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LEAKALARM, misterioso nome che il webeditor vedeva scritto su un
altrettanto
misterioso oggetto presente tra gli strumenti del filobus...
Premessa: le tensioni verso terra nelle apparecchiature elettriche

Fig. 1
In fig. 1,a è
rappresentata una linea a due fili, alimentata in corrente
continua da un generatore G; la linea si suppone
perfettamente isolata da terra, sia sulla sospensione dei fili
che nel montaggio del generatore. In queste condizioni si
potrebbe supporre che una persona P, posta a terra,
potesse toccare uno dei fili senza ricevere alcuna scossa, dal
momento che apparentemente non può chiudersi alcun circuito che
interessi il suo corpo.
Ma non è così: ogni filo della linea
presenta verso terra una certa capacità, ossia filo e terra costituiscono le
armature di un condensatore: in fig. 1,b sono rappresentati i condensatori
C', C" che indicano, appunto, le capacità dei fili a, b verso terra.
Si vede subito che C' e C" costituiscono un sistema di due
condensatori posti in serie attraverso la terra e alimentati dalla tensione di
linea V; dato che su due condensatori in serie si localizzano delle
tensioni in ragione inversa delle rispettive capacità avremo (fig. 1,c) su C'
la tensione V'=VC"/(C'+C") e su C" la V"=VC'/(C'+C"). La
persona che toccasse a riceverebbe la scarica di C' mentre toccando b
riceverebbe quella di C".
Supponendo V=600 V, C'=10 pF, C"=20 pF avremmo
V'=600.20/30=400 V e V"=600.10/30=200 V; si deve naturalmente supporre che, come
avviene normalmente, il collegamento a terra delle persone sia tale da
permettere il passaggio di una sensibile corrente di scarica; se quelli si
mettono su isolatori di porcellana possono tranquillamente toccare i fili.
All'atto pratico, fili, generatore, ecc. sono ben
lungi da essere perfettamente isolati da terra, viste le inevitabili resistenze
di dispersione R (fig. 1,d) e di conseguenza, alla scarica capacitiva di cui
sopra si aggiunge, per chi tocca i fili, la corrente di conduzione attraverso
queste resistenze. La questione interessa da vicino i mezzi di trasporto a
trazione elettrica, non tanto quelli su rotaia quanto quelli su gomma.
Il caso dei mezzi su rotaia
Per questi, se il ritorno della corrente avviene
tramite le rotaie di corsa come è nella maggior parte dei casi, il polo del
generatore collegato alle rotaie è sempre posto stabilmente a terra ed è di
solito il negativo per ridurre i possibili fenomeni di corrosione delle tubature
sotterranee. La questione
della corrosione delle tubazioni a causa della corrente di ritorno ha dato luogo
ad infinite liti e controversie fin dai primordi della trazione elettrica. Se la
corrente di ritorno ad es. di un locomotore si incanalasse tutta per le rotaie
tornando al generatore, non si avrebbe nessun fenomeno nocivo; ma talvolta ciò
non avviene ed una parte della corrente abbandona le rotaie vagando, nel suo
percorso di ritorno, per il terreno; ciò può facilmente avvenire, ad esempio,
per un giunto di due rotaie mal fatto o con la connessione elettrica interrotta:
il giunto costituisce allora un tratto di resistenza elettrica relativamente
elevata e la corrente trova una via di minore resistenza nel terreno
circostante. Se poi la corrente incontra una tubazione che si presti allo scopo,
può entrarvi (per modo di dire, ovviamente) riuscendone fuori nei pressi della
stazione generatrice, cioè la tubazione si sostituisce ad una parte del circuito
di ritorno. Ma il terreno, ricco di umidità e di sali in soluzione è spesso un
ottimo elettrolita e rotaia da una parte e tubazione dall'altra costituiscono
gli elettrodi di una cella elettrolitica e si sa che nei processi di elettrolisi
vi è sempre un trasporto di materia tra i due elettrodi: nella fattispecie, si
ha un trasporto di ferro, ossia corrosione con asporto di materiale, tra
l'elettrodo positivo e quello negativo e l'elettrodo che cede materiale è
l'anodo, cioè il polo positivo, quello che ne riceve è il catodo, polo negativo.
Dal momento che vogliamo evitare la
corrosione del tubo, dovremo far sì che la rotaia rappresenti l'anodo della
cella, ossia che il suo potenziale sia sempre positivo rispetto al terreno; ecco
perchè alla rotaia si collega il polo negativo del generatore e non il positivo.

La fig. 2 riporta un caso pratico: sulla linea a 500
V è in trazione una motrice che assorbe 100 A, quindi la sua resistenza interna
è R=500/100=5 Ω e la resistenza della rotaia fino al generatore è r=0,05 Ω; la
tensione risultante nella zona di possibile corrosione (rettangolo grigio) è di
4,95 V positiva rispetto a terra. Collegando alla rotaia il positivo, si sarebbe
avuta la stessa tensione, ma negativa rispetto a terra.
La cassa con tutte le relative parti
metalliche delle vetture è sempre elettricamente collegata alle ruote e risulta
sempre equipotenziale con le rotaie; da questo punto di vista nessun pericolo vi
è per i viaggiatori che all'accesso o all'uscita, ponendo i piedi a terra e
sorreggendosi ai mancorrenti o in altra simile situazione, si trovassero a fare
da ponte tra rotabile e terra. L'unico caso pericoloso, ma in verità difficile a
verificarsi, è quello di una motrice che svii completamente, con la perdita di
contatto tra ruote e rotaie per tutti gli assi, ma con mantenimento in contatto
della presa di corrente; in tal caso, anche a circuito di trazione aperto, i
vari circuiti ausiliari chiusi (illuminazione, eventuale compressore, ecc.)
manterrebbero la cassa a potenziale di linea con pericolo per chi, come prima
accennato, faccia da ponte verso terra.
Per gli impianti con ritorno isolato
dalle rotaie, come oramai avviene solo su alcune linee metropolitane, il
problema si pone in modo analogo a quello per i rotabili filoviari (ved.
seguito), anche se semplificato ancora dal fatto che qui è sempre disponibile il
sicuro collegamento a terra dato dalle rotaie di corsa e che è altamente
improbabile il caso delle svio totale sopra accennato.
Il caso dei mezzi filoviari:
soluzioni adottate fino al 1960
Qui il problema è complicato dal fatto che il
filobus non dispone di un sicuro collegamento a terra: anche se alla stazione
generatrice il polo negativo del bifilare è posto a terra, sulla vettura il
collegamento a terra si può avere solo attraverso una delle aste (1) che come
tutti sappiamo può facilmente perdere contatto per scarrucolamento. Si pone la
questione di che fare della cassa del rotabile: collegarla all'asta negativa o
lasciarla isolata? Sia l'uno che l'altro provvedimento presentano inconvenienti
e difficoltà, anche perchè non si può fare affidamento sul fatto che la stessa
asta sia sempre collegata alla stessa polarità: negli inevitabili tratti a
bifilare unico e quando un filobus, per motivi di traffico, debba alimentarsi
dal bifilare del senso opposto, le polarità delle aste risultano invertite
rispetto a quelle del normale esercizio.
Le seguenti considerazioni
descrivono le soluzioni successivamente adottate sui filobus ATAG e ATAC; si
nota come la prima soluzione adottata non permette la marcia del filobus sotto
bifilare illegale, ciò che evidentemente appare subito come un grave
inconveniente, visto che i successivi sistemi non hanno questa limitazione.
Rotabili dei gruppi prototipo con
parte elettrica Breda, TIBB, CGE
Richiamiamo qui alcune caratteristiche dei 36
filobus entrati in servizio nel 1937 come serie prototipo; questi filobus, posti
in esercizio, forniranno all'ATAG preziose informazioni per la costruzione dei
rotabili di imminente produzione.
Filobus ATAG entrati in servizio nel 1937
|
Mese |
Quantità |
Gruppo |
Numeri |
Meccanica |
Equip. |
|
Gennaio |
8 |
I |
4033-4047 |
Fiat |
CGE |
|
1 |
II |
4017 |
Stanga |
TIBB |
|
Febbraio |
1 |
II |
4019 |
Stanga |
TIBB |
|
Marzo |
2 |
III |
4049, 4061 |
Alfa Romeo |
CGE |
|
4 |
IV |
4001-4005, 4009 |
Breda |
Breda |
|
2 |
- |
4065, 4067 |
Fiat |
Marelli |
|
2 |
II |
4025, 4027 |
Stanga |
TIBB |
|
Aprile |
1 |
IV |
4011 |
Breda |
Breda |
|
2 |
III |
4051, 4057 |
Alfa Romeo |
CGE |
|
2 |
II |
4023, 4029 |
Stanga |
TIBB |
|
Aprile |
2 |
II |
4021, 4031 |
Stanga |
TIBB |
|
3 |
IV |
4007, 4013, 4015 |
Breda |
Breda |
|
4 |
III |
4053, 4055, 4059, 4063 |
Alfa Romeo |
CGE |
|
2 |
- |
4069, 4071 |
Fiat |
Marelli |
I gruppi normalmente considerati come prototipi sono
i quattro Fiat/CGE, Stanga/TIBB, Alfa/CGE e Breda; un quinto gruppo costituito
dalle quattro vetture Fiat/Marelli sembra sia stato aggiunto in un secondo tempo
e non se ne hanno dati esaurienti. Le soluzioni adottate su queste prime vetture
non sono omogenee. Troviamo infatti la seguente situazione, dedotta dagli ordini
di servizio ATAG citati.
Vetture con equipaggiamento
elettrico CGE e Breda (ord. serv. del 1937: 112 del 17-II; 195 del 26-III; 257
del 17-IV).
Si prevede il collegamento elettrico della cassa all'asta negativa; per
identificare la stessa, visto che ognuna delle due aste può essere in presa sia
col filo negativo che col positivo, è presente un circuito costituito da un relè
polarizzato sensibile al senso della tensione presente sulle aste, che eccita
solo se è collegato all'alimentazione in un dato senso (fig. 3,a nel senso della
freccia), nel qual caso collega la cassa del filobus, rappresentata dal segno di
terra, all'asta negativa. Il circuito di trazione è collegato alle aste tramite
due contattori IL1 e IL2, dei quali uno è l'usuale interruttore di linea
inserito sul filo positivo, mentre l'altro è inserito sul negativo. I due
contattori chiudono il circuito di trazione solo con il consenso del circuito di
rilevazione polarità sulle aste sopra citato e cadono se il relè polarizzato
diseccita; l'alimentazione del circuito di trazione è quindi asservita al
dispositivo di sicurezza. La vettura non può circolare con polarità delle aste
invertita.
Vetture con equipaggiamento
elettrico TIBB (ord. serv. 113 del 17-II-1937).
Anche qui si prevede il collegamento elettrico della cassa all'asta negativa, ma
con un doppio relè polarizzato dotato di un contatto di scambio a posizione
centrale neutra e di una doppia bobina (fig. 3,b); se questa è alimentata in un
senso chiude uno dei due contatti mentre se è alimentata nell'altro senso chiude
il contatto opposto. In fig. se la bobina A è alimentata da T1+ verso T2-,
freccia 2, si chiude il contatto 2 che collega la cassa del filobus,
rappresentata dal segno di terra, all'asta negativa T2-; per polarità opposta
delle aste si chiuderebbe invece il contatto 1 e la cassa sarebbe ancora
collegata all'asta negativa T1-. La vettura può circolare con polarità delle
aste invertita.
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Fig. 3 -
Principio della protezione a relè polarizzato semplice e doppio |
Si nota quindi che nel gennaio 1937 arrivano all'ATAG
nove filobus, dei quali solo uno è in grado di percorrere tratti di bifilare
illegale come polarità, mentre il mese successivo arriverà un secondo rotabile
dello stesso tipo. Ciò porterebbe ad escludere che la soluzione 2 possa essere
una variante dalla 1 richiesta dall'ATAG per la soggezione nell'esercizio data
dall'impossibilità per alcuni filobus di percorrere certi tratti della rete;
l'industria deve aver fornito all'ATAG gli esemplari di due soluzioni, forse per
poter istituire un confronto.
Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, il
sistema è tutt'altro che sicuro in entrambe le soluzioni. Se l'asta negativa
scarrucola, diseccitando la bobina di A, il contatto a si apre isolando la
cassa; ma nell'intervallo di tempo tra la cessazione dell'alimentazione di A e
l'effettiva apertura di a, la cassa risulta collegata all'asta T1 attraverso
l'avvolgimento del relè e quindi praticamente si trova a tensione di linea; una
persona che in quel momento si trovasse con un piede sul gradino e l'altro a
terra o, peggio ancora, con una mano su un mancorrente metallico e un piede a
terra riceverebbe una scossa potenzialmente letale. Si potrebbe obbiettare che
uno scarrucolamento avviene sempre con rotabile in moto e che quindi, prima che
lo stesso si arresti e i passeggeri inizino a scendere, il contatto a si sarebbe
sicuramente aperto; ma il rischio resta per altre eventualità, come ad esempio
nel caso che un agente, a rotabile fermo e passeggeri in fase di discesa,
stacchi inavvertitamente l'asta negativa. Oltre a ciò (a ns. modesto parere) il
relè polarizzato era un componente troppo delicato e di scarsa affidabilità fino
allora usato quasi esclusivamente in telecomunicazioni; nel circuito b) un suo
bloccaggio sulla posizione errata avrebbe posto la cassa direttamente in
comunicazione con il filo positivo.
Il collegare la cassa al filo negativo è poi
ingannevole anche per un altro aspetto. Se il filobus si trova sufficientemente
distante dal punto di alimentazione, la caduta di tensione sui fili può
raggiungere anche un valore relativamente elevato, come risulta dal seguente
esempio. Linea aerea con bifilare 2x85 mmq, tensione 550 V, vetture filoviarie
con due motori da 60 CV=44 kW (esempio tratto da o.s. ATAG per la linea 129 del
1939). Un filo da 85 mmq presenta una resistenza chilometrica di 0,215 ohm/km;
supponendo un solo filobus in servizio la corrente massima assorbita è
88.103/550=160 A; per avere nel filo una caduta di 100 V occorre una resistenza
di 100/160=0,626 ohm, corrispondente ad una lunghezza di linea di
0,626/0,215=2,9 km. Quindi a 3 km circa dal punto di alimentazione il filo
negativo si può già trovare a 100 V rispetto a terra; se poi sulla tratta si
trovano più vetture, la tensione sarà anche maggiore. Il calcolo è ovviamente
del tutto teorico e si potrebbe obbiettare che se il filobus assorbe 160 A non è
certo fermo e nessun passeggero può trovarsi in fase di discesa, ma potrebbe
darsi il caso sfortunato di un filobus fermo dietro ad un altro in fase di
avviamento.
Rotabili dei gruppi di serie a due e a tre assi
A quanto pare la soluzione del relè polarizzato non deve dare
buoni risultati in esercizio, forse proprio per gli inconvenienti prima
segnalati, visto che in tutte le serie di filobus seguenti quelle prototipo si
rinuncia al collegamento della cassa al negativo lasciando la stessa isolata e
dotando il mezzo di un sistema di rilevamento di dispersione, chiamato con
termine inglese Leakalarm, termine che significa proprio allarme per
dispersione. Il Leakalarm segnala, a mezzo dell'accensione di una lampada al
neon, una eventuale deficienza di isolamento tra cassa del filobus e asta
positiva; il conducente può anche provare a sua volontà l'isolamento della cassa
azionando un pulsante previsto sull'apparato.
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Fig. 4 - Principio di funzionamento del Leakalarm |
Il principio di funzionamento del Leakalarm è mostrato in fig. 4.
La lampada al neon L è collegata da un lato alla cassa del filobus (segno
di terra) e dall'altra alle aste T1 e T2 attraverso due elementi
raddrizzatori d', d". In condizioni normali, assenza di dispersione, ai
terminali della lampada non vi è tensione apprezzabile; se la cassa va in
dispersione con l'asta positiva, ad es. T1, si crea un circuito T1(+)-cassa-L-d"-T2
(-) e la lampada si accende segnalando il guasto; se la dispersione è verso
l'asta a terra, nell'esempio T2, non si ha alcuna segnalazione. In caso
di inversione della polarità delle aste si ha lo stesso funzionamento,
interessando l'elemento d'. Un tasto P (su alcuni modelli due
tasti) provoca una dispersione artificiale verso le due aste inserendo due
resistenze r, ciò che deve essere segnalato, per controllo,
dall'accensione di L.
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Gli elementi citati sono
valvole a funzionamento elettrolitico che, oltre a presentare una
conduzione unidirezionale come gli ordinari diodi, presentano una
resistenza elevatissima, dell'ordine dei megaohm, per tensione applicata
entro una certa soglia, superata la quale cade rapidamente; per questa
caratteristica erano spesso impiegati come scaricatori contro le
sovratensioni. |
E' evidente che, mentre il sistema del relè polarizzato
agiva in modo positivo collegando elettricamente la cassa del filobus al
negativo di alimentazione, l'azione del Leakalarm si limitava ad una
pura e semplice segnalazione, in presenza della quale il conducente era
tenuto ad abbassare subito le aste, senza aprire le porte, scendendo
dalla vettura dalla porta di servizio saltando a terra, ossia evitando
di poter fare ponte tra la cassa del filobus e terra; solo ad aste
staccate, poteva risalire sulla vettura e aprire le porte per far
scendere i passeggeri. Oltre a ciò se la cassa fosse veramente isolata
da terra, la stessa potrebbe assumere un potenziale elevato per le
capacità parassite verso terra, verso la linea ecc.; ma, l'isolamento
essendo sempre relativo, questa possibilità appare molto remota.
In qualche caso, però, capitava che un passeggero in fase di
salita, afferrando uno dei mancorrenti verticali, ricevesse una scossa alla
mano; questo accedeva di frequente nel 1948 per gli autobus di tipo turistico
che l'ATAC aveva messo in servizio sulle linee celeri. Il fenomeno, che si
presentava d'inverno nelle giornate asciutte, era dovuto alla carica
elettrostatica assunta dalla cassa del rotabile per lo sfregamento dei
pneumatici sul selciato, forse anche per una particolare composizione delle
gomme (anche se qualche conducente diceva: "Ce sta la scarica della
batteria...").

fA
sinistra: il Leakalarm di origine ad un tasto; al centro e a destra montato
sulla tavola portastrumenti
rispettivamente di un Alfa/TIBB a tre assi e un Fiat/CGE a due assi
Un ordine di servizio ATAG del 12 gennaio 1939 informa che tutte
le vetture filoviarie dell'azienda, a due o tre assi, sono predisposte per poter
marciare sotto il bifilare indipendentemente dalla polarità delle aste: da ciò
si deve dedurre che a tale data, ma probabilmente già da qualche tempo, gli
apparati di rilevamento dispersione a relè polarizzato dei primi rotabili a due
assi sono stati sostituiti dai Leakalarm. Ciò è confermato da alcune immagini
dei posti di condotta di tali vetture, nelle quali si vede il Leakalarm montato
a parete.

Su
un Breda a due assi il Leakalarm montato a parete, in sostituzione del
precedente sistema a relè polarizzato
 |
A
metà degli anni Trenta il Leakalarm era un dispositivo già largamente
utilizzato sui rotabili delle numerose reti filoviarie inglesi e
americane e non si vede il motivo per il quale i nuovi filobus di Roma
abbiano dovuto adottare il sistema del relè polarizzato. Forse una
questione politico-autarchica nel non voler usare un brevetto
anglo-americano). |
Da alcuni ordini di servizio ATAG.
O.S. 112 del
17-II-1937
Apparecchiatura di sicurezza sulle vetture filobus con chassis e carrozzeria
FIAT ed equipaggiamento elettrico CGE
...i filobus in esso [un precedente o.s.] considerati sono
provveduti di una apparecchiatura di sicurezza avente lo scopo di collegare
elettricamente la massa metallica della vettura con il filo negativo della
linea, nonchè di interrompere la corrente di linea nei circuiti della vettura in
caso di difetto di isolamento del veicolo. Detta apparecchiatura di sicurezza è
costituita da due interruttori, inseriti uno sul filo positivo e l'altro sul
filo negativo, posti subito a valle delle aste di presa di corrente. Tali
interruttori sono comandati da un relè polarizzato, alimentato dalla corrente
delle batteria di accumulatori e dalla corrente di linea, il quale comanda la
chiusura dei due interruttori, e quindi
permette la marcia delle vetture, solamente nel caso in cui l'asta di presa
positiva sia collegata col filo di linea positivo e quella negativa col filo di
linea negativo.
O.S. 113
del 17-II-1937
Vetture filobus su chassis e carrozzeria Della Stanga ed equipaggiamento
elettrico del Tecnomasio italiano Brown Boveri
Apparecchiatura di sicurezza. Ha
lo scopo di collegare elettricamente la massa metallica della vettura con il
filo negativo della linea, nonchè di interrompere la corrente di linea nei
circuiti della vettura in caso di difetto di isolamento del veicolo. Tali
interruttori sono comandati da un doppio relè polarizzato, alimentato dalla
corrente delle batteria di accumulatori e dalla corrente di linea, il quale
comanda la chiusura dei due interruttori, e quindi permette la marcia delle
vetture anche se vengono scambiate tra loro le polarità delle prese di corrente.
In altre parole, la vettura può marciare sia
che le aste di presa (positiva e negativa) vengano collegate rispettivamente al
filo di linea positivo e negativo, sia che l'asta positiva venga collegata al
filo negativo e quella negativa al filo positivo.
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In
entrambi gli o.s. la frase "...nonchè di interrompere la corrente di
linea nei circuiti della vettura in caso di difetto di isolamento del
veicolo" sembra priva di senso, visto che, essendo durante la marcia la
cassa collegata al filo negativo, nessun difetto di isolamento potrà
essere rilevato; un eventuale difetto potrà rilevarsi solo ad uno stacco
seguito da un riattacco delle aste. |
O.S. 195
del 26-III-1937
Vetture filobus su chassis Alfa Romeo, carrozzeria Macchi
ed equipaggiamento elettrico della Compagnia generale di elettricità
Apparecchiatura di sicurezza.
(...) Tali interruttori sono comandati da un doppio relè polarizzato, alimentato
dalla corrente delle batteria di accumulatori e dalla corrente di linea, il
quale comanda la chiusura dei due interruttori, e quindi
permette la marcia delle vetture solamente nel
caso in cui l'asta di presa positiva sia collegata col filo positivo e quella
negativa col filo negativo.
O.S. 257
del 17-IV-1937
Vetture filobus su chassis, carrozzeria ed equipaggiamento elettrico della
società italiana Ernesto Breda
Apparecchiatura di sicurezza.
(...) Tali interruttori sono comandati da un relè polarizzato, alimentato dalla
corrente delle batterie di accumulatori e dalla corrente di linea, il quale
comanda la chiusura dei due interruttori, e quindi
permette la marcia delle vetture solamente nel
caso in cui l'asta di presa positiva sia collegata col filo positivo e quella
negativa col filo negativo.

Dispositivi di protezione su filobus Fiat e Breda
Una nota di un lettore
(Marco Montanarini)
Nel 1953 Rimini ottenne, per rinforzare il parco veicoli, due
FIAT 488F con avviatore CGE e due motori dalla rete di Venezia-Mestre. I due
filobus erano stati consegnati alla filovia Venezia-Mestre nel 1933 ed a Rimini
potevano circolare solo come rinforzi nel tratto Rimini-Bellariva in quanto "non
potevano circolare a polarità invertite". Oltre Bellariva il bifilare era unico
fino a Riccione, in quanto ricostruito provvisoriamente dopo i danni della
guerra. Il raddoppio del bifilare avvenne solo nel 1956 se ben ricordo. Quindi,
almeno due filobus della Venezia-Mestre usavano il relè polarizzato ed è logico
ritenere che tutto il gruppo di FIAT 488F con avviatori CGE del 1933-34
utilizzasse lo stesso sistema.
Si dovrebbe dedurne che il sistema
a relè polarizzato a bobina unica fosse il dispositivo di origine.
(1) Per le prese di corrente
filoviarie preferiamo usare il termine (fascista) asta in luogo
del generico trolley, che include qualsiasi tipo di presa di
corrente per rotabili a trazione elettrica. |