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La storia del trasporto pubblico di Roma raccontata con passione e per passione. Sito fondato da Vittorio Formigari, online dal 1999

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Ricordi e nostalgia

A ROMA UN'ESTATE

     
i

di Giovanni Napolitano

 
     
 

LUGLIO 1974

 
     
 

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LA FAMIGLIA E' UNITA

Il mese di luglio coincise con il ricongiungimento con la mia famiglia. Mia madre Rina, mio fratello Fabio e mio padre Sisino arrivarono con la 128 di buon mattino il primo luglio.

Immaginai il calvario che mio padre aveva inflitto a mamma e mio fratello prima della partenza per Roma. Mio padre in estate amava viaggiare di notte, quindi, aveva costretto i congiunti a un’alzataccia che difficilmente arrivati a Roma avrebbero smaltito in poco tempo.

Mio padre nel viaggio per Roma dava il meglio di sé, riusciva a non perdersi grazie anche al fiuto nel trovare lo svincolo della Via Viarum (la Via Appia) che da Brindisi arrivava a Roma almeno da 2300 anni. Dalla Via Appia Nuova si arrivava a San Giovanni quindi a Termini, Via Veneto e finalmente V.le del Vignola. Era un ingresso trionfale nella città eterna mentre mia madre e mio fratello erano ancora in dormiveglia.

Quella mattina vidi la 128 parcheggiata sotto i platani del Flaminio e fui particolarmente contento che tutta la famiglia fosse riunita nella città che amavo di più.

Ma la presenza della famiglia era legata anche al prossimo ingresso di Zia Lina presso la Clinica San Domenico per l’operazione alla retina. Mio padre si sarebbe dedicato a fare dei lavori presso la casa di Ostia di Zio Pietro, mia madre avrebbe dato una mano al banco di fiori e avrebbe assistito la cognata, e mio fratello? boh, non lo so che avrebbe fatto.

Mio fratello Fabio era più piccolo di me di 20 mesi ma aveva un primato: aveva viaggiato prima di me in aereo (aveva 7 anni) ma lo aveva fatto con un aereo ad elica l’F27 da Brindisi a Roma in tempo superiore ai 90 minuti. Il mio primo viaggio in aereo era stato nel 1969 su DC9 da Brindisi a Roma con mia zia Lina in un tempo di circa 60 minuti.

Fabio aveva anche un altro primato: deteneva un numero consistente di scudetti essendo tifoso dell’Inter contro il mio unico trofeo dell’amata AS Roma. Non era un problema in quanto pensavo che lui avrebbe potuto avere una disgrazia maggiore: essere tifoso della Lazio.

Mamma Rina era nata ai Castelli, a Marino ed era della famiglia la più prodiga nell’aiuto di chiunque avesse avuto bisogno fosse qualcuno appartenente a quella sua originaria o quella brindisina di mio padre.

Papà Sisino era nato in un rione popolare di Brindisi situato al porto: Le Sciabiche. Era un rione abitato da pescatori ed estremamente caratteristico della città. Se dovessi fare un confronto lo paragonerei a Trastevere sia per le caratteristiche popolari sia per il fatto che entrambi con gli anni sono diventati luoghi di tendenza pieni di locali alla moda.

Era un assistente al Nautico di Brindisi sempre presente presso l’officina della scuola dove si insegnava pratica ai futuri “macchinisti” di navi.

La scuola che frequentavo alle medie (quando ero a Brindisi) era a pochi metri dal Nautico per cui spesso, uscito da scuola, lo andavo a trovare in attesa di tornare insieme a casa..

 

L'ORGANIZZAZIONE E' TUTTO

In quel mese di luglio ci dovevamo organizzare bene in quanto c’erano degli avvenimenti che avrebbero condizionato la nostra vita. Zia Lina sarebbe entrata presto in clinica per l’operazione. Mia madre si spendeva tra il banco di fiori e l’assistenza alla cognata. Zio Pietro era impegnato tra il banco di fiori e la sua seconda attività. Io al mattino facevo le consegne e anche altre attività di cui si parlerà in seguito e nel pomeriggio ero libero tra il tornare in Viale del Vignola, andare a Ostia dove mio padre stava facendo dei lavori importanti alla casa di zio Pietro oppure andare a fare le mie solite passeggiate.

Un’ attività che storicamente veniva effettuata dal banco di fiori era quella di andare in alcuni alberghi e preparare gli ornamenti floreali per i loro ristoranti. Io ero stato destinato alla preparazione dei tavoli dell’Hotel Ambasciatori per l’ora di pranzo. Nelle prime ore della mattina entravo da una porticina laterale di Via Liguria e attraverso un labirinto di corridoi e stanze arrivavo nella grande cucina dell’Hotel. Su un tavolo erano pronti in fila i centritavola che avrei arricchito di fiori per allegrare le tavole dei commensali.

L’ operazione richiedeva non più di 30, 40 minuti e nel frattempo sentivo il viavai di camerieri che entravano in cucina provenienti dalla sala per le ordinazioni della prima colazione. Per la maggiore andavano le uova al bacon segno che la clientela dell’Hotel (un cinque stelle lusso) era composta da anglosassoni in particolare americani sempre ai primi posti tra i turisti di Via Veneto. In passato gli hotel serviti dal banco erano tantissimi ma qualche anno prima c’era stato uno strappo nella famiglia tra i fratelli Pietro e Miro. Quest’ultimo aveva deciso di mettersi in proprio aprendo un negozio di fiori in Via Ludovisi più o meno all’altezza del punto in cui era stato aperto il primo banco di fiori nel 1918. C’ era stato qualche problema tra i due fratelli ma poi tutto si era messo a posto e ora i due si scambiavano i clienti e anche, a volte, i lavoranti.  

Successe che Zio Miro mi chiedesse di stare qualche domenica mattina presso il negozio in quanto lui era impegnato ad addobbare la maestosa tenuta dei Testimoni di Geova alla Marcigliana. Questa incombenza occupò solo quattro domeniche in quell’ estate del 1974.

Zio Miro mi diede alcune indicazioni: probabilmente ci sarebbero stati pochi clienti venuti in negozio. Nel negozio c’erano alcune piante e pochi mazzi di fiori sicuramente messi lì per fare scena. Ci sarebbero potute essere delle ordinazioni che io avrei avuto cura di segnare su un Block notes. Potevano esserci delle telefonate “Interflora” che sarebbero state evase il giorno successivo essendo domenica. Potevano esserci richieste per regali floreali nazionali o internazionali e quindi bastava che ne prendessi nota. Solo in un caso mio zio si raccomandò di agire con immediatezza: “Se arriva qualcuno che vuole spedire fiori a New York ti lascio questo numero telefonico. Aspetta mezzogiorno e poi chiamalo “.

Vendetti due piante di Dracena e un mazzo di Calle. Poi arrivò un distinto signore che. con accento britannico, mi disse di voler spedire un mazzo di fiori a Manhattan, se possibile dei crisantemi. Il fatto che qualcuno volesse regalare dei crisantemi non era una sorpresa se anglosassone (i crisantemi in America sono segno di gioia), il problema era che non ero così sicuro che a New York si trovassero dei fiori che erano diffusi in autunno. Erano le 12 e trenta e quindi dissi al signore che avrei fatto subito una telefonata.

“Alò” mi rispose immediatamente una voce, la teleselezione internazionale cominciava a funzionare bene.

“Good Morning, i ‘m Vanni and i ‘m calling from Rome” risposi con il mio inglese.

“Miro amico mio como stai?

““Buon giorno sono il nipote di Miro e chiamo per un’ordinazione “

“Dimi tutto amico mio che desidera?”

“Ho un cliente che desidera spedire della crisantemina in Manhattan”

“Good, tengo in shop tre mazzo di crisantemi  , però dici cliente che costa parecchio “.

Comunicai la cifra che il venditore di Manhattan mi aveva detto: 100 dollari più spese, in totale 135 dollari. Il cliente non ebbe esitazioni e dettò l’indirizzo e cosa scrivere nel biglietto. Ringraziai New York, e dissi al cliente che, se voleva , poteva passare in seguito per il pagamento direttamente a mio Zio. Ebbi la sensazione di aver fatto una buona impressione nonostante il mio inglese non potesse definirsi del tutto fluente. Due giorni dopo zio Miro venne al banco dove io mi stavo preparando a fare delle consegne.

“l’ambasciatore americano ti ringrazia e mi ha pregato di darti questo “.

Erano 5000 lire!

 

CENTOCELLE, I TRAM E IL NARRATORE DI STORIE

Un pomeriggio da Via Veneto decisi di puntare, per la passeggiata, ad un grande quartiere della periferia di Roma Est: Centocelle. Il quartiere era veramente grande e si trovava tra le consolari Prenestina e Casilina. Ci si arrivava prendendo i tram 12 e 14 da Termini oppure il trenino della Roma Fiuggi che percorreva Via Casilina dalla stazione Ferrovie Laziali di Via Giolitti. Il quartiere aveva una toponomastica particolare in quanto i nomi delle vie delle piazze erano dedicati a fiori e piante (eravamo in tema).

Da Via dei Frassini si poteva arrivare a Via dei Gelsi e poi sportarsi su via delle Rose per poi giungere in Via dei Ciclamini (proprio come la canzone della Berti) e finire a Piazza dei Mirti, che era il centro indiscusso del quartiere. Lì c’era il capolinea delle corse urbane limitate della Roma Fiuggi.

Addentrandomi in una delle floreali vie del quartiere vidi, a un certo punto, un piccolo capannello di adolescenti che guardavano verso un piccolo giardino condominiale dove era seduto un signore di una certa età che stava raccontando delle storie. Scoprii subito che si trattava di una piccola istituzione della zona conosciuta dalle mamme che, delle volte, lasciavano i propri figli a sentire i racconti di fantasia del personaggio. Era una sorta di alternativa ai corsi che la scuola dell’obbligo avrebbe dovuto assicurare ai ragazzi nel dopo scuola. Ero sicuramente arrivato alla fine di un racconto della Seconda guerra mondiale visto che si parlava di bambini che giocavano attorno a bombe inesplose (se vedete una cosa che non capite cosa sia, chiamate subito aiuto) diceva il narratore di storie con grande enfasi.

I ragazzini fecero un applauso al loro cantastorie (ogni tanto si lanciava canticchiando qualche pezzo musicale). Quella volta cantò “se potessi avere mille lire al mese” e i ragazzini pensarono che il vecchietto fosse appassionato delle Figurine Panini, visto che con Mille lire si compravano, nel 1974 500 bustine dei calciatori.

Continuai nella passeggiata fino ad arrivare al capolinea di Via Lucera dove si trovava il tram 14 che mi avrebbe ricondotto a Termini.
   
  Nel 1930 nacque la linea tranviaria 12, istituita al posto della precedente linea 10. Fu un 10 limitato da piazza San Silvestro a piazza dell'Esquilino, diretto a largo Preneste. Tale percorso fu mantenuto per parecchi anni (guerra compresa con piccola sospensione) fino al 1955, quando cominciarono ad entrare in vigore i lavori di prolungamento verso Centocelle, bloccati dalla guerra stessa. Il tram fu prolungato dapprima a Tor De Schiavi, nel 1956, finalmente, all’ interno di Centocelle, fino a Via dei Frassini.

E’ una linea, questa, che connota il legame tra il centro città e una delle periferie più rappresentative di Roma.

   
La linea 12

Nel 1979 il 12 divenne 516 e mantenne questa numerazione fino al 2000, quando fu ridenominata 5. Nei programmi dell’ATAC si cercava un’ordinazione numerica che prevedeva la numerazione da 1 a 20 per le linee tranviarie.

Il 12 ebbe a più riprese il rinforzo di vari 12 barrato (il primo fu per pochi mesi nel 1933, da P. le Prenestino a Santa Maria Maggiore). Un 12 barrato rinacque nel 1955 da zona Termini a Tor De Schiavi (il precedente 12). La linea venne rinominata 517 nel 1979 per poi essere soppressa nel 1996. Ai giorni nostri la linea 5 parte da Termini e arriva in P. le delle Gardenie.

La linea tranviaria 14 venne istituita nel 1958. Possiamo affermare che, genealogicamente parlando, il papà fosse un autobus, il 212, che dal 1933 collegava Largo Preneste a Tor Sapienza lambendo una delle neonate borgate fasciste (Quarticciolo). La linea dopo un paio di anni di assenza, dal ’44 al ’46, fu riattivata insieme al 212 barrato che limitava a Via Prenestina all’altezza di Via Lucera, per poi svoltare per questa via fino all’Altezza di Via Molfetta.

Nel 1951, nell’ambito della riforma delle numerazioni, il 212 divenne 112 e il 212 barrato divenne 212 (effettivamente ce n’era per mandare a quel paese qualcuno all’ATAC) che poi fu soppressa ma che, come “L’Araba Fenice”, rinacque sulle ceneri delle linee ATAR (vedere sotto).

Le linee servirono il Quarticciolo fino all’arrivo del 14, che continua oggi ad andare da Termini a Viale Palmiro Togliatti angolo Via Molfetta. Nel 1968 ci fu un avvenimento importante in zona Centocelle e non solo.

   
Le linee 12 e 14

Le linee gestite da società ATAR furono acquisite dall’Atac.

L’1d e L’1s, che erano circolari all’interno di Centocelle che partivano da Piazza dei Mirti e giravano L’attorno al quartiere toccando la Prenestina l’Alessandrino la Casilina, divennero 113 e 114.

Il 2, che da Torrespaccata arrivava a Centocelle, divenne 312 mentre un 312 che già esisteva divenne 312 Barrato.

Il 3, che da Piazza dei Mirti arrivava a Santa Maria del Soccorso, divenne 212

Il 4, che da Piazza dei Mirti scendeva per Via di Centocelle e arrivava a Cinecittà, divenne 612.

Il 21, che partiva dallo Statuario sull’Appia Nuova e arrivava a Pietralata passando per Centocelle, divenne 214 (una vera e propria tangenziale di estrema periferia).

Il 6, che faceva un lungo percorso partendo dalla Stazione di Ciampino passando per Piazza dei Mirti Staz. Tiburtina Tor Sapienza Torrenova e ritorno a Ciampino, fu soppresso. Fu soppresso anche il 26 che da Ciampino andava a Pietralata.

Non ho memoria di queste linee gestite dall’ ATAR se non per delle paline sparse qua e là che rimasero in bella vista negli anni successivi Nell’ anno in cui avvenivano la gran parte degli avvenimenti di questo scritto (il 1974) entrava in servizio la linea 19 tranviaria da Centocelle a Piazza Galeno Nel 1975 fu prolungato a Piazza Risorgimento.

 
Linee dell'ATAR e (foto a destra) ex ATAR

Nel 1983, con la riattivazione dei binari sulla Via Flaminia, fu deviato a Piazza Mancini. Nel 1990 con l’attivazione della linea 225 da Piazzale Flaminio a Piazza Mancini tornò definitivamente a Piazza Risorgimento. Nei giorni attuali la linea, pur avendo un itinerario da Risorgimento a Piazzale delle Gardenie, è sottoposta a una serie di limitazioni in attesa del rilancio tranviario di Roma.

Per chiudere il capitolo non possiamo ignorare la penetrazione urbana della ferrovia Roma Fiuggi Alatri con i binari che arrivavano a Piazza dei Mirti. Tale deviazione fu attivata nel 1941 e disattivata nel 1982. I binari cingevano tutta la piazza ed erano un panorama gradevole per gli abitanti del luogo che mi risulta non protestassero per i rumori della ferrovia o per la mancanza di posti auto. Attualmente a Piazza dei Mirti c’è una stazione della linea C della metro salutata all’inaugurazione da una festa in piazza.

 

LA GUERRA, L'AMERICANO, LA LIBERAZIONE

Una mattina a Via Veneto tornai dopo una serie di consegne in serie negli alberghi vicini. Quella volta a badare al tutto c’era solo mia madre in quanto zio Pietro era impegnato a valutare un funerale che si sarebbe tenuto nella parrocchia di San Camillo in Via Piemonte (ovviamente mio zio si occupava di addobbi floreali e non di anime). A un certo punto si affacciò dinanzi al banco un signore di una certa età che si avvicinò a mia madre e sorridendo esclamò: Sig.ra Rina ti ricordi me? Mia madre squadrò l’interlocutore da capo a piedi con la consueta faccia da “impunita “che la contraddistingueva.

“No, e tu chi saresti? “disse mia madre pronta a cacciare indietro il tipo.

“Noi ci siamo conosciuti nel giugno del 1944 “. Disse il signore con un buon italiano anche se con accento americano.

Vidi mia madre osservare a lungo l’interlocutore evidentemente sorpresa dalla rivelazione. Mia madre nel 1944 aveva 22 anni e il signore mostrava di avere un’età non troppo dissimile da quella. Gli Americani erano entrati a Roma in quell’anno, l’avevano liberata (in verità anche i partigiani avevano contribuito) e si era creata un’alchimia tra la cittadinanza e i liberatori d’oltreoceano. Il signore tirò fuori una foto, (stava per accadere qualcosa di sensazionale), e la fece vedere a mia madre, io intanto mi ero avvicinato per gustare meglio quella scena. In quella foto si vedeva mia madre, con lo sfondo del banco di fiori, con un paio di militari sorridenti con i loro 64 denti e si scorgeva da un lato anche la figura di Zio Miro che cingeva con il braccio uno dei militari americani.

Vidi mia madre sorridere, evidentemente ricordava, e con uno slancio che non era solito, strinse la mano a quel signore che evidentemente le aveva fatto ricordare un momento felice. (Se non era felice la fine di una guerra!). Non ricordo se mia madre raccontasse a mio padre l’episodio. (Ma guarda che vado a pensare!).  

 

LA SECONDA ATTIVITA' DI ZIO PIETRO

Una volta mio zio Pietro decise di farmi conoscere dal vivo in cosa consistesse la sua seconda attività. Dopo essere passati a casa al Flaminio provenienti dal banco (quel giorno il banco era presidiato dalla mia famiglia con mio fratello che era stato iniziato a consegnare alcuni mazzi di fiori nei vicini alberghi). Ci dirigemmo con un bus a Piazzale Flaminio da dove partiva un collegamento speciale per l’Ippodromo Capannelle.
   
  Il collegamento speciale era gestito dalla STEFER e da Piazzale Flaminio garantiva un servizio verso l’altro ippodromo di Tor di Valle. Ma perché era la STEFER e non l’ATAC a gestire questi servizi? La risposta sta nel fatto che la STEFER, formalmente società per azioni privata ma di proprietà pubblica, gestiva i trasporti con l’Appia Nuova (linee A1, A2, A3,), gestiva la metro per Laurentina e per Ostia e Tor di Valle era sulla Via Ostiense, e gestiva inoltre le linee per la Casilina (linee C1, C1 rosso, C2, C3, C4, C5, C6) e per la Tuscolana (T1, T2 , T3, T3 rosso, T4, T4 rosso). La STEFER, inoltre, gestiva i tram Termini Cinecittà e Termini Capannelle (ultimi tronchi delle tranvie dei Castelli Romani).

Una volta mio zio Pietro decise di farmi conoscere dal vivo in cosa consistesse la sua seconda attività. Dopo essere passati a casa al Flaminio provenienti dal banco (quel giorno il banco era presidiato dalla mia famiglia, con mio fratello che era stato iniziato a consegnare alcuni mazzi di fiori nei vicini alberghi). Ci dirigemmo con un bus a Piazzale Flaminio, da dove partiva un collegamento speciale per l’Ippodromo Capannelle.

Si arrivava a Capannelle dopo circa 30 minuti, e poi mio zio, entrando dentro l’Ippodromo, mi raccomandava di non scommettere e di stare sempre vicino a qualche adulto. Lui “aveva da fare “in quanto era impegnato in situazioni assai delicate. Io sapevo cosa mio zio facesse a Capannelle e a Tor di Valle e me lo ero sempre tenuto per me. In sostanza quando gli scommettitori perdevano, mio zio guadagnava, e quando mio zio perdeva, gli scommettitori guadagnavano. Era un peccato veniale che non prevedeva il 41bis. Mio zio mi aveva presentato il suo socio “Spartaco” che, contrariamente al bellicoso nome, corrispondeva a una persona gentile, educata, insomma, d’altri tempi.

Quella volta mi aggirai per l’Ippodromo conscio di star scoprendo qualcosa di inusuale, cosa avrei raccontato ai miei amici di Brindisi, “Aho so’ stato a Roma e ho scommesso sui cavalli”. Non potevo essere credibile.

I miei pensieri si interruppero quando vidi un tipo, ciccione, che mi fissava. Cominciai a girovagare per l’Ippodromo e scoprii che quel tipo mi stava seguendo. Andai avanti e indietro per l’ippodromo e quel tipo sempre alle calcagna. Allora decisi che era arrivato il momento di avvisare Zio Pietro. Beccai mio zio mentre stava parlando con un suo cliente e gli raccontai quello che stava succedendo. Il tipo si era fermato a debita distanza e sicuramente ci stava osservando. “Non ti preoccupare è un pederasta “. Confesso che mio zio non aveva filtri e che aveva lanciato un messaggio a quel tipo: “Come te movi te furmino” .

Il tipo scomparve e noi ce ne potemmo andare verso casa festanti (Mio zio aveva vinto).

Ai moralisti dico: “Le colpe degli zii non devono ricadere sui nipoti “. E comunque è stata una bella esperienza.

 

LA BICICLETTA DI VIA LUDOVISI

A Via Veneto e a Via Ludovisi sono stati girati decine di scene di film a cominciare dagli anni ’40 del 900. Chi non ricorda Sciuscià e le scene girate a Via Veneto, con il cavallo che passa presso Porta Pinciana. In particolare, mio zio viene ripreso, suo malgrado, in una scena del “Conte Max “con Vittorio De Sica e Alberto Sordi. Il banco dei fiori viene ripreso anche (chiuso) nel film “Le notti di Cabiria”.

Lo scenario attira registi e autori di tutte le nazionalità. Stiamo parlando della strada della dolce vita.

Nel 74 arrivò in Via Ludovisi una troupe di tedeschi che avrebbe dovuto girare una scena di un film ambientato nella Seconda guerra mondiale. La scena di svolgeva nel 1944. Non so quale fosse il titolo e non credo che il film abbia mai visto le sale italiane cinematografiche.

Fatto sta che ci fu un ciak che rivelava un’auto che si fermava dinanzi l’Hotel Savoia in Via Ludovisi. Il contorno prevedeva un certo numero di comparse su biciclette che erano state sbarcate da un camion qualche minuto prima.

Anche quel giorno a badare al banco c’era mia madre e io arrivavo da una consegna nella zona nord di Roma.

La scena del film terminò e gli inservienti iniziarono a caricare sul camion tutti gli oggetti di scena, tra cui le biciclette in stile anni Trenta che avevano fatto da corollario alla scena appena girata. Fatto sta che nel camion fu caricata anche la bicicletta di mio zio che era parcheggiata accanto al muro della libreria Rizzoli. A un certo punto vidi mia madre scattare come una sprinter (mia madre era del ’22) verso Via Boncompagni dove il camion dei tedeschi si era diretto. All’altezza di Via Lucullo una signora rispondente ai connotati di mia madre, si sbracciava per riavere indietro la bicicletta del fratello. I militari a servizio dell’ingresso all’ambasciata americana capirono che la signora diceva il vero.

La Bicicletta fu restituita, con tante scuse, e continuò a essere visibile nella Via Ludovisi dinanzi la libreria Rizzoli. 

 

LA RIFORMA TRANVIARIA DEL 1930

Vale la pena di dedicare un capitolo per spiegare i motivi che mi inducono nella quasi totalità dei casi a partire dal 1930 per l’origine delle linee.
   
  Il primo gennaio 1930 i romani si svegliarono un mattino in cui tutto (dal punto di vista tranviario) non era più come il giorno prima. Era iniziata l’era della riforma tranviaria. Ogni tram transitante all’ interno del centro storico era scomparso. Le vetture tranviarie potevano solo lambire il centro storico di Roma ma non penetrarvi.

Era successo che durante un discorso al Governatorato (il comune in epoca fascista) il Duce aveva parlato della necessità di rimuovere la “stolta contaminazione tranviaria”. Le rotaie ostacolavano i progetti di sventramento delle case del centro che oscuravano i monumenti della Roma antica che avrebbero dovuto essere circondati da grandi piazze. Le rotaie ostacolavano anche (dicevano alcuni) le adunate oceaniche in Piazza Venezia.

Esiste anche un altro esempio di qualche anno dopo in cui Mussolini dimostrava di non avere grande considerazione del tram.

All’inizio del 1935 la linea tranviaria 7, che collegava la Ferrovia con Monte Sacro attraverso la Via Nomentana, fu soppressa. Nessuno crede più alla storia del rumore del tram davanti a Villa Torlonia, residenza di Mussolini. Furono le energiche proteste dei residenti che fecero fare un mezzo passo indietro all’ATA. L'azienda ripristinò la linea 7 da Via XX Settembre per Montesacro, deviata per il viale XXI Aprile, facendola transitare per Piazza Bologna, con una deviazione che tagliava la prima parte della Via Nomentana.

Tornando alla nostra riforma dobbiamo tuttavia riconoscere che l’ATAG fece buoni interventi, che razionalizzavano la rete in maniera efficace. Nacquero la circolare tranviaria interna destra e sinistra, che correvano attorno al centro di Roma in senso orario la Circolare Destra (CD) e in senso antiorario la Circolare Sinistra (CS). Sparsi lungo il percorso delle circolari c’erano dei capolinea, punti di scambio chiamati nodi, denominati con una lettera che richiamava il quartiere:

F come Flaminio in Piazzale Flaminio.

S come Salario in Piazza Fiume.

N come Nomentano a Porta Pia

M come Macao a Piazza Indipendenza

E come Esquilino a Piazza Santa Maria Maggiore

R come Regola a piazza Montanara (successivamentre Ripa a piazza Monte Savello)

T come Trastevere a P.te Garibaldi B come

Borgo a Ponte Vittorio Emanuele

P come Prati a Piazza Cavour

C come Colosseo al Colosseo (istituito nel mese di settembre)

Furono create delle linee bus diametrali nel centro di Roma, con la lettera del capolinea di partenza e quella del capolinea di arrivo. La linea NB partiva dal Nomentano e arrivava nei pressi di San Pietro (Borgo). La linea ST partiva dal Salario e arrivava a Trastevere. La linea FR partiva da Piazzale Flaminio e arrivava a Regola, e via discorrendo.

   
Tre nodi di scambio della circolare interna: piazza Esquilino (E) piazza Indipendenza (M) piazzale Flaminio (F).
La prima foto a sinistra è del 1 gennaio 1930, primo giorno della nuova rete.


Mussolini esamina i nuovi autobus per la riforma. Vetture in via del Plebiscito e in via del Colosseo visto da via Gina Agnesi
(tutti gli edifici visibili nella foto a destra sono stati demoliti per l'apertura di via dei Fori Imperiali)

Il grosso delle linee tranviarie raccoglievano i passeggeri in questi capolinea e s’ irradiavano verso i quartieri periferici.

L’ATAG pubblicò un libricino con piantina annessa denominato “La nuova rete dei trasporti collettivi in Roma MCMXXX – A. VIII”. In esso veniva spiegato, anche con una certa enfasi, la nuova sistemazione della rete e le tariffe che tra l’altro prevedevano anche la possibilità di utilizzare lo stesso biglietto nel passaggio da una linea diametrale centrale a una linea radiale esterna e viceversa. Nonostante la diffusione di informazioni tramite vari canali come i cinegiornali, trasmissioni radiofoniche, piantine distribuite gratuitamente, manifesti affissi in tutta la città non mancarono lamentele, malumori e proteste.


   
Parte dei nodi e dei capilinea della nuova rete (condivise da Valerio Varriale)

Mia madre mi disse che le proteste maggiori furono per i trasbordi che si dovevano fare per giungere a destinazione. Le circolari, le diametrali centrali e le radiali erano certamente frequenti ma questo non bastava certamente per alleviare i disagi.

Negli anni successivi con l’arrivo del filobus quasi tutte le linee diametrali furono convertite da automobilistiche a filoviarie. Nel film “Avanti c’è posto” il protagonista è il filobus MB, una linea da sempre molto frequentata fino ai giorni nostri con il numero 64. Da ricordare che la linea NB (futuro 62) era quella che negli anni ’30 transitava per Via Ludovisi, i cui bifilari li ricordo perfettamente visibili alla fine degli anni ’60, nonostante la linea fosse stata convertita in autobus e spostata in Via Sallustiana.

   

 

PRIMA DELLA RIFORMA

Ma cosa succedeva in ambito trasportistico prima della riforma a Roma?
   
  Il primo servizio di trasporto pubblico di cui si abbia notizia è del 1845 e si trattava di un Omnibus trainato da cavalli (non un tram) che partiva da Piazza Venezia e arrivava alla Basilica San Paolo fuori le mura dopo un viaggio avventuroso fra le stradine tortuose del centro di Roma fino al vialone che conduceva alla Basilica. Il servizio sembra che ebbe un certo successo anche se le autorità pontificie non è che fossero troppo entusiaste di un trasporto pubblico efficiente.

Quando nacque il servizio c’era Papa Gregorio XVI che sembra che fosse contrario alle ferrovie e in generale al settore trasportistico. L’anno dopo fu la volta di Pio IX che certamente a breve avrebbe avuto qualche problema più grande rispetto all’ occuparsi di trasporti. Nel 1849 nacque la Repubblica Romana che lo costrinse all’ esilio a Gaeta nel Regno di Napoli.

Una volta ripristinata l’autorità Pontificia ci si poté dedicare alla costruzione della prima ferrovia romana che da Roma andava a Frascati. In verità non partiva da Roma e non arrivava a Frascati nel senso che partiva da San Giovanni allora in piena campagna e arrivava sotto il colle di Frascati per cui si dovette provvedere all’istituzione di due linee omnibus a cavalli che andavano da Montecitorio a San Giovanni a Roma e dal centro di Frascati alla sottostante stazione.

E’ evidente che i servizi pubblici erano assolutamente inefficienti almeno fino al momento in cui i bersaglieri entrarono a Roma il 20 Settembre 1870.

Gli italiani trovarono una città che le autorità pontificie non avevano certamente mantenuto in formato accettabile rispetto alle altre città italiane ed europee. La nuova capitale d’ Italia iniziò a trasformarsi dopo la breccia grazie a interventi urbanistici sulla città, nacquero nuovi quartieri anche per accogliere i funzionari e la nuova classe impiegatizia piemontese.

Anche nei trasporti ci fu uno sviluppo costante con l’inaugurazione di nuove linee di omnibus e, nel 1877, del primo tram a cavalli, una novità assoluta in quanto erano stati posati i primi binari cittadini da Piazza del Popolo a Ponte Milvio.


Omnibus trainati da cavalli in piazza del Popolo, Porto di Ripetta, ponte Sant'Angelo

Sempre sullo stesso percorso nel 1890 ci fu la sperimentazione del primo tram elettrico e nel 1894 la prima linea dalla Ferrovia a San Silvestro. Da quel momento ci fu una rapida espansione delle linee tranviarie gestite dalla società privata SRTO (Società Romana Tramways Omnibus). Le prime linee erano riconoscibili non con sigle o con numeri ma grazie a immagini a colori visto la diffusione dell’analfabetismo fra la popolazione. I primi numeri furono introdotti nel 1908 su un totale di una ventina di linee che ormai coprivano tutto il centro e la parte ottocentesca.

Un’altra svolta importante arrivò nel 1909 con l’istituzione dell’azienda pubblica AATM da parte del Sindaco Nathan e della prima linea a gestione comunale nel 1911 Con la Prima guerra mondiale ci fu un evidente rallentamento dello sviluppo della rete ma dalla fine delle ostilità le linee comunali si moltiplicarono al posto di quelle gestite dalla SRTO.

Arrivati al 31 dicembre del 1929 Roma aveva una tra le più importanti reti tranviarie europee. Erano attive una sessantina di linee, oltre 1250 tra motrici e rimorchi e circa 400 chilometri di lunghezza di esercizio.

 

UN POMERIGGIO A VIA VENETO

I personaggi che negli anni ’70 arricchivano Via Veneto erano figli della Dolce Vita di dieci anni prima: I paparazzi, il lustrascarpe che dinanzi il banco di fiori continuava a lucidare le calzature di tutti (aveva un’ape che parcheggiava all’angolo tra via Veneto e Via Boncompagni che oggi sarebbe stata portata via per motivi di sicurezza), le prostitute che venivano a prendere i fiori che raccontavano le vicissitudini con i clienti. “Aho’ guarda che c’è il regazzino ( il “regazzino” ero io) diceva mio zio alla signora di turno. Scusa “Sor Pie’ “non l’avevo visto. Mia zia diceva che Via Veneto era morta (diceva così anche di Viale del Vignola e anche di ciascuna zona di Roma frequentata).

Quel pomeriggio c’era una troupe che stava per girare uno spot per la Coca Cola. A un certo punto tutte le comparse (saranno state le tre del pomeriggio) si fermarono e occuparono tutta la Via Ludovisi con il loro cestino del pranzo. Una delle comparse chiese di sedersi in una delle sedioline del banco di fiori e cominciò a parlare sul cinema, sulla TV e sulle condizioni delle comparse. Pensai che nella città dove ero nato il cinema e la TV avessero uno spazio fenomenale e che ci trovassimo in una Hollywood de Noantri, non troppo distante dai fasti americani.

Io non so se quella comparsa abbia avuto in seguito successo, certo è che Roma, come diceva qualcuno, era un set a cielo aperto.

Fu ripetuta non so per quante volte quella scena in cui si vedeva un tipo che scendeva da Via Veneto, lato Cafè De Paris, e faceva lo slalom fra le persone e poi fissava una persona ferma al semaforo. Non capivo cosa significasse quello spot e non lo capisco adesso.
   
  Mentre guardavo il ripetersi in continuazione della scena (il regista l’avrà fatta ripetere una decina di volte) davo anche un’occhiata alle linee autobus che passavano provenienti da Via Boncompagni e da Piazza Barberini (52, 53, 56, 58) e quello proveniente da Porta Pinciana e da Via Bissolati, il 55.

In verità le due linee sorelle 52 e 53 che da Piazza San Silvestro arrivavano al Villaggio Olimpico (il 53) e ai Monti Parioli (il 52) passavano all’epoca in Via Boncompagni verso S. Silvestro e in Via Sallustiana verso i capolinea esterni, ed erano una presenza costante nei collegamenti verso Roma Nord.

 
Le linee 52 e 53

Nel 1933 nacque la linea 103 da S. Silvestro a Piazza Santiago del Cile ai Parioli esercitata con autobus, ma che nel ’38 divenne filobus prolungando verso Villa Glori.

Nel 1951 nacque il 53 che rimase filobus fino al 1966. Con gli anni (da autobus) fu prolungato al Villaggio Olimpico e poi in Piazza Mancini dal 2001. La linea esiste ancora e svolge onorevolmente il servizio tra Piazza Mancini, San Silvestro e ritorno nel senso che si tratta di una linea circolare, nel significato contemporaneo del termine: un unico capolinea e un itinerario andata e ritorno senza soste. Da notare che negli anni 2000 la linea fu prolungata a San Giovanni con un evidente stravolgimento della sua natura di linea della Roma bene. Il prolungamento non ebbe lunga vita nonostante una linea in più da S. Silvestro, oltre l’85, avrebbe fatto comodo.

Nel 1936 nacque l’autobus 103 rosso che da San Silvestro andava a Piazza dei Martiri Fascisti percorrendo Viale dei Martiri Fascisti. Nel 1938 anche questa linea divenne filoviaria insieme a tante altre. Dopo la follia della guerra nel 1951 il 103 rosso fu promosso a 52 con capolinea a S. Silvestro e P.za Don Minzoni (già Martiri fascisti) e percorrendo Viale Bruno Buozzi (già Martiri fascisti). La dedica era per un prelato ucciso dai fascisti nel 1923 e per un sindacalista ucciso da nazisti in fuga nel 1944 a La Storta. Il filobus resistette fino al 1957 quando anziché prolungare il bifilare a Via Archimede (nuovo capolinea) si preferì esercitarla con autobus. Anche il 52 esiste ancora e va da V. Archimede (ai Monti Parioli) a S. Silvestro e ritorno esercitato da minibus (linea circolare).


La linea 102

Nel 1930 nacque il 106 che da Piazza Fiume andava a Piazza Trasimeno. Questa linea non aveva nulla a che fare con il vecchio 106 che da Piazza Rusticucci (San Pietro) andava a Piazza Sonnino (Trastevere) prima della riforma del 1930. Il nuovo 106 ebbe alcuni prolungamenti sia a nord che a sud e divenne filobus nel 1938 da San Silvestro a Piazza Annibaliano. Come molte altre linee ebbe limitazioni o sospensioni durante il periodo bellico.

Nel 1951 nacque finalmente il 58 (filobus) che da Sant’Emerenziana andava a San Silvestro e con il passar degli anni arrivò a essere trasformato in autobus nel 1963 e prolungato fino a Piazza Gondar e poi a Via Valle Scrivia. Nacque l’NT dopo la riforma (Nomentano Trastevere) da Porta Pia a Ponte Garibaldi. Trasformata in filobus nel’43 la linea dopo la guerra ebbe parecchie trasformazioni fino ad avere linee di rinforzo come l’NT barrato e l’NT rosso. Diventata filobus nel 1949 venne unita al 107 (dando vita al NT nero piazza Sonnino-corso Sempione) e al 106 (dando vita al NT rosso piazza Sonnino-largo Somalia). Nero e rosso diventarono nel 1951 60 e 56, trasformate in autobus rispettivamente nel 1965 e nel 1958.

 
Il 60 (già NT nero) a corso Sempione e alla Batteria Nomentana

Due parole sulla linea 55 che percorreva Via Veneto da Porta Pinciana e girava a sinistra in Via Bissolati. La linea nacque come celere “L” nel 1952 da Piazza Ungheria a Piazza Venezia. Negli anni fu prolungata a nord fino a Piazza delle muse e a sud fino a Via Corinto e poi alla Basilica di San Paolo. Nel 1965 divenne 55 e fu poi soppressa nel 1980 con l’enorme riforma per la nascita della linea A della metropolitana. Nel ’58 nacque l’L barrato che da Piazza della Repubblica arrivava a Via Corinto e poi a San Paolo. Nel 65 divenne 55 barrato e nel 1980 divenne 170. La linea esiste ancora e ha cambiato più volte l’itinerario. Oggi parte da Termini passa per Testaccio poi Marconi e arriva all’EUR.

Una curiosità che riguarda le frequenze delle due linee. Normalmente linee di supporto o rinforzo hanno una frequenza minore della linea principale. Nel caso delle due linee in questione la linea di supporto aveva una frequenza doppia rispetto alla principale. Nel 1974 il 55 passava ogni 15/20 minuti, il 55 barrato ogni 8/10 minuti.

   
La celere L e il 55 barrato

 

ALLA CLINICA SAN DOMENICO

Mia zia Lina fu ricoverata a luglio avanzato per l’operazione alla retina, ci sarebbe rimasta per una decina di giorni e poi avrebbe trascorso la convalescenza nella casa di Ostia.

Un pomeriggio io e mio padre andammo a trovarla presso la Clinica San Domenico che si trovava in Piazza Sassari nei pressi del Policlinico. La clinica non era grandissima ed era strutturata in modo tale che ciascun paziente avesse la miglior privacy possibile. Quel pomeriggio (rimanemmo un paio d’ore) io non vidi altri pazienti ricoverati nella struttura per cui pensai che quella fosse più vicina ad una residenza piuttosto che a un luogo dove si curavano le persone. L’ operazione alla retina costava “un occhio della testa “e allora “che si operava a fare” aveva detto mio fratello che, spesso, mostrava di avere un senso dell’humor piuttosto tendente al nero.

Dalla sala d’aspetto al primo piano si vedevano benissimo i binari dove passava il tram 29 verso il Verano, l’autobus 30 verso Piazza Ungheria e la nuova linea tram 19 che era stata istituita da pochi giorni e che faceva capolinea lì vicino a Piazza Galeno. Nella sala la mia attenzione si divise tra un libro “la Bibbia narrata ai bambini” messa lì sul tavolinetto e la finestra da cui si vedevano i tram passare. Decisi che avrei letto il libro vicino alla finestra in modo da non potermi negare dal vedere il passaggio dei tram Stanga che erano impiegati nel 29 e nel 19.
   
  In realtà sotto la clinica oltre al 19 e al 29 (circolare esterna destra) esercitate da tram passava anche il 30 (circolare esterna sinistra) esercitata con autobus. Era un’ anomalia legata ai provvedimenti della viabilità per le olimpiadi del 1960, che sarebbe stata risolta l’anno dopo.

Le due circolari erano nate nel decisivo anno 1931 come ED (esterna destra) e nel 1932 come ES (esterna sinistra) contraddistinte dal colore rosso. Da qui il modo di dire: “vado a pijia ‘a circolare rossa “ o piu’ semplicemente “‘a circolare”. Il percorso era estremamente lungo e aveva come capolinea di riferimento il Viale Belle Arti poi Piazza Ungheria Viale della Regina il Verano San Giovanni Colosseo Marmorata Trastevere Lungotevere Castel S. Angelo Prati Belle Arti.

Nel 1960 grazie alle Olimpiadi (bellissime ma disastrose per l’esercizio tranviario) l’ES venne esercitato con autobus per poi cambiare numerazione nel 1965 divenendo 30. Nel ’73 l’ED divenne 29. Nel ’75 l’esercizio della circolare s’interruppe e nacque la linea a “U” 30. L’itinerario era per l’appunto una “U” che partiva da S. Giovanni di Dio girava attorno al percorso della vecchia circolare (lasciando il Lungotevere) e arrivava a Piazza Risorgimento. Con il tempo gli impianti tranviari rimasero quelli del ‘ 75 con piccoli cambiamenti e ora il discendente della linea a “U” rimane il tram 3 che da Villa Borghese arriva alla Stazione Trastevere. Rimane in ambito notturno un revival della vecchia circolare rossa grazie alle linee notturne che ripropongono per intero il percorso del 1931 con un’importante deviazione al Villaggio Olimpico.

 
La circolare esterna negli anni dell'esercizio misto tram e autobus

Con il tempo gli impianti tranviari rimasero quelli del ‘ 75 con piccoli cambiamenti, e ora il discendente della linea a “U” rimane il tram 3 che da Villa Borghese arriva alla Stazione Trastevere. Rimane in ambito notturno un revival della vecchia circolare rossa grazie alle linee notturne che ripropongono per intero il percorso del 1931 con un’importante deviazione al Villaggio Olimpico. Nel 2xxx, con l'ennesimo riordino della rete, sono sparite le numerazioni storiche.

[Nota del web-editor: la rete notturna di Roma venne ricostituita nel 1947 secondo le regole in vigore all'epoca. Linee circolari, due linee diametrali che tagliavano il centro storico (EF e NT) e le varie linee radiali verso le periferie. Nonostante l'istituzione di nuovi itinerari questo ordinamento è rimasto fondamentalmente in vigore fino al 1999. Viaggiare di notte significava immergersi in una rete che era ancora quella tipica dei decenni precedenti e lo si capiva dagli autobus delle linee circolari, che ancora riportavano le indicazioni "CIRCOLARE INTERNA" e "CIRCOLARE ESTERNA".

Le linee erano del tutto aliene dalla città che si era sviluppata a macchia d'olio. Alcuni esempi: la linea 1 da p.le Flaminio a Ponte Milvio, che ignorava tutta l'edificazione successiva (al punto che l'ATAC se ne libera già nel 1992; la linea 78, unica a raggiungere il nodo di Termini, sovraffolata nelle prime ore di servizio al punto da costringere l'azienda a esercitare numerosi sussidi limitati da piazza Venezia; ed ancora il 98, che terminava a largo dei Della Bitta e non raggiungeva il complesso di Corviale. Il servizio si basava sulla coincidenza oraria negli incontri tra le varie linee, specie le circolari: ad esempio, il 60 da piazza Sonnino non poteva partire finché non passava la circolare 30].

 

OSTIA PONENTE

C’è un detto che dice che chi non entra nel carcere di Regina Coeli non sia un vero romano. Preferisco pensare che un vero romano si veda se ha legami con il quartiere marino di Roma (Ostia) o con i bellissimi borghi dei Castelli Romani. Tra mamma e zii i requisiti erano rispettati.

Quello stesso pomeriggio della visita a Zia Lina, con la 128, ci recammo alla volta di Ostia (avremmo dormito lì) per prendere possesso e visionare il lavoro che c’era da fare. Dalla clinica a Ostia indirizzai mio padre verso il Verano e Viale Scalo San Lorenzo dove era in costruzione la sopraelevata che sarebbe stata inaugurata l’anno dopo. Quando indicavo le strade a mio padre non sempre prendevo la strada più breve perché magari ero interessato a risolvere qualche mistero trasportistico. Mio padre se n’era reso conto ma non protestava perché sapeva che io mi sarei potuto vendicare facendolo passare per i Castelli per arrivare a Ostia. Decisi che avremmo fatto la Via Cristoforo Colombo (normalmente per arrivare a Ostia si faceva la Via del Mare) in quanto ero deciso a vedere gli autobus dell’Atac percorrere il lungomare perché questo avveniva solo in estate. Dopo aver percorso tutto il lungomare di Ostia dalla Rotonda di Piazzale Cristoforo Colombo allo stabilimento “Le Lampare” arrivammo a Via Delle Triremi e al parcheggio della piazza sottostante il palazzo dove era l’attico

La casa era stata acquistata da poco ed era un bicamere con terrazzo al quinto piano di uno stabile che dava su Piazza Marco Vipsanio Agrippa. Il nome della piazza l’ho riportato per esteso perché esiste a Roma un’altra piazza che si trova a Montesacro cioè a circa 35 chilometri da Ostia: Piazza Menenio Agrippa. Se qualcuno, magari a Termini, entrasse in un taxi e volesse essere portato a Piazza Agrippa farebbe meglio a indicare anche il Lido di Ostia perché potrebbe ritrovarsi a Montesacro nella caratteristica piazza da cui si entra nella “città giardino”. Dal terrazzo di casa si poteva vedere per intero la piazza (un tantino trascurata) e la fine di Corso Duca di Genova, si potevano vedere anche i palazzoni popolari di Via della Corazzata da poco ultimati e la strada vicinale di Via dell’Appagliatore che arrivava in rettilineo fino alle rive del Tevere. Si poteva vedere anche la targa di Via dell’Idroscalo strada che conduceva alla foce del Tevere e dove, l’anno successivo, ci sarebbe stato l’assassinio di Pierpaolo Pasolini.

Dall’attico non si poteva vedere il mare se non un piccolo spicchio affacciandosi da un angoletto.
   
  Ma a me interessava vedere non il mare ma gli autobus che passavano sotto: capolinea dello 05 che faceva un’inversione sulla piazza, e poi le corse dirette all’ Idroscalo dello 01 che passavano su Via delle Triremi e giravano sulla via che conduceva al capolinea di Piazza dei Piroscafi.

Mio padre fece la lista di tutte le cose che dovevano essere fatte fra interventi all’impianto elettrico, all’ impianto idraulico e soprattutto un intervento alla ringhiera del terrazzo che era troppo bassa per la garanzia di sicurezza principalmente in caso di presenza di bambini.

A distanza di decenni da quei lavori la ringhiera che mio padre costruì (con tanto di uso di macchina saldatrice) è ancora visibile ai giorni nostri dal basso e non è stata mai sostituita nonostante il cambio continuo dei proprietari dell’appartamento.

Il giorno successivo uscimmo presto dall’ appartamento mio padre per andare a rifornirci al ferramenta al centro di Ostia e per accompagnarmi alla Stazione Lido dove avrei preso il treno o la metro per il centro di Roma. Mio padre lo avevo lasciato in buone mani perché per tornare in Piazza Agrippa avrebbe dovuto soltanto percorrere il lungo rettilineo di Corso Duca Genova senza pericolo che si perdesse.
   
  La Roma Lido venne inaugurata nel 1924 da Porta San Paolo a Ostia con stazione a poche centinaia di metri dal pontile. Le leggende raccontano di un Duce che avesse miracolosamente accelerato i lavori per l’inaugurazione, ma in realtà la progettazione e l’esecuzione dei lavori ebbero le solite difficoltà di realizzazione che hanno tutte le opere che si realizzano in Italia. Della ferrovia si parlava dal secolo scorso ma con Nathan si ebbe un’accelerazione nonostante l’incombente guerra mondiale. I lavori iniziarono nel 1918 e si conclusero nel ‘ 24, anzi nel ’25 con l’introduzione del doppio binario.

[Nota del web-editor: da più parti si vuole che i lavori della ferrovia siano stati accelerati da Mussolini, che vuole fare della Roma-Lido uno dei fiori all’occhiello del costituendo Governatorato. Sebbene non sia nota la fonte della notizia è stato ripetutamente scritto che il 3 febbraio 1924 il Duce avrebbe ricevuto in udienza l’ing. Egisto Grysmaier, Direttore Generale della società, e gli avrebbe comunicato che il successivo 10 agosto era sua intenzione recarsi ad Ostia in treno. Nell’archivio della segreteria particolare del Duce (Archivio centrale dello Stato) non esiste alcun riferimento circa la presunta udienza accordata all'ing. Grysmaier. Sulla Rivista tecnica delle ferrovie italiane (n. 5 del 15 maggio 1927) l'ing. Luigi Soccorsi, primo direttore di esercizio della linea, scrive che Mussolini "volle che fin dall'estate 1924 Roma potesse godere il suo lido", ma non fa cenno a tale udienza].

Alcuni dissero che questa era la prima linea metropolitana che fosse stata inaugurata in Italia ma questo non può essere considerato vero. Una linea metropolitana deve rispondere sostanzialmente a tre requisiti:

Non deve avere attraversamenti a raso come strade con passaggio a livello.

Deve prevedere la possibilità che i passeggeri possano accedere facilmente e rapidamente ai convogli come con marciapiedi a raso.

La frequenza deve essere alta. Nella nostra ferrovia questo punto non era soddisfatto. La linea inizialmente aveva una frequenza dei treni superiori ai 30 minuti.

 
La ferrovia Roma-Ostia ad Acilia e al capolinea di Porta San Paolo


Un richiamo va fatto anche sul concetto di metropolitana leggera e pesante, cioè tradizionale. Spesso in campo giornalistico vengono utilizzati termini non congrui. Si parla di metropolitana leggera quando in realtà è un tram. Addirittura, ricordo una serie di articoli della stampa salentina in occasione dell’avvio dell’esercizio della filovia a Lecce: “Lecce finalmente ha la metropolitana leggera “titolava un quotidiano locale all’ inaugurazione del filobus a Lecce.

La differenza tra metro leggera e pesante sta semplicemente nel numero di passeggeri trasportati per ogni senso di marcia dai convogli. In linea di massima una linea Metro che trasporta meno di quattordicimila passeggeri per senso di marcia l’ora può essere definita “leggera” ma la frequenza deve essere comunque alta diciamo inferiore ai 10 minuti. I requisiti di cui sopra devono comunque essere rispettati.

Nel 1925 fu realizzata la penetrazione sotterranea della ferrovia a Napoli da Pozzuoli a Garibaldi. Anche in questo caso qualcuno disse che era stata inaugurata la prima metropolitana in Italia in quanto sotterranea. Il fatto che una linea sia sotterranea non significa che debba chiamarsi metropolitana. Può essere a livello del terreno o sopraelevata l’importante che assolva le regole sopraindicate. La penetrazione di Napoli non aveva una frequenza accettabile per essere considerata metropolitana.

La prima linea metropolitana in Italia rimane quella inaugurata a Roma nel 1955 da Termini fino a Esposizione e Laurentina. Dal 1956 iniziarono delle corse che da Termini arrivavano a Ostia con un notevole risparmio di tempo anche grazie alle ridotte fermate dei convogli. Quando si partiva da Ostia (o si arrivava) si aveva la possibilità di prendere il trenino (per arrivare a Porta San Paolo) o la metro (per arrivare a Termini).


Immagini dell'inaugurazione. Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi durante il viaggio inaugurale e al taglio del nastro alla stazione Termini

Tale situazione andò avanti fino al 1990 quando fu aperto il prolungamento a Ponte Mammolo e poi a Rebibbia e quindi avvenne la separazione tra le due linee (B e Roma Lido). Ai giorni nostri siamo ancora in attesa della trasformazione della Roma Lido in linea metropolitana E (leggera) da Cristoforo Colombo a Porta San Paolo.

 

PASSEGGIARE PER ROMA

Le passeggiate che io facevo per Roma non erano frutto di improvvisazione ma erano il risultato di una programmazione effettuata nei mesi precedenti il mio arrivo a Roma. Durante i mesi invernali e primaverili, quando ero a scuola a Brindisi, acquistavo il quotidiano “Il Messaggero” che manteneva, anche edito in altre città oltre Roma, la cronaca della città con l’interessantissima voce dai quartieri che erano trafiletti che, tra l’altro, indicavano anche misure di carattere trasportistico su provvedimenti riguardanti il trasporto pubblico. Annotavo le misure prese e poi avrei constatato di persona, una volta a Roma in estate il provvedimento.

Ad esempio, avevo annotato che il 28 barrato era stato prolungato in Viale Isacco Newton una strada nuova in una zona al Portuense in espansione. Il 38 barrato era stato prolungato a Piazza Filattiera al Nuovo Salario (in verità fu a giugno, quando ero già a Roma). Il 61 e 63 (non quello attuale, ex 56) prolungati in Via dei Monti Tiburtini in zona Pietralata e poi in Via Fiorentini. Istituzione della linea tangenziale 391 a Roma Nord.

  
Il 38 "nero" e il 63

 

MIO CUGINO VIRGILIO, LA MOGLIE E MONTEVERDE NUOVO

Mio cugino Virgilio aveva una ventina d’anni più di me cioè un’età da padre ma che si comportava come fosse un fratello maggiore cioè in maniera antipatica e saccente con il vizio di far pesare la sua esperienza contro di me (giuro che io non si sono mai comportato così con mio fratello …. Almeno credo).

Mio cugino Virgilio aveva studiato presso il Collegio San Giuseppe di Piazza di Spagna e poi si era laureato all’età di 22 anni in legge. Era con evidente ragione un orgoglio della famiglia ed era ammirato da tutti ed io stesso, nonostante tutto, ritenevo che meritasse tutta la stima possibile. Lavorava come funzionario presso l’Istituto Commercio Estero all ‘EUR e aveva la capacità, la domenica, di alzarsi dal letto dopo mezzogiorno.

Un giorno (nel periodo in cui abitavo con i miei zii) il cugino si alzò alle 8.00 di mattina nonostante fosse domenica. Io ero abbastanza stupito da questa cosa e scoprii subito che era stata mia zia a pregarlo di portarmi fuori a giocare a pallone per farmi divertire un po’. Andammo con la sua 600 a Villa Glori e ci scambiammo alcuni lanci con il pallone. Ero abbastanza stupito di questo slancio di generosità di mio cugino che si era immolato per far divertire il proprio cugino bambino.

C’era la fregatura! Dopo 10 minuti (dieci) di gioco del pallone mio cugino disse che ci dovevamo avviare. Arrivammo in Piazza Euclide dove era in attesa una ragazza vicino ai portici che mostrò immediatamente di essere in gran confidenza con il cugino. Ebbene prima di ogni altro componente della famiglia avevo conosciuto quella che sarebbe diventata la compagna del cugino con tanto di prole al seguito. Con una richiesta di non proferire parola a mia zia i due piccioncini mi portarono al Giardino Zoologico che, tutto sommato, salvò il divertimento mattutino della domenica.

Dopo qualche mese, i due convolarono a nozze e andarono ad abitare in un bellissimo condominio di Viale dei Colli Portuensi a Monteverde Nuovo.

 

IL PORTUENSE

Molte volte con mia zia ero stato in Viale Colli Portuensi nella casa in un elegante condominio dove lei assolveva al ruolo di nonna baby-sitter nei confronti della bimba dei due coniugi. Prendevamo il 39 fino a Piazza Cavour e lì al capolinea ci aspettava il 28 barrato che ci avrebbe condotto in Via di Monteverde all’angolo coi Colli Portuensi.
   
  Il 28 barrato era stato prolungato in Viale Isacco Newton all’altezza di Via Portuense, in un quartiere con delle belle palazzine a due passi da Via del Casaletto, una strada estremamente corteggiata dalle agenzie immobiliari. Eravamo a Monteverde nuovo in una zona in espansione immobiliare importante. Se c’era un 28 barrato vuol dire che esisteva una linea 28, che allora andava da Piazzale Maresciallo Giardino (zona Quartiere Della Vittoria) a Circ. Gianicolense (altezza Via Olimpica). Il 28 nacque nel 1933 da Via Arenula alla Circ. Gianicolense appena completata fino all’altezza di Via P. Cartoni, esercitata da tram . Nel 1936 il capolinea fu spostato a Monte Savello e dopo le vicissitudini della Seconda guerra mondiale nacque il 28 barrato da Monte Savello alla Stazione Trastevere. Nel 1949 ci fu la fusione tra 28 e 37 (competenza Prati) e nacque una linea estremamente lunga che andava da Piazza Bainsizza a Monteverde Nuovo divenuta 28 nel 1951.

 
Le linee 28 e 28 barrato

Dal 1955 il 28 barrato offrì un rinforzo da Via Paola a Staz. Trastevere. Il 28 nel 1960 venne esercitato con autobus e prolungato a P. le M. Giardino. Il 28 barrato, anch’esso con autobus, fu prolungato a Piazza Cavour e ai Colli Portuensi. Nel 1985 nacque il 280 dalla fusione tra 28 e 28 barrato tra M. Giardino e I. Newton e nel 1990 venne prolungato a Piazza Mancini. Nel 1998 con l’apertura della linea tranviaria 8 fu deviato verso Testaccio e la Stazione Ostiense.

 

IL NUOVO SALARIO ARRIVA A FIDENE

Quell’anno, a giugno, il 38 barrato fu prolungato dalla zona Conca D’oro a Piazza Minucciano. Era doveroso trovare un pomeriggio (fu trovato a luglio) per andare ad esplorare quel quartiere che aveva visto da poco il crescere e il moltiplicarsi di varie palazzine. Da Via dei Prati Fiscali, importante arteria che dalla Salaria arrivava a Monte Sacro alto, si saliva sui colli del Salario fino ad arrivare a una deliziosa piazza che rappresentava il nuovo capolinea del 38 barrato.

Il quartiere era molto attraente grazie alle strade larghe e alla cubatura non elevatissima delle palazzine. Mi accorsi che erano in costruzione delle abitazioni verso nord e dopo aver consultato la piantina della Lozzi che avevo sempre con me (Roma dentro il GRA) mi resi conto che eravamo vicini all’abitato di Fidene località che si raggiungeva solo percorrendo la Via Salaria e girando a destra sovrappassando la ferrovia per Firenze. Immaginai che di lì a poco ci sarebbe stato il matrimonio tra il Nuovo Salario e Fidene un centro che duemilasettecento anni prima circa cessava di essere sotto l’influenza etrusca e entrava a far parte di quella romana. Secondo la leggenda fu Romolo che riuscì in questa impresa.

Passarono secoli affinché la città etrusca che nel frattempo era divenuta borgata tornasse ad essere un tutt’uno con la città e, parte del merito, fu proprio del 38 Barrato.
   
  Il 38 e il 38 barrato nacquero nel 1965 a pochi mesi uno dall’altro. Entrambi partivano da Termini e arrivavano, passando per il quartiere Trieste, a Val Melaina (il 38) e a Conca d’Oro (il 38 barrato).

Il 38 con gli anni fu prolungato a Via Baseggio in zona Porta di Roma e oggi arriva al Parco delle Sabine in zona nord. Il 38 barrato fu prolungato a Piazza Minucciano nel’73 e Piazza Filattiera nel ’74 per poi essere soppresso nel 1999 nell’ambito della riforma, già ricordata prima, della parte nord est della città.

Una linea 92 dal 1999 sostituì il 38 barrato nel transito sulle strade del Nuovo Salario.

Per raggiungere Fidene nel 1963 fu istituita la linea 235 da Piazza Vescovio a Piazza dei Vocazionisti con transito sulla Via Salaria. Tale linea, esercitata con microbus, era uno dei prolungamenti della linea 35 che da Termini arrivava a Piazza Vescovio (poi divenuta 319).

 
Il 235 in piazza dei Vocazionisti

Attualmente la linea 235 arriva sempre a Fidene con partenza dalla stazione metro santa Emerenziana della linea B1. Nel 1999 fu istituita la linea express 90 che da Termini arrivava in Via Pampanini in zona Fidene. Tale linea (come si dirà in seguito) nel 2005 salutò il ritorno del filobus sulle strade di Roma. L’ ultimo filobus si era visto a Roma sulla Via Trionfale sulla linea 47 nel 1972.

Attualmente il 90, sempre esercitata con filobus 18 metri, arriva da Termini a Largo Labia a Fidene.

 

MONTI TIBURTINI E SDO

La Via dei Monti Tiburtini era un’arteria fondamentale in quello che sarebbe dovuto diventare SDO (Sistema direzionale orientale). A Roma si era deciso che lo sviluppo della città avrebbe dovuto essere a est e lo SDO doveva essere il trampolino di lancio di questa trasformazione. Si era passati dallo sviluppo verso il mare di passata memoria allo sviluppo verso oriente di tutto ciò che fosse l’apparato politico e produttivo della città. I prolungamenti delle due linee rientravano nell’ ottica dello sviluppo della zona. Stiamo narrando fatti del 1974 e dopo circa cinquant’anni (il momento in cui scrivo) il 61 continua a percorrere Via Dei Monti Tiburtini in mezzo a un semideserto con un ospedale da un lato (il Pertini) e terreni incolti dall’altro con prospettive di nascita di un nuovo stadio di calcio.
   
  Il fulcro dei trasporti nella zona è la Metro B che dal 1990 passa in questa zona per arrivare a Rebibbia. Questo prolungamento ha portato a una profonda ristrutturazione della rete di superficie. Nel 1950 nacque la linea celere “E” che da L. go Chigi arrivava a Piazza Bologna. Poi nel 1958 fu prolungata a Largo Lanciani e nel 1965 divenne 61 con partenza da Piazza San Silvestro

La linea 61 proprio nel’ 74 fu prolungata ai Monti Tiburtini e poi a Via Fiorentini. La linea continua a esistere con partenza da Villa Borghese da quando fu eliminato il capolinea di San Silvestro (2011) fino a Piazza Balsamo Crivelli. Il 63 fu istituito nel 1960 dal Tiburtino (Via Checchi) a Piazza San Bernardo nei pressi di repubblica. Nel 1974 arrivò con il 61 in Via Fiorentini. Nel 1991 fu soppressa per l'arrivo della metropolitana B nella zona senza aver inciso in maniera determinante fra le linee urbane di Roma.

   
Linea celere E, poi 61

 

LE LINEE TANGENZIALI

Il quotidiano “Il Messaggero” aveva il merito di essere il luogo dove potevo trovare notizie su trasporti pubblici romani. Più di una volta gli articolisti si erano spesi nel presentare un progetto dell’Atac che prevedeva il nascere di alcune linee dette “tangenziali” che avrebbero rotto il monocentrismo della rete romana dei bus. Per andare da Montesacro in Prati non si sarebbe dovuti passare più nel centro ma ci sarebbe stata una linea che avrebbe assolto l’impegno.

  Alla fine del 1973 nacque una linea denominata 561 che da Piazza de Tribuni in zona Tuscolano arrivava in Largo Preneste passando per la periferia di Tor Vergata. Il numero seguiva un criterio mai utilizzato prima d’ora.

All’Atac si era deciso di suddividere la città di Roma in 10 zone numerate da 0 a 9. La zona 1 contraddistingueva il centro storico. Le zone da 2 a 9 contraddistinguevano la città, all’ interno del Grande Raccordo Anulare, in zone che partivano da nord (zona Cassia, Flaminia) e in senso orario giravano fino ad arrivare a zona 9 (zona Boccea, Trionfale). Per cui una linea che fosse partita da zona 5 (Prenestina) e fosse arrivata in zona 6 (Tuscolana e Anagnina) avrebbe avuto la numerazione da 560 a 569 oppure da 650 a 659. La zona 0 era per linee che nascevano e arrivavano al di fuori del Raccordo Anulare (come era il caso delle linee di Ostia).

Ad aprile del ’74, poco prima che arrivassi a Roma per le vacanze estive, era nata la linea 391 da Largo Pugliese a Monte Sacro Alto a Piazzale Clodio. La linea avrebbe potuto chiamarsi anche 931 secondo i nuovi criteri di numerazione. Devo dire che su tutti i bus che prendevo c’era una mappa della nuova linea tangenziale che fin dalla sua istituzione ebbe un grande successo. Ricordo articoli del Messaggero sul numero delle nuove linee tangenziali che sarebbero nate nel tempo.

Tutte le linee tangenziali nate nel tempo hanno avuto un successo enorme tanto è vero che ancora oggi vengono esercitate con maxi-bus da 18 metri. Il 391 nel 1999 divenne 69 e ancora oggi è in esercizio.

Il 671 nacque nel 1976 da L. go Volumnia (Tuscolano) a Piazzale Asia (EUR) e oggi va dall’Arco di Travertino al Palazzo dello Sport transitando per Via Appia, Colombo e Tor Marancia.

Il 791 nacque nel 1984 dall ‘EUR a Cornelia. Transita da ponte Bianco ma in origine (se la burocrazia non ne avesse ritardato i lavori) avrebbe dovuto passare per via Pietro Frattini.

 
Le linee 671 e 791

Il 451 nacque nel 1997 per percorrere il Viale Palmiro Togliatti da Piazza Cinecittà a Ponte Mammolo. Oggi è in corso la trasformazione da maxi-bus in tranvia e sta per avvenire il ritorno del tram in grande stile.

 

LA CAMPAGNA ROMANA

Capitò che mia madre una mattina di luglio prendesse una serie di ordinazioni per delle ville che si trovavano a Roma Ovest sulla Via Boccea. Era una serie di consegne che avrebbe occupato tutta la mattina. Dovevo arrivare in una villa ubicata in zona Testa di Lepre, poi a Santa Maria di Galeria verso la Via Braccianese e infine verso il mare in un punto denominato “Passo Oscuro”. Non ero mai stato in quelle zone ma dalla mia avevo una guida che avevo comperato presso una casa editrice sita a Monteverde Vecchio in Via Francesco dell’Ongaro denominata “Visceglia “. Mi ero presentato qualche tempo prima dopo aver preso contatti con qualcuno che aveva in edizione delle bellissime piante di Roma e di città di tutta Italia. Ero stato finanziato da mia Zia Lina che ancora ricordava il terno secco di Viale del Vignola. Io avevo trovato una pianta della città che comprendeva tutto il comune di Roma con tutte le sue frazioni più lontane come le frazioni di Fiumicino, Fregene e Palidoro.

Fu una sorta di gita nella campagna romana percorsa su un motorino 50 su strade bellissime con tante curve e valli senza un grande traffico. Mi diressi verso il mare verso Passo Oscuro dove consegnai un bel mazzo di fiori con relativa mancia estremamente generosa.

Il ritorno verso il centro di Roma avvenne con deviazione verso il litorale di Fregene e poi sulle vie di Maccarese verso l’Aeroporto di Fiumicino e verso il Viale Coccia di Morto che mi avrebbe portato a Fiumicino. Da Fiumicino presi la Via Portuense e arrivai fino a Porta Portese (ne avevo fatto di chilometri). Quella parte di Roma ricadeva per buona parte nella quattordicesima circoscrizione con Fiumicino come principale centro. Nel 1992 gli abitanti di quella circoscrizione decisero che si dovevano costituire in comune autonomo e questo determinò, anche dal punto di vista trasportistico, una separazione radicale tra Roma e Fiumicino. Il giorno dopo ci sarebbe stato il mercato di Porta Portese.

  Da Ostia a Fiumicino abbiamo testimonianze dal 1928 di una linea da Marina di Ostia a via di Torre Clementina (gestione ATAG). Nel 1943, per le difficoltà della guerra, la rete del litorale viene data in appalto alla Società autoservizi Marzano e solo nel 1956 l'ATAC riesce a riprendere il servizio. Il servizio tra Ostia e Fiumicino assume la denominazione L2, mantenendo la consuetudine introdotta nel 1933 di utilizzare la lettera "L" di Lido e di scrivere le tabelle in colore azzurro. Nel 1973 viene ridenominata 02 come tutte le altre linee del Lido, che videro la “L” di Lido tramutata in “0”.

 
La linea 02 Ostia-Fiumicino e la 02 barrata limitata all'interno di Fiumicino

Dopo il distacco di Fiumicino da Roma la gestione dello 02 passa al Cotral in quanto percorso tra due diversi comuni. Attualmente esistono due linee che da Lido Centro arrivano a Isola Sacra e all’Aeroporto di Fiumicino e sono gestite dal Cotral.

[Nota del web-editor: dal 1989 o 1990 la rete autobus di Fiumicino è divisa in due dalla chiusura al traffico pesante del Ponte 2 Giugno, problema mai risolto].

Dal 1980 l’Atac aumenta la presenza del servizio pubblico con l’istituzione della linea 018 in servizio all’interno di Fiumicino nel periodo estivo. Nell’81 nacque la linea 020 da Fiumicino alla Stazione di Maccarese. Dall’84 nacque la linea 021 da Maccarese a Passo Oscuro. Le linee furono soppresse con l’istituzione del comune di Fiumicino, sostituite da una serie di nuove linee comunali. Nel resto della ex XIV circoscrizione il TPL è demandato al comune di Fiumicino.

 

UNA PASSEGGIATA A CASAL PALOCCO

Una delle ultime passeggiate con i mezzi pubblici che feci nel mese di luglio fu in direzione di Casal Palocco. Per arrivarci si poteva prendere la metro oppure il trenino da Porta S. Paolo e scendere ad Acilia e prendere lo 08 che arrivava all’interno del quartiere. In verità c’era un altro modo per arrivare a Casal Palocco e cioè prendere un collegamento di tipo extraurbano gestito della STEFER che partiva da Eur Fermi ma era questa una soluzione che detestavo, anche in virtù del fatto che un percorso interamente nel Comune di Roma era gestito da una linea di tipo extraurbano.

Lo 08 era gestito con minibus e si prendeva su Via di Acilia. Occorre dire che nel giro di pochi minuti quel mezzo passava da un abitato non dissimile dalla classica borgata romana a un tipo di quartiere che a Roma non si era mai visto. Le strade erano piene di verde, di alberature, di sentieri lastricati, di giardini con all’interno ville, villini splendidi. Avevo visto qualcosa del genere in qualche film ambientato in America. Quando qualche anno dopo andai per la prima volta a Londra riconobbi in tanti quartieri periferici il nostro Casal Palocco. Se per i più il quartiere lungo la Colombo può essere definito “come quelli che ci sono a Londra”, per me il confronto si rovesciava: a Londra c’erano zone come Casal Palocco. Devo dire che fu una bella scoperta e spesso ci tornai in quell’ estate sia in bicicletta che con i mezzi pubblici provenendo da Ostia.

  La XIII circoscrizione (oggi X) è una delle zone di Roma in profonda trasformazione e con una popolazione in continua crescita. Nel 1974 esisteva la sola linea 08 che si incuneava nella zona AXA Casal Palocco. In realtà proprio in quell’anno nacquero le corse prolungate dello 05 all’ Isola 46 di Casal Palocco. Erano delle corse al servizio delle scuole con una frequenza estremamente limitata. Oggi esistono decine di linee che percorrono le strade della circoscrizione nate negli anni successivi. Una curiosità: in questo quadrante sopravvivono oggi, insieme al 46 barrato in zona Primavalle, le sole linee “barrate” e cioè lo 04 Barrato in servizio ad Acilia e lo 05 Barrato in servizio fra Ostia Levante e Ostia Ponente.

 

LA FESTA DE' NOANTRI

Nel 1974 a Roma le iniziative estive di svago erano estremamente limitate. L’estate romana doveva ancora arrivare, e arriverà soltanto due o tre anni dopo.

Il 26 luglio c’era la ricorrenza di Sant’Anna e al banco di fiori erano arrivate ordinazioni per fiori destinate ad Anna, Annamaria, Nannina, Marianna, Annina, Annetta, Ninetta e via discorrendo. Al solito i chilometri che percorsi in quei due o tre giorni a ridosso della ricorrenza furono parecchi. Il grosso delle consegne era come al solito a Roma Nord con un bilancio scadente di mance. Quei giorni raggiunsi il record di consegne nelle zone più periferiche di Roma Nord fino ad arrivare a una via che si chiamava Quarto Annunziata (una villa enorme) e ai comuni limitrofi di Roma come Formello.

Ebbi un riconoscimento ufficiale da parte di Zio Pietro con una banconota da 5000 lire e con un encomio ufficiale dinanzi ai miei genitori: “Vanni è ‘na forza”.

In quel periodo si svolgeva a Roma a Trastevere una festa rionale molto sentita anche grazie agli omaggi a Santa Maria in Trastevere. Processioni, bancarelle e spettacoli teatrali si svolgevano nel rione più caratteristico di Roma. Gli spettacoli teatrali si svolgevano in Piazza Anicia nella zona sinistra di Trastevere. Gli spettacoli erano curati dalla compagnia di Anita e Checco Durante che offrivano un bellissimo teatro dialettale. Una sera decidemmo di andare a vedere uno spettacolo teatrale a cui mia madre e mio fratello decisero di non partecipare.

Mio padre e io decidemmo di andare ugualmente senza prendere la 128 in quanto avremmo avuto problemi a trovare posto nei dintorni di Trastevere. Prendemmo il 95 in Via Flaminia e scendemmo dinanzi l’anagrafe in Via del Teatro Marcello per poi dirigerci a piedi verso l’Isola Tiberina superarla e arrivare in Piazza Anicia.

  Il 95 nel ’74 partiva da Viale de Coubertin e arriva alla Stazione Porta San Paolo passando per Via Flaminia, Corso, Teatro Marcello, Marmorata. Era stato prolungato nel 1972 da Piazzale Flaminio per favorire l’interscambio auto bus nei parcheggi dello Stadio Flaminio e per allentare la pressione automobilistica nel centro di Roma. Discendeva dalla linea autobus FL, corse limitate alla stazione della ferrovia Roma-Ostia della linea FR.


Le linee FR barrato e 95

Con l'attivazione del tram 225 viene limitata a viale Washington. E' stata soppressa nel 2011, nell’ambito dei provvedimenti per l’eliminazione del capolinea di piazza di San Silvestro, sostituita dal prolungamento di 63 e 630 a piazzale dei Partigiani. Con l’apertura della Metro B1 nel 2012, tuttavia, buona parte del percorso è stata riassegnata alla neo-istituita linea 83.

Lo spettacolo teatrale dei Durante fu un trionfo, vedevo negli occhi di mio padre la soddisfazione di una persona che aveva assistito a una performance maestosa di teatro. Dovevamo tornare al Flaminio e allora feci conoscere al genitore la utilità del servizio notturno della città Credo che mio padre mi considerasse una sorta di marziano in quanto lo stavo conducendo senza esitazioni verso la fermata della linea notturna della circolare che ci avrebbe condotto in Viale Belle Arti. Il 29 ci portò in Viale Belle Arti e non ricordo se prendemmo la linea notturna “1” per una fermata o ce la facemmo a piedi fino a Viale del Vignola.
   
  Il servizio notturno della città di Roma devo dire che mi è sembrato sempre molto efficiente. Esso nacque prima della riforma tranviaria nel 1926 con 2 linee che attraversavano con una X la città da Via Andrea Doria a San Giovanni e da Porta San Paolo a Monte Sacro. Nel 1936 le linee divennero 3 da Ponte Milvio a Ponte Lungo (FA), dal Salario all’Ostiense (SO) e dal Nomentano in Prati (NP). Con gli anni le linee notturne crebbero fino a diventare una quarantina ai giorni nostri con un punto fermo rappresentato dalla esistenza della Circolare Rossa

 
     
 
GIUGNO 1974

AGOSTO 1974

 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento: venerdì 09 ottobre 2026