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La storia del trasporto pubblico di Roma raccontata con passione e per passione. Sito fondato da Vittorio Formigari, online dal 1999

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La Ferrovia Roma-Fiuggi-Frosinone: argomenti

ADDIO TRENINO BLU

     
 

di Danilo Russo

 
     
 


Gli ultimi passeggeri lasciano l'ultimo treno (Gianluca R. Flamini)

 
     
  Caro trenino ti scrivo. Ti scrivo da una dimensione eterea, da un sogno. Ti ho rivisto passare a Tor Pignattara sulle rotaie ormai segnate dal tempo. Avevi la tua antica livrea colorata di blu, con a bordo alcuni passeggeri. Nel sogno mi sono detto: “Ma allora esisti, ti prego aspettami, voglio venire con te”. Poi sei svanito nel nulla, scomparso improvvisamente come una bolla di sapone che per sua natura è bellissima e piena di colori, ma che purtroppo ha solo pochi attimi di vita. La tua immagine fuori dal tempo mi appare irreale, senza alcun senso logico, ma ci sei, esisti da qualche parte della mia mente, pronto a sferragliare ancora una volta sui binari della mia fantasia, laddove il tempo non esiste.

Caro trenino ti scrivo, ti scrivo dal passato. Mi rivedo in quella foto un po’ scolorita in bianco e nero insieme a mia madre intenta a scattarmi una foto con la mia Agfamatc 100 al margine del marciapiede della fermata di Ponte Casilino, a pochi passi dal luogo dell’incidente che ti ha fermato per sempre: piano americano ambientato in prospettiva con il binario, sguardo fiero e raccomandazioni a mia madre affinché la foto venisse bene, perché io quei binari, li ho sempre amati.

Caro trenino ti scrivo, ti scrivo dal 1974. La scuola è appena finita, e mia madre, insieme a Maria - la sua amica di sempre - ha deciso che domani andremo al mare a Ostia. Siamo partiti verso le 8 del mattino. Io con la mia ciambella a forma di anatroccolo, lei con il frigo da mare arancione pieno di cose buone, dove ci sono anche le mie merendine preferite. Maria ci attende all’incrocio con Via Galeazzo Alessi, e appena mi vede - conoscendo la mia passione ferroviaria - mette subito in chiaro: “Danì oggi niente trenino, preferisco prendere il C1 che si ferma proprio davanti alla stazione Termini, poi scendiamo e prendiamo la metro per Ostia, capito?”. Sì come no, manco a dirlo attacco subito con la lagna finché Maria e mia madre, stanche dei miei capricci, si arrendono e si lasciano trascinare verso il marciapiede del trenino blu, direzione Laziali.

 
Ponte Casilino. Due splendidi scatti di Luigi Vaghi (1975)

Caro trenino ti scrivo, l’estate è ormai finita, e tra poco inizierà la scuola. Oggi ho chiesto a mia madre se potevamo andare a comprare la cartella e l'astuccio, e pure qualche nuovo giocattolo. Ho già visto qualcosa da Piromalli, ma io voglio una cartella uguale a quella di Stefania, color arancione. L’ho vista lo scorso anno, in IV elementare. Stefania mi ha detto che l'ha presa alla Standa di Piazza dei Mirti. Difficile per mia madre sopportare le mie lagne, e quindi mi ci ha portato lo stesso pomeriggio. Ci incamminiamo verso la fermata di Via Casilina e attendiamo il trenino direzione Mirti. Poco dopo arriva, salgo sul primo vagone e mi precipito verso il macchinista. Rimango a guardare il banco comandi alla sua sinistra mentre armeggia con il combinatore. Il suono sordo e i numeri che avanzano ad ogni manovra fanno muovere quasi per magia il trenino che ogni tanto fischia a qualche persona che incautamente attraversa i binari, fino ad arrivare alla Stazione di Centocelle. Qualche attimo di sosta e si riparte, il segnale diventa verde ed il trenino svolta a sinistra in direzione Piazza dei Mirti. All’arrivo c’è il binario dalla forma di un girotondo, dove il trenino fa capolinea. Scendiamo ed entriamo alla Standa, dove una commessa mi ha detto di aver finito le cartelle arancioni, che delusione!

Caro trenino ti scrivo, ti scrivo dal 1978. La mia passione per le rotaie è ormai divenuta quasi un ossessione. Ho appena compiuto 14 anni, e ormai ho imparato a uscire da solo. Sono appena passate le 19, la primavera è ormai arrivata ed ho voglia di uscire, anche se è sera. Mamma sta preparando la cena, e quindi ne approfitto per dirgli:

“Maa, esco un attimo”.

“Non ti allontanare che è quasi pronto” - mi risponde decisa -

“Non ti preoccupare, torno subito…” - le rispondo - (ma quando mai…)

Poi esco e mi dirigo verso la fermata di Via Casilina, direzione Grotte Celoni. Pochi minuti e ti vedo arrivare, salgo e vedo il bigliettaio che non era nella solita postazione, ma stava davanti, vicino al macchinista. vedendomi salire, mi viene incontro, mi guarda e dice:

“A regà, ma nun te conviene fà la tessera invece del biglietto? Stai sempre qui sopra, ce guadagni!”.

“Lo farò non appena metto da parte i soldi della paghetta” - gli rispondo sorridendo.

Poi mi metto vicino al macchinista, direzione Grotte Celoni. Giunto a Torre Gaia noto un monitor acceso dentro al bar della stazione: si tratta del nuovo videogiocO.

Breakout, con il quale ho già fatto numerose partite al bar della fontanella di Via Serbelloni. Scendo, metto le 200 lire ed inizio a giocare, fino a quando non mi rendo conto che erano ormai le 20:30: “Oddio mamma mi starà cercando!” - urlo ad alta voce.

Lascio il gioco e attendo sul marciapiede della piccola stazione, direzione Tor Pignattara. All’arrivo del trenino salgo e come al solito mi metto vicino al macchinista. Ormai il buio è arrivato, e mi godo un inconsueta visione notturna della ferrovia insieme al macchinista ed il suo collega bigliettaio, che per l’occasione discutevano del più e del meno. Giunto a Tor PIgnattara corro veloce verso casa, dove mia madre vedendomi entrare urla:

“Ma dove sei stato! la cena è pronta da più di un ora!”

“Sono stato a giocare!” - le rispondo con l’aria innocente.

Caro trenino ti scrivo, ma questa volta ti scrivo dal presente. Io sono sempre qui, a Tor Pignattara, da quando sono nato. Dopo l’incidente che ti ha fermato per sempre molti hanno protestato, quasi tutti. Mentre alcuni minimizzano commentando sui social che tutto sommato hanno fatto bene perché - dicono - che eri solo un ferro vecchio. Ma tu dall’alto dei 110 anni di storia al servizio dei cittadini guardi e passi oltre come un vecchio signore che ha visto tutto, che sa tutto perché ha vissuto tutto. Te ne stai lì all’interno del deposito - e questa volta per sempre - laddove ogni mattina i macchinisti ti attivavano dal banco di manovra dandoti tensione per farti uscire, per servire i cittadini di Tor Pignattara come da oltre cento anni eri abituato a fare. L’altro giorno ti ho visto. Eri visibile dalla Via Casilina, cancelli chiusi, silenzio assoluto. Sono rimasto fermo per qualche minuto ad osservarti. Ed ecco implacabili i ricordi di quando ero solo un ragazzino, della Roma Fiuggi e di Grotte Celoni, perché tu, caro trenino, mi hai visto crescere. Poi mi volto verso la stazione di Centocelle laddove insistono ancora i segnali di protezione disposti a via impedita. Forse vogliono solo proteggere i ricordi di un passato che non tornerà mai più.


Un passato che non tornerà più (foto Omar Cugini)

 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento: giovedì 09 luglio 2026