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Caro trenino ti scrivo. Ti scrivo da una dimensione
eterea, da un sogno. Ti ho rivisto passare a Tor Pignattara sulle rotaie ormai
segnate dal tempo. Avevi la tua antica livrea colorata di blu, con a bordo
alcuni passeggeri. Nel sogno mi sono detto: “Ma allora esisti, ti prego
aspettami, voglio venire con te”. Poi sei svanito nel nulla, scomparso
improvvisamente come una bolla di sapone che per sua natura è bellissima e piena
di colori, ma che purtroppo ha solo pochi attimi di vita. La tua immagine fuori
dal tempo mi appare irreale, senza alcun senso logico, ma ci sei, esisti da
qualche parte della mia mente, pronto a sferragliare ancora una volta sui binari
della mia fantasia, laddove il tempo non esiste.
Caro trenino ti scrivo, ti scrivo dal passato. Mi
rivedo in quella foto un po’ scolorita in bianco e nero insieme a mia madre
intenta a scattarmi una foto con la mia Agfamatc 100 al margine del marciapiede
della fermata di Ponte Casilino, a pochi passi dal luogo dell’incidente che ti
ha fermato per sempre: piano americano ambientato in prospettiva con il binario,
sguardo fiero e raccomandazioni a mia madre affinché la foto venisse bene,
perché io quei binari, li ho sempre amati.
Caro trenino ti scrivo, ti scrivo dal 1974. La
scuola è appena finita, e mia madre, insieme a Maria - la sua amica di sempre -
ha deciso che domani andremo al mare a Ostia. Siamo partiti verso le 8 del
mattino. Io con la mia ciambella a forma di anatroccolo, lei con il frigo da
mare arancione pieno di cose buone, dove ci sono anche le mie merendine
preferite. Maria ci attende all’incrocio con Via Galeazzo Alessi, e appena mi
vede - conoscendo la mia passione ferroviaria - mette subito in chiaro: “Danì
oggi niente trenino, preferisco prendere il C1 che si ferma proprio davanti alla
stazione Termini, poi scendiamo e prendiamo la metro per Ostia, capito?”. Sì
come no, manco a dirlo attacco subito con la lagna finché Maria e mia madre,
stanche dei miei capricci, si arrendono e si lasciano trascinare verso il
marciapiede del trenino blu, direzione Laziali.

Ponte Casilino. Due splendidi scatti di Luigi Vaghi
(1975)
Caro trenino ti scrivo, l’estate è ormai finita,
e tra poco inizierà la scuola. Oggi ho chiesto a mia madre se potevamo andare a
comprare la cartella e l'astuccio, e pure qualche nuovo giocattolo. Ho già visto
qualcosa da Piromalli, ma io voglio una cartella uguale a quella di Stefania,
color arancione. L’ho vista lo scorso anno, in IV elementare. Stefania mi ha
detto che l'ha presa alla Standa di Piazza dei Mirti. Difficile per mia madre
sopportare le mie lagne, e quindi mi ci ha portato lo stesso pomeriggio. Ci
incamminiamo verso la fermata di Via Casilina e attendiamo il trenino direzione
Mirti. Poco dopo arriva, salgo sul primo vagone e mi precipito verso il
macchinista. Rimango a guardare il banco comandi alla sua sinistra mentre
armeggia con il combinatore. Il suono sordo e i numeri che avanzano ad ogni
manovra fanno muovere quasi per magia il trenino che ogni tanto fischia a
qualche persona che incautamente attraversa i binari, fino ad arrivare alla
Stazione di Centocelle. Qualche attimo di sosta e si riparte, il segnale diventa
verde ed il trenino svolta a sinistra in direzione Piazza dei Mirti. All’arrivo
c’è il binario dalla forma di un girotondo, dove il trenino fa capolinea.
Scendiamo ed entriamo alla Standa, dove una commessa mi ha detto di aver finito
le cartelle arancioni, che delusione!
Caro trenino ti scrivo, ti scrivo dal 1978. La
mia passione per le rotaie è ormai divenuta quasi un ossessione. Ho appena
compiuto 14 anni, e ormai ho imparato a uscire da solo. Sono appena passate le
19, la primavera è ormai arrivata ed ho voglia di uscire, anche se è sera. Mamma
sta preparando la cena, e quindi ne approfitto per dirgli:
“Maa, esco un attimo”.
“Non ti allontanare che è quasi pronto” - mi
risponde decisa -
“Non ti preoccupare, torno subito…” - le rispondo
- (ma quando mai…)
Poi esco e mi dirigo verso la fermata di Via
Casilina, direzione Grotte Celoni. Pochi minuti e ti vedo arrivare, salgo e vedo
il bigliettaio che non era nella solita postazione, ma stava davanti, vicino al
macchinista. vedendomi salire, mi viene incontro, mi guarda e dice:
“A regà, ma nun te conviene fà la tessera invece
del biglietto? Stai sempre qui sopra, ce guadagni!”.
“Lo farò non appena metto da parte i soldi della
paghetta” - gli rispondo sorridendo.
Poi mi metto vicino al macchinista, direzione
Grotte Celoni. Giunto a Torre Gaia noto un monitor acceso dentro al bar della
stazione: si tratta del nuovo videogiocO.
Breakout, con il quale ho già fatto numerose
partite al bar della fontanella di Via Serbelloni. Scendo, metto le 200 lire ed
inizio a giocare, fino a quando non mi rendo conto che erano ormai le 20:30:
“Oddio mamma mi starà cercando!” - urlo ad alta voce.
Lascio il gioco e attendo sul marciapiede della
piccola stazione, direzione Tor Pignattara. All’arrivo del trenino salgo e come
al solito mi metto vicino al macchinista. Ormai il buio è arrivato, e mi godo un
inconsueta visione notturna della ferrovia insieme al macchinista ed il suo
collega bigliettaio, che per l’occasione discutevano del più e del meno. Giunto
a Tor PIgnattara corro veloce verso casa, dove mia madre vedendomi entrare urla:
“Ma dove sei stato! la cena è pronta da più di un
ora!”
“Sono stato a giocare!” - le rispondo con l’aria
innocente.
Caro trenino ti scrivo, ma questa volta ti scrivo
dal presente. Io sono sempre qui, a Tor Pignattara, da quando sono nato. Dopo
l’incidente che ti ha fermato per sempre molti hanno protestato, quasi tutti.
Mentre alcuni minimizzano commentando sui social che tutto sommato hanno fatto
bene perché - dicono - che eri solo un ferro vecchio. Ma tu dall’alto dei 110
anni di storia al servizio dei cittadini guardi e passi oltre come un vecchio
signore che ha visto tutto, che sa tutto perché ha vissuto tutto. Te ne stai lì
all’interno del deposito - e questa volta per sempre - laddove ogni mattina i
macchinisti ti attivavano dal banco di manovra dandoti tensione per farti
uscire, per servire i cittadini di Tor Pignattara come da oltre cento anni eri
abituato a fare. L’altro giorno ti ho visto. Eri visibile dalla Via Casilina,
cancelli chiusi, silenzio assoluto. Sono rimasto fermo per qualche minuto ad
osservarti. Ed ecco implacabili i ricordi di quando ero solo un ragazzino, della
Roma Fiuggi e di Grotte Celoni, perché tu, caro trenino, mi hai visto crescere.
Poi mi volto verso la stazione di Centocelle laddove insistono ancora i segnali
di protezione disposti a via impedita. Forse vogliono solo proteggere i ricordi
di un passato che non tornerà mai più.

Un passato che non tornerà più (foto Omar Cugini) |
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