco dell’Appia Antica e Cinecittà.

A Eur Magliana c’è il capolinea dell’unica linea 787 verso Torrino e Mezzocammino, istituita nel 2011

A P. le Nervi ci sono linee dirette verso il centro. Del 671, 714 e 791 si è già detto. Da qui parte la linea 780. che dall’Eur passa sul viadotto della Magliana, via Oderisi da Gubbio per poi dirigersi oggi alla Stazione Ostiense. Il 780 è l'ex 97 crociato, che collegava la Magliana a piazza Sonnino, oggi sostituito dal 781 fino a piazza Venezia.

Della zona dell ‘EUR ho voluto fare una panoramica completa delle linee che vi fanno capo in quanto il quartiere della mancata Esposizione rappresenta il secondo polo del terziario come importanza dopo il centro di Roma. Gli insediamenti nati a ridosso del quartiere ne caratterizzano la funzione di città nella città, e quindi polo di attrazione non solo lavorativo ma anche commerciale.

 

LA STAZIONE MAGLIANA

Con le pive nel sacco per non aver risolto la questione 693 mi diressi verso Viale America dove presi il 293 diretto alla Magliana. Scesi in Piazzale Valfiorita dove c’era la stazione “Magliana” della Metro.

  Oggi la stazione metro si chiama (giustamente) EUR Magliana. Non solo perché serve soprattutto il quartiere dell'EUR ma anche per distinguersi dall'omonima stazione delle FS. Tra la stazione in questione e il quartiere Magliana c’è un fiume (il Tevere) un viadotto e un ponte estremamente trafficati, chiamati (guarda un po’) Viadotto e Ponte della Magliana.

Il collegamento tra questa stazione e l’ omonimo quartiere rimane ancora oggi estremamente problematico. Si è accennato al vecchio itinerario di via del Cappellaccio ma ancora oggi l'esercizio su ponte e viadotto con una sola linea (una volta il 293/764, oggi il 780) presenta problemi. Ci fu qualcuno che propose un collegamento funiviario (si proprio così una funivia) tra la stazione Villa Bonelli della FL1, alla Magliana, e la stazione Magliana della metro. Non entro nel merito della proposta ritenendo che chi ha proposto questa soluzione dovrebbe spiegare il perché.

A noi oggi interessa informare di cosa fosse la Stazione Magliana della metro nel 1974.

La stazione è a quattro binari (un unicum nel panorama urbano della metro); i due binari di sinistra che guardano a sud sono per la metropolitana, gli altri due sono per il treno che arriva dalla stazione di Porta San Paolo e si dirige a Ostia. All'epoca era esercitato un servizio diretto da Termini a Ostia con i treni che passavano dalla metropolitana alla ferrovia a Magliana.

I convogli della metro diretti a Ostia dopo essere ripartiti dalla Magliana attraversavano a raso i binari per congiungersi con quelli diretti al Lido.


Un treno Termini-Lido, diretto a Ostia, passa dalla metropolitana alla ferrovia. Gli scambi per il passaggio tra le due linee a Magliana


La Roma-Ostia e la metropolitana affiancate

Nel 1974, in Estate, i treni diretti al Lido da Termini e Porta San Paolo transitavano con una media di 15 minuti uno dall’altro. In realtà il convoglio partito da Termini e diretto a Ostia da Magliana si inseriva dopo circa 20 minuti il passaggio del treno proveniente da Porta San Paolo. Chi veniva da Termini arrivava a Lido centro dopo circa 35/40 minuti in quanto venivano saltate le stazioni presenti tra Magliana e Lido Centro.

Da quest'ultima località il treno per Porta San Paolo partiva (poniamo) alle sette e arrivava al capolinea alle sette e trenta. Il successivo treno (rapido per Termini) partiva alle sette e venti e arrivava a Piramide (cioè a Porta San Paolo) alle sette e trentacinque. Questo faceva sì che ci fossero treni con percorrenza di 30 minuti tra Ostia e Porta San Paolo e di circa 35 minuti tra Ostia e Termini.

[Nota del web-editor: pur condividendo lo stesso deposito, e con una piena compatibilità degli impianti, ferrovia e metropolitana erano rigidamente separate da incompatibilità di tipo burocratico.

La ferrovia Roma-Ostia era classificata come extraurbana in dipendenza della primitiva concessione accordata nel 1916 dal governo al comune di Roma, e della normativa che regolava allora la città consolidata e i dintorni dell'agro romano. La metropolitana è stata costruita con la medesima normativa delle ferrovie concesse all'industria privata. Il governo la concede a se stesso quando era ancora la ferrovia E.42 e la considera urbana nel territorio di Roma. Nel dopoguerra ne affida l'esercizio per conto dello Stato alla STEFER.

La conseguenza è che le due linee avevano un proprio regime tariffario, chilometrico per la Roma-Ostia e urbano per la metropolitana. Le due linee, nelle stazioni in comune a Piramide, San Paolo e Magliana, erano rigidamente separate sui marciapiedi e nei percorsi di stazione da robuste recinzioni. Unica eccezione era il treno diretto Termini-Lido, accordato con una concessione del dopoguerra a classificato come urbano.


In questa immagine si nota la divisione tra i binari della metropolitana e quelli della Roma-Ostia

Questa assurda separazione è durata fino al 1994. L'introduzione del regime tariffario Metrebus ha consentito di unificare il regime tariffario delle due linee ma nel frattempo la linea B è stata prolungata da Termini a Rebibbia. Le caratteristiche della metropolitana (a partire dalla sagoma delle gallerie) rendono comunque incompatibili le due linee, al punto che il materiale rotabile della linea B passa sulla Roma-Ostia per sostituire i treni del 1925 e il treno diretto non può comunque essere esercitato.

Questa caratteristica extraurbana della ferrovia, con divieto di salita da Lido Centro verso Cristoforo Colombo, è all'origine dell'accennato esercizio della linea autobus 07 tra le due stazioni].

Un tempo così breve di percorrenza tra Termini e Ostia non sarebbe possibile neanche oggi anche in presenza di un collegamento diretto tra la Metro B e la Linea per Ostia.

 

UNA CENA SUL TERRAZZO

Una tavola imbandita sul terrazzo di Piazza Agrippa attirava un numero di persone non inferiore a otto. I componenti fissi del tavolo erano Zia Lina, Zia Marcella, la nuora Luciana e i simpatici pargoli suoi figli. Ogni sera si alternavano vari componenti che naturalmente avrebbero dovuto essere ospitati per la notte. Le due stanze dell’appartamento erano state organizzate per ospitare la prima quattro persone e la seconda cinque. In casi eccezionali si metteva un lettino nel corridoio e in altri ultra-eccezionali si ricorreva al dondolo sul terrazzo. Nella prima stanza c’era un letto matrimoniale che era appannaggio di Zia Lina e zio Pietro (quando era presente) oppure sua sorella Marcella.

C’erano due lettini appannaggio di Zio Ignazio e del sottoscritto. Nell’altra stanza c’erano un divano letto matrimoniale e tre lettini per i tre piccoli Proietti.

Da tener presente che a duecento metri di distanza dal condominio di Piazza Agrippa era stato affittato nel mese di agosto un appartamento (senza terrazzo) dove dormivano Elisa e la mamma Stefania. Tale appartamento ospitava anche quei componenti che risultassero in sovrannumero a Piazza Agrippa.

La sera in cui tornavo dalla spedizione non riuscita del 693 eravamo a cena Zia Lina, Zia Marcella, Luciana ed Ernesto con prole. Mi resi conto di più quella sera che esistevano vari tipi di conversazioni a seconda dell’occasione. Al compleanno di Zio Pietro ciascuno parlava di sé stesso anche in omaggio e in onore del festeggiato. Nelle cene ordinarie si parlava invece delle persone assenti. Nel nostro caso non c’era che l’imbarazzo della scelta. Si poteva parlare della famiglia di Zio Pietro (di cui io ero il solo rappresentante in quell’occasione), si poteva parlare dei parenti di Zio Ignazio tutti appartenenti alla tradizione della macelleria capitolina, oppure si poteva parlare della vicenda Stefania - Genitore (ricordate la persona di cui non ricordo il nome?) che era sopraggiunta in quel 1974.

Si finì a parlare della vicenda separazione tra Stefania e il genitore. Venni a sapere che il genitore ed Ernesto, fratello di Stefania, lavoravano insieme nel campo del cinema. Questo era motivo di discussione e, in qualche modo, di imbarazzo nell’ambito della famiglia Proietti, Io ascoltavo con grande attenzione, intervenivo poco, ma ricordandomi del recente referendum sul divorzio, a un certo punto dissi che il divorzio era una grande conquista in ambito diritti civili. Confesso che ricordavo le assemblee che si erano tenute a scuola a Brindisi che esaltavano quella legge sopravvenuta nel 1970.

Zia Marcella aveva una grande considerazione di mio padre (entrambi votavano per il PCI) e credo che pensasse che ci fosse un buon impegno politico nel sottoscritto e di rimando che considerasse non pienamente impegnati i propri figli.

Quella sera, comunque, la miglior frase arrivò da Luciana: E’ mejo divorzià che menasse.

Nessuno dei componenti della cena dovette trasferirsi nell’altra casa per la notte. Il giorno dopo, la cosa era stata organizzata da tempo, Ernesto si sarebbe dovuto recare a Cinecittà per lavoro e insieme a lui il figlio Flavio e il sottoscritto avrebbero varcato il confine tra realtà e finzione. In verità era stato invitato anche mio padre insieme a mio fratello.

 

IL VIAGGIO VERSO CINECITTA'

Il programma prevedeva che il giorno dopo Ernesto, Flavio e il sottoscritto si dirigessero di buon mattino da Ostia a Cinecittà. Altresì era previsto che mio padre partisse. sempre di buon mattino, dal Flaminio verso Cinecittà. La mia preoccupazione consisteva di evitare che mio padre si perdesse e che non potesse arrivare ai celeberrimi studi di Via Tuscolana. La sera prima trascorsi una ventina di minuti al telefono tentando di spiegare cosa avrebbe dovuto fare per arrivare a destinazione sano e salvo e in orario.

Mio padre sarebbe arrivato senza problemi dal Flaminio a San Giovanni da dove partiva la Via Appia Nuova. Ogni brindisino che si rispetti ha nel proprio DNA il ricordo della via più famosa del mondo che arrivava alle Colonne Terminali del Porto di Brindisi. Quindi non ci sarebbe stato alcun problema nel riconoscere la via da prendere per dirigersi verso i castelli romani. Consigliai a mio padre di visionare il lato sinistro della Via Appia Nuova nel percorrerla fino ad intravedere una via estremamente larga che anziché essere trasversale si dipartiva in diagonale: Via delle Cave. Lui si sarebbe dovuto fermare sul lato destro della via delle Cave.

A questo punto il dilemma per me era: mio padre deve seguire il tram della STEFER per Piazza Cinecittà oppure seguire un bus che transitando in quella via non poteva che dirigersi verso i castelli e quindi passare dinanzi agli studi?

Il tram era escluso in quanto all’inizio del quartiere Don Bosco (nelle vicinanze del Quadraro) esso si dirigeva verso sinistra percorrendo un tratto vietato al traffico privato. Quindi non rimaneva che accodarsi a un pullman blu della STEFER che sicuramente passando su Via delle Cave sarebbe passato dinanzi agli studi. Il problema era proprio al quartiere Don Bosco dove i lavori della Metro avevano interrotto il passaggio su Via Tuscolana e quindi il traffico veicolare proveniente dal centro e diretto fuori Roma veniva deviato verso destra attraverso le strade di quartiere.

“Papà una volta arrivato in Via delle Cave (la strada in diagonale) fermati a destra e poi metti Fabio di vedetta”.

[Nota del web-editor: nel periodo qui raccontato i tram della STEFER seguivano il percorso ordinario da via delle Cave a via Tuscolana all'altezza di via S. Maria del Buon Consiglio: a cusa dei lavori di scavo per le gallerie della metropolitana il nuovo itinerario seguiva piazza dei Tribuni, viale dei Consoli, viale S. Giovanni Bosco, via dei Salesiani e via Orazio Pulvillo, con le corse che terminavano a piazza Cinecittà, di fronte alla sede che era dell'Istituto Luce. La tratta fino agli stabilimenti cinematografici era stata dismessa sempre a causa degli scavi, col risultato che seguire il tram non avrebbe consentito di raggiungere la città del cinema[.

“Nel momento in cui un pullman della STEFER proveniente da Via Appia gira su Via delle Cave non può che essere delle linee per Frascati, Marino o Rocca di Papa. Seguilo e una volta superato il quartiere Don Bosco (una serie infinita di palazzoni) nel momento in cui non vedi più edifici a destra sei praticamente arrivato”.

Il mattino successivo partimmo con la 127 di Ernesto alla volta di Cinecittà. Il tragitto fu estremamente lineare, Via del Mare, raccordo e uscita Tuscolana.

Mio padre si mise la volante della 128 e in breve arrivò a San Giovanni e poi Via Appia Nuova, la rotatoria di Piazza Re di Roma ancora Via Appia e finalmente Via delle Cave. In agosto non era un problema trovare un angolino in cui fermare la vettura. Mio fratello si mise di vedetta. Dopo pochi minuti fu avvistato un pullman.

“Papà, papà, va a Marino

Marino era il paese dove era nata mia madre. Mio padre si mise all’inseguimento del bus e lo seguì nel suo percorso attraverso la Via Tuscolana, Porta Furba la discesa verso il Quadraro, e poi la deviazione a destra attraverso le strade squadrate del quartiere, poi un piccolo tratto della circonvallazione Tuscolana e poi a destra un piccolo tratto della Via Tuscolana, ed eccoli a Cinecittà.

Ernesto aveva comunicato all’ingresso degli Studios la targa della macchina di mio padre con sigla BR. La targa BR era Brindisi per i brindisini e per gli abitanti delle provincie vicine (Bari, Taranto e Lecce) ma era Brescia per tutti gli altri italiani. Il custode all’ ingresso di Cinecittà disse a mio padre: “prego, passi pure, mi avevano comunicato che doveva entrà uno de Brescia”.

  I binari che avrebbe potuto seguire mio padre in Via delle Cave erano quelli del Tram “Termini Cinecittà”, che era l’ultimo ricordo della rete tranviaria dei Castelli Romani. Cento metri più indietro su Via Appia c’era l’altra linea tranviaria urbana sopravvissuta la “Termini Capannelle”.

La Termini Cinecittà (istituita il 16 agosto 1937) partiva dalla Casa del Passeggero vicino Termini e percorreva Via Amendola, Via Principe Eugenio, Santa Croce in Gerusalemme, Piazza Re di Roma, Via Appia Nuova, Via delle Cave, Porta Furba, viale dei Consoli (lato sinistro del quartiere Don Bosco alternativa ai cantieri metro di Via Tuscolana), e poi Piazza Cinecittà. Nel 1974 veniva esercitata con le articolate Urbinati e altre articolate simili alle “7000” Atac.

La Capannelle veniva esercitata con vetture tranviarie MRS molto simili a quelle storiche tranviarie dell’ATAC in servizio in quel periodo sulla linea a “U” (numerata 30, esercitata dal 1975 al 1990).

La Termini Capannelle fu soppressa nel 1978 mentre la Termini Cinecittà arrivò fino al 1980, esercitata negli ultimi 4 mesi prima dell’inaugurazione della linea A della metro solo nelle ore della mattina. Questi due provvedimenti si resero necessari in quanto i manovratori seguivano l’addestramento per la manovra dei convogli della metropolitana.

     
Il capolinea davanti agli stabilimenti di Cinecittà. Nel 1964 è stato arretrato nella piazza omonima per i lavori della metropolitana

 

CINECITTA'

Quando si cammina dentro gli studi di Cinecittà si cammina su viali pieni di verde e teatri di posa. Quando si dice che si possano incrociare comparse dell’antica Roma e cow boys del west insieme a suore e prelati della Roma del ‘500 forse si esagera. In quell’ occasione non vedemmo un gran movimento all’interno di Cinecittà complice probabilmente il periodo estivo. Ernesto pregò mio padre di badare a Flavio mentre lui entrava in uno dei teatri di posa di Cinecittà. Girammo un paio d’ore per Cinecittà senza vedere particolari cose. In effetti le scene venivano girate all’interno dei teatri a meno che non si dovesse girare sui viali per testimoniare la vita di Cinecittà.

In un film di qualche anno dopo furono girate delle scene lungo i viali di Cinecittà insieme a un viaggio immaginario in tram dalla casa del passeggero agli studi. Il film era “Intervista” di Federico Fellini. Tra le varie scene c’era una sequenza che ripercorreva il tragitto che il giovane Fellini aveva fatto arrivato a Roma da Rimini dalla casa del passeggero a Cinecittà ovviamente sul tram dei Castelli.

Nel film del 1987 con Fellini interpretato da Sergio Rubini, il tram ricostruito parzialmente e somigliante a un MRS (cioè ai tram che la STEFER utilizzava per il servizio urbano) andava verso Cinecittà attraversando aree fantastiche con panorami degni di paesaggi africani insieme alla presenza di elefanti (etiopi diceva un comprimario nel film). Evidentemente veniva ricordata la vocazione onirica degli studi di Cinecittà.

Ernesto uscì dal teatro di posa mentre noi eravamo seduti su una panchina e, stranamente, tenne la bocca chiusa su quello che aveva fatto all’interno del teatro. Capii che esisteva una sorta di riservatezza su quello che succedeva sui film in lavorazione (chissà forse paura di uscita di notizie appannaggio dei giornali di gossip). Ernesto ci disse che il film sul quale si stava chiudendo la lavorazione in quel teatro era interpretato dalla Sandrelli e da Manfredi.

Capii qualche anno dopo che il film poteva essere “C’eravamo tanti amati” di Ettore Scola con interpreti anche Vittorio Gassman e Stefano Satta Flores: Il film sarebbe uscito alla fine di quell’anno. Non erano ancora le undici e trenta quando uscimmo dagli studi e ci dirigemmo verso le nostre destinazioni. Ernesto con Flaviano e con mio fratello tornò a Ostia (mio fratello era diretto verso dove lo portava il cuore) mentre mio padre e me andammo verso Via Ludovisi.

 

L'HILTON E LA MEGA CONSEGNA

Arrivammo al banco mentre mia madre e zio Pietro stavano effettuando un’operazione molto complessa e urgente: preparare un numero alto di mazzi di fiori per una delle agenzie di viaggio nostra cliente: 30 mazzi di fiori da portare il prima possibile all’Hilton a Monte Mario.

L’Hilton era uno degli alberghi più esclusivi (e costosi) di Roma e normalmente non accettava comitive di turisti che venivano quasi sempre ospitati certamente in buoni alberghi ma non in cinque stelle Lusso. Ma questa consegna doveva essere particolare tanto è vero il budget a disposizione per le composizioni si era addirittura raddoppiato.

Alle 12.30 di quel giorno mio padre me e 30 bellissimi mazzi di fiori sistemati nella parte posteriore della 128 (molto ampia) partirono alla volta di Monte Mario. Il tragitto per me era una passeggiata, si prendeva il Muro Torto e dopo Piazzale Flaminio si girava a destra per il lungotevere e giunti a Ponte Risorgimento si girava a sinistra per poi imboccare la bellissima Viale Mazzini. Superata Piazzale Clodio si entrava nella Panoramica (poi divenuta Viale Cavalieri di Vittorio Veneto) fino ad arrivare all’ incrocio con Via Alberto Cadlolo. Svolta a sinistra ed eccoci all’ interno del più grande Hotel di Roma.

Io e mio padre e con l’aiuto di un fattorino dell’Hotel, cosa abbastanza rara (l’aiuto non il fattorino), portammo alla reception i bellissimi mazzi di fiori. Il portiere ci disse che i clienti sarebbero arrivati solo in serata e tutto sommato era di buon auspicio consegnare a dei ricconi dei fiori insieme alla chiave della stanza.

Venimmo a sapere da Zio Pietro, qualche giorno dopo, che l’agenzia di viaggi ci faceva i complimenti e ci ringraziava per l’efficienza dimostrata.

Nel frattempo, il banco di fiori, che era rimasto senza fiori, aveva deciso di chiudere (caso raro al di fuori della domenica) e mio zio si era diretto verso Ostia calcolando cosa avrebbe dovuto acquistare il giorno dopo al mercato di Via Trionfale mentre mia madre aveva preso l’autobus a Villa Borghese e cambiato a Piazzale Flaminio per arrivare in Viale Del Vignola.

Ci incontrammo sotto casa alle 14 in quel giorno che sembrava non finire mai. Alle 15 eravamo in viaggio verso Tivoli per andare a visitare la Villa d’Este.

 

TIVOLI E VILLA D'ESTE

L’idea, manco a farlo apposta, era stata mia ma era stata subito suffragata da mio padre che aveva un’adorazione particolare per le ville cinquecentesche. La Villa d’Este è una delle meraviglie di Tivoli insieme a Villa Gregoriana e Villa Adriana. La natura delle tre attrazioni è notevolmente differente: Cinquecento (Villa d’Este), Area naturale (Villa Gregoriana) e Area archeologica (Villa Adriana).

Dal Flaminio per Tivoli la strada era abbastanza lineare. Si percorreva la Via Flaminia fino a Piazzale Flaminio poi a sinistra per il Viale Muro torto, i sottovia di Corso Italia, poi Via Bari, Via Catania (da Piazzale Flaminio percorso dell‘8 e 8 barrato), quindi gli svincoli di Via Tiburtina e la Circonvallazione Nomentana (la futura Tangenziale est) e infine la Tiburtina attraversando la periferia romana con Settecamini , Setteville di Guidonia , Bagni di Tivoli , Ponte Lucano, l’abitato di Villa Adriana, la salita della Tiburtina fino a Piazzale Garibaldi.

Naturalmente ero provvisto per l’occasione, oltre alle Tavole del Comune di Roma, anche della guida Roma e dintorni del Touring Club Italiano e della Guida Michelin che avevano entrambe delle piantine di Tivoli.

Consigliai a mio padre di girare a destra in Viale Arnaldi, dove sarebbe stato facile trovare posto per l’Auto.

Tivoli era frequentatissima di pullman di turisti che scaricavano i passeggeri nelle piazze abbastanza ampie dinanzi al belvedere. Il capolinea dell'autolinea Roma-Tivoli dell’ATAC era posto in Piazzale delle Nazioni Unite. Durante il tragitto tra l’auto parcheggiata e Villa d’Este ebbi modo di vedere un minibus della linea 3 del servizio urbano di Tivoli esercitato con Fiat 414.

  Come si è già detto il servizio urbano di Tivoli fu affidato all’ATAC nel 1964 e venne mantenuto fino alla riforma del 1976. Le linee erano 5:

A) Villa dei Greci – Stazione FS

B) Arci – Via Tiburtina – Ponte Lucano

E) Cartiere Tiburtine- Villa Braschi

F) Bivio San Polo – Via Tiburtina – Borgonuovo

G) Via Empolitana Via Tiburtina Colli Santo Stefano

Le linee cambiarono denominazione proprio nel 1974, con una numerazione sequenziale da 1 a 5.

  
Autobus dell'ATAC a Tivoli: un Fiat 414, un Fiat 410 e gli extraurbani del 1964 in p. Nazioni Unite
(Cortesia di Francesco Ferruti).

La linea Roma Via Tiburtina Tivoli fu affidata all’ATAG nel 1931. Sostituiva la precedente tranvia a vapore attivata nel 1879.

Ancora oggi nei pressi di Villa Adriana c’è una strada chiamata Via del Tranvai; è una variante di tracciato del 1909, costruita per avvicinare la tranvia a Villa Adriana. Lungo questo tracciato è ancora presente la stazione dedicata ai turisti in visita alla Villa, oggi adibita a centro anziani.

Come già ricordato l’ATAC mantenne la Roma Tivoli fino al 1976, anno in cui fu affidata alla neonata ACOTRAL.

Attualmente l’autolinea Ponte Mammolo Tiburtina Tivoli, esercitata dal COTRAL, ha delle frequenze notevolmente elevate per una linea extraurbana, raggiungendo almeno i 10 minuti nell’ora di punta, senza contare il rinforzo di alcune corse che transitano per l’A24 e altre che proseguono oltre Tivoli. Il capolinea a Tivoli si trova in Largo Saragat nei pressi del Cimitero.

[Nota del web-editor: la Roma-Tivoli è stata la prima autolinea extraurbana italiana ad adottare l'orario cadenzato, inizialmente fissato in 30 minuti].

 

IL CAFE' DE PARIS E I SUOI CORNETTI

Il mattino dopo mi svegliai come al solito alle sei e trenta. Per me non era un problema svegliarmi presto. Le ore della mattina presto erano il momento migliore di apprendimento e creatività. Durante l’anno scolastico a Brindisi mi svegliavo spesso anche alle sei per ripassare le lezioni del giorno. Non avevo solo una sveglia naturale ma addirittura una spia che mi avvertiva che quel giorno sarei stato interrogato. Incredibilmente nove volte su dieci fu così. Mi svegliavo alle sei, ripassavo fino alle sette e quindici e nel giro di un quarto d’ora ero lavato vestito e dentro l’autobus della linea Bis studenti di Brindisi che mi avrebbe portato dinanzi il liceo fresco e preparato.

Quella mattina di fine agosto alle sette ero alla fermata di Via Flaminia, all’angolo di Via Fracassini, e il primo bus che arrivò fu il 2 Barrato (linea non molto frequente) mentre a Piazzale Flaminio presi il 99 fino a Porta Pinciana. Alle sette e trenta ero dinanzi al banco di fiori, dove era già presente zio Pietro (era partito da Ostia). Era andato al mercato dei fiori, aveva comperato mezzo mondo ed era già nel campo di battaglia. Normalmente i fiori scelti da mio zio arrivavano alle otto e trenta tramite un furgone di fiducia, ma in quel giorno, per riempire il vuoto del giorno prima (I 30 mazzi di fiori), mio zio aveva coinvolto un suo amico che in macchina lo aveva accompagnato insieme ai primi mazzi di fiori, che avrebbero allietato la vista degli avventori di Via Veneto.

Come mi vide Zio Pietro disse. “Al Cafè de Paris hanno bisogno di un aiuto per i vasetti ai tavoli. Ci vai tu? “

Quando il Cafè de Paris chiamava il banco di fiori rispondeva, e il sottoscritto volava in aiuto del prestigioso bar anche perché il premio sarebbe stato indimenticabile.

Nel giro di venti minuti i tavoli in strada tra la Via Lombardia e la Via Ludovisi erano pronti per accogliere i clienti per la prima colazione, per l’aperitivo, per la seconda colazione, per l’aperitivo pomeridiano e per il pranzo (cioè la cena).

La mancia del Cafè de Paris per il sottoscritto era un sontuoso caffellatte e un doppio cornetto tra i più buoni che abbia mai mangiato. Credo che fosse a base di burro, non troppo dolce, ma era una delizia che ancora oggi mi manca.

Fra le tante credenze sul Cafè de Paris e in generale sui caffè storici si narra di prezzi stratosferici per i clienti. In realtà prendere al banco un caffè corretto al Fernet (come faceva zio Pietro) non era granché costoso anche perché i prezzi venivano stabiliti da un listino di competenza comunale. Naturalmente seduti ai tavoli il discorso cambiava. In ogni caso essere seduti e vedersi passare davanti Antony Queen, la principessa Soraya, Ennio Flaiano e il Tenente Colombo non aveva prezzo.

A partire da quegli anni le gestioni del Cafè de Paris non furono più all’altezza del nome. Fu una lenta e inesorabile decadenza fino alla chiusura definitiva degli anni duemila. Attualmente passando in Via Veneto si nota ancora presente la celebre tettoia con il nome. Si intravede all’ interno un cumulo di rifiuti che ci fa vergognare tutti.

 

LA CITTA' GIARDINO

Tornai al banco di fiori (30 metri di distanza) pensando che in quel mese di agosto avevo consegnato almeno il doppio dei fiori del mese di luglio. Ma perché questo era accaduto? Dopo 10 secondi, mi ero dato la risposta: il banco di fiori di Zio Pietro era l’unico esercizio aperto nei rioni Ludovisi e Sallustiano nel mese di agosto.

Mio zio mi aspettava con un grande sorriso mentre nel frattempo era arrivata anche mia madre accompagnata da mio padre che si sarebbe diretto verso Ostia per sancire la fine delle ferie agostane di Zia Lina.

Aveva ricevuto l’incarico di riportare la zia (che nel frattempo aveva ripreso molto bene la vista) alla volta di Viale del Vignola. Nel frattempo, era arrivata una richiesta che aveva dell’incredibile. Zio Miro, che aveva chiuso il suo negozio nel mese di agosto, aveva chiesto a suo fratello di preparare un sontuoso mazzo di rose da regalare alla di lui moglie in occasione dell’anniversario di matrimonio. Zio Pietro aveva preparato un enorme bouquet, che avrei dovuto portare alla residenza di Zio Miro sita in zona Città Giardino, cioè a Monte Sacro, uno dei quartieri più belli della parte nord–est della città.

Feci un “briefing” a mio padre affinché arrivasse da solo senza problemi a Ostia (il trasferimento definitivo della zia era previsto per il mattino successivo). Mio padre insieme a me aveva percorso fra luglio e agosto qualche decina di volte il tragitto tra Via Veneto e Piazza Agrippa e quindi era pronto per il grande passo: arrivare da solo a Ostia. Sapevo che c’era un punto debole in mio padre nel tragitto ed era la rampa che da Viale Marconi scendeva verso l’inizio della Via del Mare e della parallela Via Ostiense. Mio padre aveva manifestato la tendenza a dirigersi dopo la rampa verso sinistra cioè la Via Ostiense anziché verso destra la Via del Mare strada riservata alle autovetture dirette a Ostia. Mi raccomandai in maniera estrema sulla cosa dopodiché caricai l’enorme mazzo di rose nella cesta posteriore e mi tuffai a sinistra verso Porta Pinciana poi a destra in Corso d’Italia poi nel sottovia fino al primo bivio a sinistra verso la Via Nomentana e mi ritrovai dopo solo cinque minuti dalla partenza al semaforo tra Via Nomentana e Viale Regina Margherita. Ancora una corsa su Via Nomentana e poi a destra su Ponte Nomentano sull’Aniene e quindi Via Cimone uno dei villini della “Città Giardino” dove dimorava Zio Miro con la moglie Zia Lia. Mio zio mi aprì stupito dell’ora in cui ero arrivato e mi disse: “Dieci minuti fa ho sentito Pietro che mi ha detto che eri appena partito …. ma come hai fatto?”.

Dissi che conoscevo bene la strada.

  Nel 1922 il tram arrivo a piazza Sempione con le due linee 9 da piazza San Silvestro e 17 dal Foro Traiano. Nel 1925 fu istituita la linea 40 da San Giovanni a Piazza Sempione. La piazza era l’ingresso della Città Giardino che si stava edificando al di là dell’Aniene, in una zona che aveva enormi praterie di espansione. Gli edifici attorno alla Piazza Sempione nacquero in maniera estremamente discreta tra stradine, scalinate e piacevoli angoletti.

Dopo la riforma del 1930 le precedenti linee tranviarie furono sostituite dalla linea 7 e da Porta Pia a piazza Sempione. Da quest'ultima località partivano due linee locali, denominate 7L (la L sta per locale), con le tabelle scritte in caratteri neri e in caratteri rossi per identificare i due sensi di marcia. Queste due circolari "abbracciavano" il quartiere fra Viale Gottardo, Via Cimone e Via Adamello, esse sostituivano le linee MS e MS Rosso nate quattro anni prima.

  
Il capolinea di c.so Sempione; un immagine di viale Gottardo

Dal 1 febbraio 1935 è soppresso tutto il servizio su rotaia da porta Pia per Monte Sacro e nella parte interna del quartiere Monte Sacro. Chiude l'esercizio la linea tranviaria 7, da porta Pia a Monte Sacro; in sua sostituzione è attivata la nuova linea autobus 107 con rinforzo del 7 barrato e un percorso di ben 8,190 km da p. Sonnino a c.so Sempione. Simultaneamente la linea autobus NB è prolungata da p.ta Pia per v. Nomentana fino a corso Sempione, sullo stesso percorso della 107. Sono anche chiuse le due linee tranviarie locali del quartiere, sostituendole inizialmente con la linea autobus 207 opportunamente modificata.

A seguito della protesta degli abitanti di Monte Sacro e della parte esterna di via Nomentana, tutt'altro che contenti della nuova sistemazione, l'ATAG deve tornare almeno in parte sulla sua decisione e dal 1° luglio 1935 è istituita una nuova linea 7 da v. XX Settembre a Monte Sacro attraverso p. Bologna, che sarà rinforzata da una 7 barrata in partenza da porta Pia istituita lo stesso giorno. La linea NB, ancora dal 1° luglio, limita a S. Agnese e le linee 107 barrata e 107 sono soppresse.

Sei mesi dopo, nel gennaio 1936, sarà anche ripristinato l'esercizio tramviario nel quartiere di Monte Sacro, con l'istituzione di una linea 7P in sostituzione della linea autobus 208 (la 209 sarà opportunamente cambiata in 207).

 
Il 7 a Porta Pia e sul ponte Tazio

Questo ripensamento è legato alla imminente introduzione del filobus a Roma. Si è già deciso di impiegarlo sulla via Nomentana al posto del tram. Nel 1938 sono infatti istituite le linee 107 nero (al momento come autobus) e 107 rosso, ciò che porta alla definitiva sparizione del tram da via Nomentana e all'interno di Montesacro.

Passata la guerra e l'emergenza della ricostruzione della rete, col tram che riappare per un breve periodo e le linee filoviarie che sono sospese o limitate a seconda delle disponibilità di energia elettrica e ricambi, la rete filoviaria fu riattivata col 107 nero, ora filoviario, che nel 1946 torna in esercizio tra corso Sempione e Porta Pia.

Nel 1948 il 107 è prolungato a p. S. Bernardo, col percorso fino a Porta Pia che diventa 107 barrato.

Nel 1949 le linee 107 ed NT sono fuse nella nuova linea NT nero, da c.so Sempione a p. Sonnino. La linea 107 seguita l'esercizio e la 107 barrata è soppressa.

Nel 1951 il 107 e la NT divengono rispettivamente 37 e 60. Nel 1952 viene trasformata in filobus la linea autobus 207 azzurro, ridenominata dapprima 237 e poco dopo definitivamente numerata 36 sul percorso stazione Termini-.via Capraia. Con i successivi prolungamenti fino al piazza O. Vimercati i precedenti itinerari vengono esercitati dal 36 barrato.

Queste tre linee storiche resteranno attive fino al riordino della rete del 1999. In tale anno il 60 viene trasformato in linea express (una riedizione delle vecchie celeri) sul percorso largo della Sanità Militare-largo S. Pugliese con l'impiego di autobus articolati. Il previsto capolinea di fronte all'ospedale del Celio rimane sulla carta per la mancata costruzione delle pensiline.

Il 36 viene soppresso e sostituito dal 36 barrato, che per l'occasione perde la barra diventando il nuovo 36. Il barrato seguiva lo stesso percorso del nero tra la stazione Termini e via Delle Vigne  Nuove: il nero proseguiva per via delle Isole Curzolane, il barrato per via Monte Resegone fino a via Rosina Anselmi. Il nuovo 36 parte del nuovo capolinea di via Rosetta Pampanini e dovrebbe raggiungere col 60 express il citato capolinea del Celio. Fin dal primo giorno viene limitato alla stazione Termini.

Anche la nuova linea 84, in partenza da via C. Baseggio, dovrebbe raggiungere il Celio ma raggiunge piazza Venezia.

Il limite di Termini viene invece rispettato dal 90 express, unica di queste grandiose linee periferia-centro a funzionare secondo le previsioni di progetto (stazione Termini-via Rosetta Pampanini) e prima linea a tornare filoviaria a Roma dopo la scomparsa di questo sistema nel 1972.

Via Cimone, percorsa dapprima dal 60, in seguito da 37, oggi è percorsa dalla linea 211, storica linea in servizio tra Monte Sacro e la Stazione Tiburtina attraverso via di Pietralata, che porta ancora la numerazione del 1951 collegata alla scomparsa linea 11.

    
Le linee express di via Nomentana: la 60 con i BredaMenarini articolati del 1997: la 90 automobilistica e filoviaria

[Nota del web-editor: la revisione del servizio sulla Nomentana fa parte di uno dei tanti progetti di riordino strutturale della rete che si susseguono dal 1995. In questo caso si è pensato di rispolverare l'esercizio delle vecchie linee celeri affiancandole con linee ordinarie di sostegno. Alle prime celeri sono assegnati i numeri 60, 80 e 90, alle altre linee numeri nella decina corrispondente a quella di sostegno (63 (ex 56), 84, 92 (ex 319), 69 (ex 391), etc).

Il progetto era valido è ben elaborato. Non è stata tutta farina del sacco dell'azienda (il piano fu predisposto da un'azienda berlinese) ma se le cose non andarono bene la colpa fu dell'amministrazione comunale che, come al tempo della proposta dell'unilinea Nomentana (ma anche dell'unilinea Casilina effettivamente istituita) non ha adottato i provvedimenti di propria competenza per rendere le linee effettivamente veloci e competitive].

 

VIA RASELLA, 23 MARZO 1944: ORE 16 O POCO PRIMA

Alla Purificazione quel pomeriggio Rina chiese: “A Ma ma che è stato?” “Veniva da Piazza Barberini “rispose sua madre. “‘Na Bomba? “chiese Rina “Me sa de si” rispose sua madre.

In quel momento Miro si trovava a percorrere Via del Corso verso San Silvestro e poi girò su Via del Tritone. I filobus della linea NB non camminavano da mesi e in certe ore l’unica alternativa era farsela a piedi. Saranno state le 4 e un quarto e a un certo punto una camionetta proveniente da Piazza Barberini piena di militari tedeschi si accostò mentre Miro si fermava spaventato. Due militari gli intimarono di salire sulla camionetta che ripartì facendo inversione a U e girando a destra sotto il Traforo ancora una frenata e un pedone fu intimato a salire. Dopo pochi minuti, si passò dinanzi Santa Maria Maggiore poi Piazza Vittorio e poi a destra in discesa su Viale Manzoni poi a destra Via Labicana e poi a sinistra Via Tasso.

Dinanzi gli ingressi del carcere c’era una gran confusione, tante camionette scaricavano persone prese qua e là alla rinfusa nei dintorni. C’erano decine di persone controllate dai militari tedeschi armati.

A un certo punto si sentì una voce che gridò “Aho l’hanno presi”, “Aho hanno preso quelli che hanno messo la bomba”. Alcuni gridarono “l’hanno presi lasciatece annà” . “Lasciatece annà”. Un piccolo gruppo di persone dinanzi agli ingressi del carcere cominciarono a muoversi in ogni direzione. I militari tedeschi si guardavano tra loro in attesa di ordini. Un piccolo numero di fermati cominciò a correre chi verso Piazza Dante chi verso San Giovanni chi verso Via Merulana chi verso Piazza Vittorio. I militari tedeschi si ripresero e cominciarono a urlare e poi si sentirono degli spari di mitraglia forse in aria o forse ad altezza d’uomo. Una decina di persone riuscì a dileguarsi grazie alla loro forsennata corsa, tra cui Miro. Il grosso delle persone venne ripreso e riportato dinanzi all’ingresso del carcere.

Chi ha gridato ha salvato qualcuno, e anche mio zio Miro. Alcuni fra i fermati di quel giorno sarebbero andati alle Fosse Ardeatine. Mio zio Miro mi disse che per qualche settimana non si fece vedere al banco dei fiori in quanto aveva paura che qualcuno fra i tedeschi lo riconoscesse. I Nazisti avevano il quartiere generale all’Hotel Flora a 300 metri dal banco di fiori.

 

AVENTINO, SAN SABA, MONTAGNE ROCCIOSE

Tornai in pochi minuti a Via Veneto complice lo scarso traffico dell’ultimo fine settimana di ferie dei romani. Mi aspettava la consegna di tre mazzi di fiori in zona Aventino, San Saba e in Via delle montagne rocciose, in zona EUR.

L’ Aventino è uno dei sette colli storici di Roma, praticamente a ridosso del centro storico, e nonostante questo era uno dei quartieri più tranquilli di Roma. Lo divideva da San Saba solo il Viale Aventino, che separava i due colli di poche centinaia di metri. L’ Aventino è terra di turismo (tutto sommato discreto) grazie alla presenza delle Basiliche Paleocristiane di Santa Sabina e Sant’Alessio, grazie al Giardino degli aranci e del suo panorama, e grazie al buco della serratura del portone del Palazzo dell’Ordine di Malta, da cui si vede la Basilica di San Pietro

  Dal 1927 nacque la linea autobus 102, che da Piazza Venezia arrivava nel cuore dell’Aventino, nell'allora piazza Grande (attuale piazza del Tempio di Diana). Nel 1929 viene prolungata a piazza G. L. Bernini, a San Saba, e con la riforma del 1930 viene ridenominata 124.

   
Un autobus Lancia con le tabelle della linea 102

[Nota del web-editor: il 102 sostituisce una linea tranviaria denominata 51, la cui attivazione è stata annunciata per l'8 ottobre dello stesso anno. Nonostante siano stati costruiti tutti i necessari impianti la sua istituzione viene revocata il 5 ottobre. Non si conoscono i motivi di questa decisione ma gli impianti dell'Aventino sono comunque mantenuti in relativa efficienza. Saranno utilizzati una sola volta nel periodo 1943-1944 (i dati esatti sono incerti) per sostituire l'autobus 124, inattivo per problemi di carburante e copertoni nel periodo della guerra].

La linea 124 ricalcava, più o meno, il percorso del 102. Partiva da Piazza Montanara nelle vicinanze di Piazza Venezia fino a San Saba. Piazza Montanara venne sacrificata dagli sventramenti degli anni ’30 per la nascita di Via del Mare. Durante gli anni il 124 fu via via prolungato fino a esercitare il percorso da Piazza Barberini a San Saba. Aveva la particolarità di essere una linea centro-radiale, divisa in due tronchi e due tratte tariffarie distinte quando oltrepassava nei due sensi l'anello della circolare interna.

Durante la guerra subì tagli e limitazioni fino ad arrivare al 1949, quando coprì il percorso Piazza San Marco-Piazzale Ardeatino.

Nel 1951 assume la denominazione 94, destinata a durare fino alla sua soppressione nel 1997. Per molti anni ha fatto capolinea a piazza del Pantheon assieme all'87, raggiungendo dalla parte opposta piazza F. M. Lante. Limitata a via del Teatro Marcello è stata sostituita da opportune modifiche delle linee 175 sull'Aventino (oggi non più esistente) e 715 a San Saba, che oggi copre entrambi i percorsi.

La consegna fu rapida come anche quella nella vicina San Saba (in Piazza Gian Lorenzo Bernini). La terza consegna era nella parte residenziale del quartiere EUR, e anche qui la consegna fu abbastanza veloce.

Era la tarda mattinata del sabato 31 agosto del 1974.

Decisi di fare una telefonata al banco di fiori (da una cabina telefonica) per sapere se ci fossero ulteriori consegne da fare. Alla risposta negativa chiesi il permesso di andare in motorino a Ostia. Il giorno dopo ci sarebbe stato un mini-trasloco da Ostia al Flaminio e quindi una cesta in più oltre il bagagliaio della 128 avrebbe fatto comodo.

Feci la Colombo facendo attenzione a questa strada estremamente pericolosa per moto e biciclette. Percorsi il lungomare fino ad arrivare in Piazza Agrippa, dove parcheggiai il motorino nello spazio condominiale del palazzo. Passai il pomeriggio in spiaggia insieme a mio fratello e ai Proietti in quello che era l’ultimo appuntamento con lo stabilimento Le Lampare.

Quella sera stessa tutta la famiglia Proietti rientrò a Testaccio tranne Zia Marcella che avrebbe aiutato la sorella nella preparazione degli oggetti da riportare in città.

A cena eravamo in cinque (Lina, Marcella, mio padre, mio fratello e me) quando si scatenò improvvisamente un temporale di quelli che si ricordano per generazioni. Ci fu una bufera di vento che per fortuna non provocò danni alla vetrata del terrazzo in quanto mio padre qualche settimana prima l’aveva rinforzata con sbarre supplementari a prova di fortunale. La tettoia del dondolo era già stata opportunamente ammainata evitando che fosse sradicata dal vento. Per cui non ci rimase che rientrare per la notte nelle nostre stanze: Zia Lina e Zia Marcella nel lettone e io ai piedi nel lettino. Mio padre e mio fratello nell’altra stanza.

 
     
 
LUGLIO 1974

SETTEMBRE 1974

 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento: venerdì 09 ottobre 2026